Film a caso in pillole: Anatomia di una caduta

Cattura“Anatomia di una caduta” – un film con un titolo orribile che pare alludere alla caduta di un regime e un abominio di durata (2 ore e 28 minuti, mortacci sua) – è un capolavoro. Lo dicono premi e nomination a valanga che ha ricevuto e che riceverà ancora.

Quindi, per quanto ci riguarda, può esserci una sola spiegazione: abbiamo visto un altro “Anatomia di una caduta”. Che è sì carino, ma non ha nulla che possa giustificare la glorificazione. Occorrono un’ora e mezzo e un flashback (un litigio marito-moglie) perché le cose si facciano interessanti, ma la tensione è costantemente pro forma. Più dramma che thriller, peccato.

E’ caduto, si è suicidato o l’ha buttato giù la moglie? La moglie, imputata, si difende in tribunale; il figlio 11enne, ipovedente, a un certo punto vuole dire la sua, forse addirittura contro la madre. E qui, nell’attesa, si raggiunge il massimo del pathos, ben lungi comunque da ciò che sarebbe lecito attendersi.

Niente di che il cast, ovviamente pure lui oggetto di premiazioni varie.

Sulla locandina c’è scritto “Un capolavoro che toglie il fiato”. Dai su, non esageriamo. Più in là di carino (ma esageratamente lungo e poco coinvolgente) non possiamo proprio andare. Tra l’incomprensibile e l’imbarazzante l’esperimento col cane e le aspirine, e la “requisitoria” del figlio 11enne in tribunale, roba che manco il Tenente Colombo col quoziente intellettivo di Albert Einstein.

Anatomia di una caduta (Anatomie d’une chute, 2023) – di Justine Triet

Film a caso in pillole: Abisso-The abyss

CatturaImpresentabile.

Una città rischia di sprofondare, intanto la protagonista, esperta di città che sprofondano o una materia simile, si trova a metà fra ex marito e nuovo stantuffatore.

Il film è a basso costo, non ha mezzi per proporre scene spettacolari di devastazioni o smembramenti in primo piano; non bastasse, gli attori sono scarsini forte, bisogna attendere più di un’ora perché la città inizi a sprofondare (ma niente di che, comunque), la vicenda sentimentale della protagonista frega niente a nessuno (idem la ricerca del figlio della protagonista, caduto in un crepaccio) e, ultimo ma non ultimo, non esiste che una roba del genere duri più di una partita di calcio.

Come faccia poi il figlio caduto in un crepaccio, su una montagna, a ricomparire sotto il pavimento di un edificio non è dato sapersi; ma in questo caso specifico ci prendiamo la colpa, sicuramente ci siamo distratti.

Abisso (The abyss, 2023) – di Richard Holm

Film a caso in pillole: Povere creature!

Cattura2Premi, riconoscimenti e una decina di candidature agli Oscar (solo??!!) per un film che si arriva a non sopportare sia per la durata sfiancante (136 minuti) sia per una storia grottesca, con velleità metaforico-filosofiche, che non riesce a fare il salto di qualità.

Visto quanto capiamo di cinema “Povere creature!” vincerà sicuramente l’Oscar 2024 come miglior film, ma del resto dopo aver regalato la statuetta un anno fa all’inguardabile e irritante “Everything everywhere all at once” è tutto valido, l’asticella si è abbassata ad altezza terreno.

Uno scienziato pazzo resuscita una suicida, impiantandole il cervello del bimbo che porta in grembo; per la resuscita è quindi tutto nuovo, deve imparare a camminare, parlare, deve scoprire il mondo. Quando si arriva al sesso, il film ci si butta a capofitto (da ninfomane a prostituta), perché tanto può anche fare il figo e puntare alto coi richiami a Frankenstein e ai gradi dilemmi morali, ma al fascino della messa in scena del torbido è difficile resistere.

Bravissima la protagonista Emma Stone, che quindi non vincerà l’Oscar come migliore attrice.

Povere creature! (Poor things, 2023) – di Yorgos Lanthimos

Film a caso in pillole: Comandante

CatturaLasciando come al solito da parte il fatto che si tratti di una storia vera – e non importa nemmeno quanto vera, qui è in discussione il film, la finzione – sono due le cose che lasciano perplessi.

Innanzitutto il protagonista, un buono assoluto, senza sfumature, il comandante (Pierfrancesco Favino, bravo) di un sommergibile che trae in salvo naufraghi di una nave che ha affondato, che non punisce un tentativo di sabotaggio se non con un  paio di ceffoni, che si professa uomo di mare anziché fascista e che giustifica il tutto in nome dell’italianità. Siamo italiani, siamo migliori. Eroi o no, i buoni assoluti indispongono, c’è poco da fare.

Altra perplessità, più spicciola, è legata ai naufraghi, che paiono aumentare o diminuire a seconda delle scene, che non si capisce come facciano a essere intercettati una seconda volta e a salvarsi quando si rompe la scialuppa trainata (chi se ne accorge all’interno del sommergibile)?

Il film ha una sua epica, non è fatto male, ma è troppo lungo e richiede un discreto sforzo di concentrazione per riuscire a capire tutto, con l’aiuto dei sottotitoli, per via di accenti e dialetti. Insomma, per arrivare al punto: si può perdere? Sì, tranquillamente.

Comandante (2023) – di Edoardo De Angelis

Film a caso in pillole: Dream Scenario – Hai mai sognato quest’uomo?

CatturaPiù di tanto, con un soggetto del genere, non è lecito pretendere: un professore universitario inizia a comparire nei sogni delle persone, prima come semplice comparsa, poi come aggressore.

Quindi? Eh, appunto, quindi. Cosa puoi pretendere una volta esaurita (rapidamente) la curiosità legata alla bizzarria della vicenda? Sicuramente trattasi di metafora, allegoria o altro linguaggio simbolico, machissenefrega? Il film, che tra l’altro opta per il dramma anziché per la commedia, passa e non lascia traccia, con un finale che non vuole decidersi ad arrivare e che sa tanto di mancanza di idee. Tra il terribile e l’imbarazzante la scena dell’approccio esplicito della ragazza invaghita dell’uomo dei sogni.

Il protagonista è Nicholas Cage, uno degli attori qualitativamente più incostanti della storia del cinema, tranquillamente in grado di recitare malissimo e benissimo. In questo film, imbolsito e spelacchiato dal trucco, ha abbastanza voglia di esserci, è bravino.

Molto ma molto più bello il titolo originale (Scenario da sogno) che non la versione italiana (Hai mai sognato quest’uomo?).

Dream Scenario – Hai mai sognato quest’uomo? (Dream Scenario, 2023) – di Kristoffer Borgli

Film a caso in pillole: L’aggiusta-cuori

CatturaInguardabile.

Attori bruttini e scarsini al servizio di una storia disarmante: un giornalista “massacra” una terapeuta per cuori infranti, esagerando nei toni e nei modi; per evitare il licenziamento dovrà partecipare al suo corso. Secondo voi come finirà tra il giornalista scettico e la docente di sentimento?

Incredibile nell’anno domini 2024 si realizzino sedicenti commedie romantiche del genere, senza vicenda interessante e senza bravi attori a coprire il buco.

Bel filmettino, complimenti, serviva, grazie. 92 minuti di sofferenza purissima per l’incauto spettatore.

L’aggiustacuori (Die Liebeskümmerer, 2024) – di Shirel Peleg

Film a caso in pillole: Perfect days

CatturaIl nulla.

Ma questo è cinema d’autore. E il cinema d’autore, si sa, può permettersi di raccontare il nulla, nel caso specifico la vita monotona di un pulisci cessi (perdonate la finezza, ma tant’è), che fa foto agli alberi, riceve un bacio da una ragazza, incontra la nipote e un malato. Poi basta, torna alla sua vita monotona. Tutto qui. Diluito in due ore.

Non ci sarebbe niente di male, non è certo il primo film-supercazzola che non ha nulla da raccontare ma che viene spacciato per arte, se solo non ci fossero i premi e le nomination ricevuti e che riceverà ancora a irritare lo spettatore normale.

E’ un brutto film? Non si può dire e ha il pregio di essere silenzioso, poco parlato. Merita qualche tipo di premio? No, assolutamente no.

La cosa migliore è sicuramente la musica vintage che il protagonista ascolta, la cosa peggiore è il collega di lavoro, tutta una recitazione sopra le righe di smorfie e facce buffe. Una roba insostenibile.

Continuiamo a fare gli intenditori, a incensarli e a spacciarli da arte questi film, così poi ce ne ritroviamo tanti altri.

Perfect days (2023) – di Wim Wenders

Film a caso in pillole: The good mother

CatturaImpresentabile.

La madre e la fidanzata indagano (poco e male) sulla morte del figlio/fidanzato, una storia di droga o una roba del genere, che si porta appresso un altro paio di delitti. Il film non riesce mai a suscitare il minimo interesse (di tensione non parliamone nemmeno, manco l’ombra) e, non bastasse, il vero colpevole ce l’ha scritto in faccia, vuoi per la recitazione “misurata”, vuoi per l’assenza di alternative.

Inspiegabile in una storiella del genere (finale sospeso tra l’imbarazzante e l’incomprensibile) la presenza di Hilay Swank.

Chiudiamola qui e non perdiamo altro tempo, soprattutto non perdetelo voi, tempo, a guardare questo film.

The good mother (2023) – di Miles Joris-Peyrafitte

Film a caso in pillole: Anni da cane

CatturaBruttino, ma con due medaglie da appuntare al petto: le comparsate di Valerio Mastandrea e Achille Lauro, e l’assenza di parolacce e situazioni becere. Le buone notizie però sono finite: gli attori sono bruttini, non troppo bravini e il film adolescenziale, che pare voler alzare l’asticella, non riesce ad elevarsi.

Una quasi 16enne segnata da un trauma/lutto vaneggia di una morte imminente (la sua) e di cose da fare al più presto, prima della dipartita, incluso un colloquio di lavoro (a nemmeno 16 anni? Chettefrega?); in realtà in cima alla lista dei desideri c’è quello di farsi dare di contrabbasso, parliamoci chiaro.

Per il resto tutto a posto sul fronte musicale (colonna sonora per ggggiovani) e sul politicamente corretto-inclusivo, tra coppie omosessuali ed etnie rappresentate. Non ce ne libereremo mai più del politicamente corretto-inclusivo, soprattutto nei film adolescenziali, purtroppo.

Anni da cane (2021) – di Fabio Mollo

Film a caso in pillole: La verità secondo Maureen K.

CatturaInteressante, a tratti molto interessante, ma impiega troppo tempo ad arrivare al dunque: l’aggressione con stupro è avvenuta o se l’è inventata la protagonista, una sindacalista “a rischio” in ambiente nucleare?

Gli attori sono bravini ma non bravissimi, convincono ma fino a un certo punto e non tutti (benino la protagonista, bravo l’ispettore che indaga) il focus è troppo incentrato sull’aspetto lavorativo nella prima parte, ma è chiaro che con un crimine del genere per le mani sia impossibile, anche volendo, sbagliare completamente il film. L’interesse morboso tira sempre.

Parlare di occasione sprecata sarebbe ingeneroso, si guarda alla grande, ma viene ugualmente da pensare al margine di miglioramento con attoroni e il pathos sul dubbio (crimine o messinscena?) caricato all’eccesso.

Indecente il titolo italiano (La verità secondo Maureen K.). Titolo originale: La sindacalista.

La verità secondo Maureen K. (La syndicaliste, 20229 – di Jean-Paul Salomé

Film a caso in pillole: American fiction

CatturaTutti i premi e le nomination che questo film ha ricevuto sono allo spunto (l’idea di base) o al risultato (come l’idea di base è stata realizzata)? Giusto per capire, perché nel primo caso i premi e le nomination possono trovare tracce di giustificazione, nel secondo caso proprio no.

Uno scrittore in crisi si inventa quasi per scherzo un libro pieno di luoghi comuni, lo firma con uno pseudonimo…e la boiata diventa un bestseller; non bastasse, si trova nella giuria di un premio letterario a cercare di boicottarne il successo.

Ecco, messo così i premi e le nomination ci stanno tutti, soprattutto per i due brevi momenti “verità”, ovvero un confronto sulle motivazioni della pubblicazione di un libro e la stanchezza degli stereotipi che accompagnano le persone di colore, detto da una persona di colore.

Ma “American fiction” non è cortissimo, non è velocissimo e, purtroppo, racconta anche molto altro: la madre malata del protagonista, la nuova fidanzata, il fratello scapestrato, la nuova vita della governante e sicuramente qualcos’altro che ora abbiamo rimosso. Domanda: c’era bisogno di tutto ciò? Non sarebbe stato meglio concentrarsi sullo scrittore e il suo best seller-boiata?

American fiction (2023) – di Cord Jefferson

Film a caso in pillole: The underdoggs

CatturaMa santo cielo: tirare fuori una storia nuova o in alternativa fare un film in meno… pare un’idea così brutta?

Ennesima vicenda di riscatto con un ex campione dello sport costretto suo malgrado a occuparsi di un gruppo di ragazzini. Stavolta trattasi di ex campione di football americano: condannato ai lavori sociali dopo un incidente, si riscoprirà meno peggio di quel che è allenando una squadra giovanile di quartiere.

Il film, con la scusa della storia ambientata nei bassifondi, probabilmente detiene il record mondiale di parolacce, anche se bisogna ammettere che sentire un adulto dire a un ragazzino “brutto figlio di p…” oppure “tuo padre doveva usare il preservativo” è liberatorio, assuefatti come siamo al politicamente corretto.

Al netto delle parolacce e della totale mancanza di originalità, il film volendo si può guardare, ma in tutto ciò non si capisce come sia possibile che il rapper Snoop Dogg, dinoccolato e filiforme com’è, reciti nei panni di un ex giocatore professionista di football americano.

The underdoggs (2024) – di Charles Stone

Film a caso in pillole: Tutti tranne te

CatturaInguardabile.

Si piacciono, bisticciano, si mettono insieme. Bello vero? Dategli subito l’Oscar alla sceneggiatura originale. Serviva un filmettino così. Disarmante.

La parte sentimentale è quanto di più scontato possa passare sullo schermo, la parte teoricamente divertente dovrebbe strappare sorrisi o addirittura risate con gag pecorecce di “ravanate” nelle parti intime. Aggiungete due protagonisti da fotoromanzo di Serie C e l’insopportabile politicamente corretto-inclusivo rappresentato dal matrimonio lesbo, occasione galeotta per i due piccioncini.

Impresentabile.

Tutti tranne te (Anyone but you, 2023) – di Will Gluck

Film a caso in pillole: Wil

CatturaSufficiente o poco più, nonostante una storia potenzialmente da filmone.

Agenti della polizia belga uccidono accidentalmente un soldato nazista; da lì, come è facile immaginare, iniziano segreti, sospetti, retate e vendette degli occupanti. Carne al fuoco ce n’è parecchia. I problemi sono essenzialmente due: il film anziché concentrarsi sui due agenti (magari portandoli al limite di stress e bugie) allarga il cerchio alla resistenza; il cast non è abbastanza bravo da lasciare il segno. Ma come detto è solo in parte responsabilità sua, è l’abbandono del binario principale a far sembrare il tutto un po’ troppo lungo, anche se in quanto a durata siamo (non di molto) nei canoni della decenza.

L’aria che si respira è quella da occasione sprecata.

Wil (2023) – di Tim Mielants

Film a caso in pillole: Califano

CatturaPiacevole.

Il film è per tutti, anche per chi non conosce il Califfo (la vita avventurosa, non importa se e quanto romanzata, regge la trama da sola), ma è chiaro che possa essere apprezzato più dai fan, visto l’ampio numero di canzoni presenti, cantate o scritte per altri da Franco Califano.

La vicenda parla dell’ascesa dell’artista e si ferma al termine dei guai giudiziari, col concerto del rientro sulle scene; è un film tv che forse avrebbe meritato un film “vero”. Bravissimo Leo Gassman (voce e movenze), talmente azzeccato nel ruolo da domandarsi come sia stato possibile accorgersi solo ora della somiglianza.

Califano (2023) – di Alessandro Angelini 

Film a caso in pillole: The piper

CatturaPassabile. Forse addirittura carino, con l’unico vero dubbio che riguarda il finale: guardabile o boiata?

Il film (horror) ha comunque il suo perché, sia per l’atmosfera cupa che per la musica classica “maledetta” che lo accompagna e che fa da traino alla vicenda, senza dimenticare la strizzatina d’occhio a The Ring (l’idea sostanzialmente è quella) e alla favola/leggenda del pifferaio magico. Insomma, il cocktail ha ingredienti di buona qualità.

Non è il massimo il cast (eccezion fatta per un allucinato e ispirato Julian Sands, direttore d’orchestra invasato), ma come sempre la durata contenuta giova alla causa.

La trama: c’è un’opera maledetta incompleta che forse sarebbe meglio non completare e non suonare. Ma ovviamente verrà completata e suonata, per fortuna dello spettatore.

The piper (2023) – di Erlingur Thoroddsen

Film a caso in pillole: Pensati sexy

CatturaImpresentabile.

Diana Del Bufalo, unica attrice italiana in grado di fare più smorfie di Paola Cortellesi, vorrebbe farsi dare di contrabbasso da Raoul Bova, orrendamente invecchiato, ma timida e impacciata com’è, si affida ai consigli della “fatina” Valentina Nappi, la pornostar. Inconsistente la storiella, improponibili le recitazioni.

Tra un  ghigno della Del Bufalo e una battuta trivialotta della Nappi, alla fine spunta il vero tema del film, la velleità artistica, il messaggio di speranza da tramandare ai posteri: l’accettazione di se stessi e la cura della propria autostima. Insopportabile.

Più insopportabile ancora sono le quote di politicamente corretto: coppie omo, coppie lesbo, bimbi maschi che giocano con le bambole. Una roba che smuove il sistema nervoso.

Pensati sexy (2024) – di Michela Andreozzi

Film a caso in pillole: La vita in un attimo

CatturaImpresentabile, per colpa di una scena (ma anche di tanta retorica sentimentale).

Storie di amori e di destini che si intrecciano – siete ancora svegli? –, col primo episodio che prima illude poi rovina tutto con una morte ridicola: i due piccioncini amoreggiano passeggiando sul marciapiede. Arrivati alla strada, lei si volta e, continuando a parlare, attraversa camminando all’indietro, per farsi travolgere meglio da un bus. Ma chi è più rincoglionito? Lei che attraversa una strada camminando all’indietro o lui che è sul marciapiede e, a visuale libera, non vede arrivare il bus?

Poi il film ha qualche bel momento, bravi attori, ma è troppo lungo e in ogni caso rovinato dalla scena involontariamente ridicola. Detto che comunque, facendo finta che la scena involontariamente ridicola non esista, si sopporta a stento, pieno com’è di frasi da Baci Perugina in un finale che non vuole decidersi a finire.

Al solito fantasiosa la versione italiana del titolo italiano. Titolo originale: La vita stessa. Titolo italiano: La vita in un attimo.

La vita in un attimo (Life itself, 2018) – di Dan Fogelman

Film a caso in pillole: Assedio

CatturaStancante.

Venti minuti di nulla (pensiero ricorrente dello spettatore: succederà qualcosa a un certo punto?), poi finalmente uno squarcio di luce: durante uno sgombero una poliziotta trova soldi sporchi, se li tiene, e in più scopre gli affari loschi di alcuni colleghi; a questo punto il film riesce a mantenersi interessante per diversi minuti (non sapremmo quantificare), prima di scivolare in una fastidiosa e poco visibile (c’è molto buio) caciara, accompagnata dal sospetto di una simbolico-metaforica discesa negli scantinati e da una performance allarmante della protagonista (cosa sono quelli occhioni sgranati?).

Lo spunto è buono, ripetiamo, e andrebbe sviluppato meglio, ma a conti fatti si tratta di uno dei tanti film che, pur durando poco, pare durare tantissimo. E non è un bel segno.

Assedio (Asedio, 2023) – di Miguel Ángel Vivas

Film a caso in pillole: Argylle – La super spia

CatturaInguardabile e irritante.

Una roba che smuove il sistema nervoso, perché oltre a non avere nulla (di interessante) da raccontare, non vuole decidersi a finire (dura 130 minuti).

Una scrittrice di romanzi di spie scopre in realtà di essere una spia. E scusate se abbiamo rivelato uno snodo cruciale della trama, ma è un atto di carità verso chi eviterà di guardare questo film.

Un po’ azione ma molto più commedia, ci si dovrebbe divertire con un gatto (insopportabile) chiuso in un ridicolo trasportino (dove sono gli animalisti? Poi lascia stare che il gatto è fatto al computer) o con i combattimenti coreografati come balli.

Sul colpo al cuore non mortale stendiamo un velo pietoso, sulla protagonista (pare sia una cantante, tale Dua Lipa) pure; al solo Sam Rockwell (bravo) non riesce il miracolo di tenere in piedi la baracca. Inspiegabile l’inutilizzo di due nomi di richiamo come Samuel L. Jackson e il wrestler Jonh Cena, relegati a pochissime scene marginali.

Argylle – La super spia (Argylle, 2024) – di Matthew Vaughn