Perché sono ancora qui nel 2016

Poi forse continuo e scrivere, nel mio piccolo, perché spero un giorno di riuscire a mettere nero su bianco una roba così.

Dialogo tratto dal film “The end of the tour” di James Ponsoldt, tra uno scrittore (Jason Segel-David Foster Wallace) e un giornalista (Jesse Eisenberg-David Lipsky).

David- C’è qualcosa di sostanzialmente falso nel tuo approccio.

- Che significa falso?

- Pensi sempre di essere più intelligente degli altri.

- Davvero? Dici?

- Sì, ti comporti come se stessi giocando a softball con dei bambini e cercassi di non battere con forza per fargli credere che anche loro possono vincere. E’ la tua strategia nei rapporti sociali. E’ così ovvio… Freni la tua intelligenza per stare con le persone che sono più giovani di te o meno sveglie di te.

- Questo farebbe di me un coglione in piena regola. Gli scrittori non sono più svegli delle altre persone, il momento in cui sono diventato più intelligente è quando mi sono reso conto di non esserlo più degli altri. C’è una serie di aspetti in cui gli altri sono più intelligenti di me e se vuoi saperlo questo mi fa sentire molto solo.

- Cosa?

- Ti ho detto delle cose assolutamente vere, sono stato proprio coraggioso, ho scritto abbastanza pezzi da sapere che puoi descrivermi in cento modi diversi, novanta dei quali potrebbero farmi apparire un monumentale stronzo. Ma mi pare che l’interpretazione che ne dai sia: “Uau, che personaggio interessante sta creandosi Dave per questa intervista”.

- Non sto dicendo questo.

- Il mio sogno sarebbe che tu scrivessi il pezzo, me lo mandassi e io potessi riscrivere i virgolettati. Non lo farai mai.

- Beh, io…

- Ma quando sono in un stanza, da solo, e ho tempo, sono davvero bravo. Sì, sono una bella testa, e credo di avere talento, non voglio sembrarti ipocrita.

- Ah no, eh?

- Non sono un idiota, posso parlare in maniera più che sensata con te, ma non riesco a starti dietro.

- Questa è una stronzata.

- Credimi. Non sto affatto facendo quello che “ehi ragazzi, sono arrivato dalla campagna, non sono uno scrittore, sono uno qualunque”. Non voglio imbastirti un discorsetto!

- L’hai appena fatto! Mi lusinghi, sei accondiscendente…

- Credo che dare automaticamente per scontato che gli altri sono meno consapevoli di me, o che la loro vita interiore in qualche modo meno ricca, o percepita con meno intensità della mia, mi renderebbe uno scrittore meno bravo.

- Perché?

- Significherebbe che la mia è un’esibizione per un pubblico anonimo, invece del tentativo di comunicare con le persone. Se credi che sia una posa, pensala pure come ti pare. Ho veramente una grande paura di essere in un certo modo e ho una serie di quelle che chiamo convinzioni reali sul perché continuo a scrivere. Perché ne vale la pena, perché non è solo un esercizio per farmi succhiare il cazzo…

- Ok.

- Una buona tattica da parte tua.

- Tattica? Che tattica?

- Quella di farmi incazzare, lasciare che mi scopra, che abbassi la guardia. Sì, è vero, stimo molto il mio essere una persona normale. Penso che forse è la mia dote migliore come scrittore. Il fatto di essere più o meno come tutti gli altri… Sai, non recito nessuna parte con te. Non lo dirò un’altra volta.

- Ok, ma quello che hai appena detto adesso, non è un esempio tipico di messa in scena? Non correre il rischio di volerti dare fino in fondo?

- Non so se sei una persona simpatica o no. E’ evidente che non credi a quello che dico.

- Quello che dici? Cioè: sono solo un tipo normale? Non apri un libro di mille pagine perché hai sentito che l’autore è un tipo normale, lo fai perché è geniale, perché tu vuoi che sia geniale. Chi cazzo prendi in giro?

- Non mi rimangono abbastanza neuroni per fare giochetti con te.-

- Va bene, d’accordo…