Film a caso in pillole: Un mondo a parte

CatturaPesantuccio.

E se il protagonista non fosse quel monumento nazionale che è Antonio Albanese, come sempre bravissimo e qui ben spalleggiato da una sorprendente Virginia Raffaele, ci andremmo giù più pesanti.

Il film, purtroppo, è più interessato alla parte seria e sentimentale (maestro e vicepreside che si adoperano per impedire la chiusura di una scuola di uno sperduto paesino) che a quella ludica, così sketch come quello dell’educazione sessuale (strepitoso) rimangono casi isolati, che fanno venire l’acquolina in bocca, senza soddisfare il palato.

E’ una fiaba natalizia fuori stagione (sul fatto che sia una fiaba dubbi non ce ne sono, basta vedere come viene risolta la vicenda da un bimbo…), piena di nobili intenti e buoni sentimenti, nemmeno breve (un’ora e tre quarti). Peccato.

Poi c’è pure un problemino legato al grande sforzo di concentrazione richiesto allo spettatore, perché fra dialetto abruzzese, gente che parla veloce o bimbi che si mangiano le parole, non è semplicissimo capire tutte le parole e rimanere calmi.

Un mondo a parte (2024) – di Riccardo Milani

Film a caso in pillole: Sleeping dogs

CatturaGiudizio sul film, se al posto di Russel Crowe ci fosse stato un attore qualunque: esteticamente presentabile, sostanzialmente impresentabile.

Giudizio con Russel Crowe: guardabile, almeno fino alla spiegazione del mistero, ma alla resa dei conti irricevibile.

Pur imbolsito Crowe col suo carisma basta e avanza per destare interesse, il resto lo fa un prodotto ben confezionato (riprese, attori, colonna sonora). Il problema è la vicenda, inutilmente incasinata e poco plausibile in diversi passaggi.

Crowe, ex poliziotto ora affetto da Alzheimer, viene chiamato a occuparsi di un vecchio caso di omicidio, archiviato con una condanna a morte che sta per essere eseguita.

Che il condannato in realtà sia innocente lo si capisce quasi subito, la verità sarà deludente e forzata, costruita su presunti colpi di scena che finiscono per stancare. Poi non si capiscono tante cose, ad esempio come faccia Crowe, cacciato dalla polizia per guida in stato di ubriachezza, ad avere in casa distintivo, pistola e fascicoli dei vecchi casi; così come non si capisce come faccia l’innocente (comunque presente sulla scena del crimine) a non conoscere la vera identità dell’assassino.

Comunque se siete fan di Russel Crowe è difficile rimaniate completamente delusi.

Sleeping dogs (2024) – di Adam Cooper

Film a caso in pillole: Veneciafrenia: follia e morte a Venezia

CatturaBisognerebbe ripescare uno di quei giudizi creativi che davano secoli fa a scuola, tipo “Appena non del tutto sufficiente”.

Veneciafrenia è impresentabile, anche se può non sembrarlo. O se preferite è affascinante, ma fatica a stare in piedi, pur trattandosi di un genere (horror) che non richiede logica ferrea.

Turisti spagnoli a Venezia si imbattono in un gruppetto di serial killer, pazzi criminali ma mossi da nobili motivazioni.

Partiamo dagli aspetti positivi: la durata (un’ora e mezza); la curiosità di vedere Enrico Lo Verso e Armando De Razza impegnati in un horror (promossi); alcune esecuzioni di buon livello; la satira feroce delle uccisioni davanti alla gente (ovviamente armata di telefonino), scambiate per pubblica messa in scena; i turisti definiti prima la peste poi il cancro di Venezia, così, con grande disinvoltura; l’idea di mescolare un horror alla protesta contro le grandi navi in laguna.

Veniamo a ciò che non convince: la prima mezz’ora insopportabile, col gruppetto di turisti spagnoli che bisticcia e gira per feste (non si vede l’ora di vederli macellati); Venezia strapiena di gente che per esigenze di copione si svuota e diventa improvvisamente deserta, per favorire un omicidio o un rapimento; a quanto pare nessun indagine sulla gente uccisa per strada, che non fa parte del gruppetto spagnolo; nessuno a cui venga in mente di rivolgersi immediatamente al taxista quando l’amico scompare e la polizia dubita della sua esistenza.

Arrivando al dunque: si può guardare? Se riuscite a reggere la prima mezzora e a non farvi domande per un’ora e mezzo, sì.

Veneciafrenia: follia e morte a Venezia (Veneciafrenia, 2021) – di Álex De la Iglesia

Film a caso in pillole: La caccia

CatturaBene. Forse addirittura molto bene.

Quattro fratelli dopo secoli si ritrovano in occasione della morte del padre; in ballo c’è un’eredità che fa comodo a tutti e quattro, ma che farebbe ancora più comodo se non fosse divisa in quattro parti…

Il film segue le vicende personali dei fratelli – tutti nei guai per diversi motivi -, per poi riunirli in un finale vagamente e volutamente delirante ed eccessivo, che chiude il cerchio coi flashback sul padre cacciatore.

Azzeccato il cast (Pietro Sermonti e Paolo Pierobon su tutti), anche se a fare la differenza sono un regista ispirato (Marco Bocci, anche attore in un ruolo secondario) e l’utilizzo non convenzionale della colonna sonora.

Ora però non vorremmo esagerare, pare si stia parlando di un capolavoro. Per dirne due: la fiaba raccontata dalla voce fuori campo e i ripetuti richiami alla caccia – in entrambi i casi siamo in territorio metaforico/simbolico -, ovvero i due elementi immaginiamo più cari al regista… sono quelli dei quali faremmo a meno. Fare a meno della caccia sarebbe dura, visto il finale, fare a meno della fiaba invece si potrebbe. Amen.

Resta un film che parte piano ma ingrana quasi subito la quarta, e non fa rimpiangere il tempo che gli si dedica.

La caccia (2022) – di Marco Bocci

Film a caso in pillole: Vincent deve morire

CatturaPerò scusate: gli occhiali da sole?

Un tizio scopre di scatenare letteralmente istinti omicidi, nei suoi confronti, col solo contatto visivo. Così, all’improvviso. Lo spunto è folgorante, l’idea di base ricorda sostanzialmente “E venne il giorno” (gente che si suicida senza motivo), ma pronti via e il film cattura l’attenzione.

Però scusate: gli occhiali da sole?

Curioso il fatto che i primi due tentativi di omicidio, in ufficio, vengano vissuti in modo “naturale” da tutti quanti, protagonista incluso. In sostanza la vicenda inizia come una commedia grottesca, ma ben presto abbandona questo registro e si rivela “seria”, con tanto di sottotesti politico-sociali. Facciamo che sia una scelta stilistica voluta, discutibile.

Però scusate: gli occhiali da sole?

Il protagonista non è male, la sua improbabilità scenica è anche il suo fascino. Più in generale cast e regia non sono un granché. Ma il film si guarda, poche storie, è impossibile abbandonarlo.

Però scusate: gli occhiali da sole?

Il protagonista si allena per essere preparato allo scontro fisico, acquista taser, si prende un cane, riesce a farsi aiutare da una donna, trova un altro col suo stesso problema, cerca di capire (non tutti diventano pazzi omicidi se lo guardano negli occhi) e qualcosa trova su internet, insomma, le prova un po’ tutte per riuscire a vivere senza isolarsi completamente.

Però scusate: gli occhiali da sole?

Possibile, in tutto il film, al protagonista non venga in mente di fare un banalissimo tentativo indossando un paio di occhiali da sole, magari a specchio? Niente, non esistono, nemmeno se ne parla, né il protagonista né quelli che hanno a che fare con lui e conoscono la situazione. Non è facile guardare un’ora e tre quarti di film, senza domandarsi, ogni trenta secondi: e gli occhiali da sole?

Non è possibile una roba del genere, sicuramente ci siamo distratti noi. Fateci per favore sapere a che minuto del film si parla degli occhiali da sole, magari a specchio, non riusciamo più a pensare ad altro.

Vincent deve morire (Vincent doit mourir, 2023) – di Stéphan Castang

 

Film a caso in pillole: Monkey Man

CatturaNon male, anche se è evidente lo sbilanciamento tra parte del film più fisica (quella condita da violenza creativa e a tratti inaudita) e quella più spirituale e politica, col protagonista in cerca di se stesso o forse di qualcos’altro (ma chissenefrega?).

Un lottatore mascherato escogita un piano per mettere a segno la sua personale vendetta nei confronti di un poliziotto; troverà il modo di unirsi a un’altra “crociata”, non personale.

Il protagonista (e regista) ha la faccia giusta, come detto i momenti migliori sono quelli di intrattenimento puro, in cui ci si mena e si muore, facendo comunque notare che questo film non ha alcun valido motivo per durare 112 minuti.

Monkey Man (2024) – di Dev Patel

Film a caso in pillole: Spoonful of sugar

CatturaPrima ora inaffrontabile.

Una baby sitter un po’ suonata si occupa di un bimbo un po’ suonato.

Per un’ora.

Poi il film, ricordandosi di essere un horror-thriller e rendendosi conto di aver distrutto lo spettatore, nell’ultima mezz’ora butta nel calderone sesso e omicidi, per tentare di salvarsi in corner. Si apprende così che la baby sitter è un po’ più che suonata (ma pure il bimbo non scherza), anche se non si capisce perché dubitino più volte della sua maggiore età. L’attrice che la interpreta dimostra minimo minimo una trentina d’anni. E si vedono tutti.

Comunque sia: l’ultima mezzora si può guardare, ma la prima ora, priva di accadimenti degni di tal nome, è uno scoglio duro da superare.

Spoonful of sugar (2022) – di Mercedes Bryce Morgan

Film a caso in pillole: 50 km all’ora

CatturaNon un granché, troppo lungo (un’ora e tre quarti) e con una sceneggiatura non abbastanza interessante/divertente. Prova ne sia che, a fine visione, il rimpianto è per l’utilizzo centellinato di tre comprimari di lusso come Alessandro Haber, Paolo Cevoli e Vito.

Fabio De Luigi e Stefano Accorsi – fratelli che si ritrovano dopo secoli a causa della morte del padre – sono bravi e simpatici, ma non bastano a nobilitare un film non troppo ispirato, che ogni tanto sbanda: il viaggio di notte fino a Milano, su due motorini spompi? Il tipo che rischia seriamente di ammazzarli con una balestra, per un motorino “rubato”? I telefonini, soprattutto quello di Accorsi, che fine fanno? Scompaiono?

Nulla da ridire su un bel finale. Mancano le gag o le situazioni da ricordare, fatta eccezione per lo strepitoso cremato all’odore di barbecue, ma se non altro il film ha il merito di rimanere umile e non filosofeggiare, anche quando si fa serio (il figlio “sconosciuto”), scegliendo un tono lieve.

50 km all’ora (2024) – di Fabio De Luigi

Film a caso in pillole: Cut! Zombi contro zombi

CatturaUna genialata. Con una prima mezzora inguardabile, che però così deve essere.

La cosa più difficile è avvicinarsi al film (titolo orribile), non farsi scoraggiare dalla finta trama volutamente ingannevole (durante un film di zombi…spuntano gli zombi veri) e resistere alla prima mezz’ora, scandita da qualità generale scadente, dialoghi e recitazioni improbabili, e una telecamera a mano impazzita. La seconda parte del film spiegherà tutto e riabiliterà i trenta minuti improponibili.

Va anche detta una cosa: il titolo originale è più onesto e pertinente (“Taglio!”, nel senso cinematografico), quello italiano, che aggiunge a “Taglio!” l’imbarazzante “Zombi contro zombi”, rischiando di far pensare a un horror grottesco di Serie B o Serie C, è da denuncia penale.

Cut! Zombi contro zombi (Coupez!, 2022) – di Michel Hazanavicius

Film a caso in pillole: L’albero degli zoccoli

CatturaTre ore di qualcosa a metà fra un documentario e un film, pluripremiato e vincitore della Palma d’Oro a Cannes nel 1978.

Tre ore di qualcosa a metà fra un documentario e un film in dialetto bergamasco, con sottotitoli, che racconta di contadini che fanno i contadini: lavorano, sbrigano faccende, si sposano e fanno figli, pregano, decapitano un’oca, sgozzano un maiale, piantano semi, raccontano favole ai bambini e fanno tutto quello che ci stiamo dimenticando.

Per un fenomeno soprannaturale che non siamo in grado di individuare, “L’albero degli zoccoli” si può guardare, naturalmente a puntate, tutto in una volta non crediamo sia possibile. Noi ad esempio abbiamo impiegato più o meno quattro giorni. Quindi ok, bravissimo il regista e gli attori-non attori (contadini veri), spiace ammetterlo ma ha il suo indubbio fascino, anche se potrebbe trattarsi di semplice soddisfazione dello spettatore, a visione completata, per l’impresa compiuta.

Ma in ogni caso: tre ore (e quattro minuti)? TRE ORE (e quattro minuti)? T-R-E O-R-E (e quattro minuti)?

L’albero degli zoccoli (1978) – di Ermanno Olmi

Film a caso in pillole: The moon

CatturaInguardabile.

Astronauta in panne, in missione lunare, tenta il difficile rientro sulla Terra.

Solo note negative: il senso opprimente di già visto (ormai il filone “astronauta in panne” è un grande classico); la durata irritante (due ore); l’inevitabile “chissenefrega” al parallelismo tra il tentativo di salvataggio e una precedente missione finita male, che immaginiamo vorrebbe essere il vero focus del film, assieme alla collaborazione Corea-USA dalle connotazioni politiche.

Non manca ovviamente il gergo tecnico inaccessibile al volgo, proprio del filone spaziale, con ultra mega scienziati che si esaltano o disperano per scoperte tenico-fisico-quantistico-gastriche che però capiscono solo loro.

The moon (Deo mun, 2023) – di Kim Yong-hwa

Film a caso in pillole: Restiamo amici

CatturaNon sta in piedi.

Non solo il tipo che si prima si finge morto poi organizza feste e si fa vedere in giro, ma anche tutti i piani e i colpi di scena. Troppa roba, messa insieme senza un’impalcatura in grado di reggerla. Così, anche se il film è una commedia senza pretese “scientifiche”, risulta irricevibile, nonostante un terzetto di attori (Michele Riondino-Libero De Rienzo-Alessandro Roja, senza dimenticare Violante Placido e Ivano Marescotti) che avrebbe meritato altra storia da raccontare.

Per entrare in possesso di una cospicua eredità, un moribondo senza eredi propone a un amico di “prestargli” il figlio. Da qui il via a tutto quel che segue dopo. La parte commedia si guarda anche, quella da film d’azione per i motivi accennati è improponibile.

Restiamo amici (2018) – di Antonello Grimaldi

Film a caso in pillole: I limoni d’inverno

CatturaPesantuccio, dopo una buona prima parte, fruibile. Meno affrontabile la seconda, che coerentemente con un titolo orribile da cinema d’essai, si smarca dalla vicenda “semplice” e alza il tiro, cercando un tono poetico.

La storia è quella di un’amicizia tra due vicini di casa, un anziano forse malato e una donna forse non troppo soddisfatta della vita coniugale.

Non eccezionale ma molto credibile in un ruolo per lui non abituale Christian De Sica, distraente la somiglianza tra Teresa Saponangelo (brava) e la cantante Giorgia.

Il film ha il grosso merito di gettare un raggio di luce sul mistero del ben noto problema audio che affligge tanti film italiani: eh? Cosa hai detto? Puoi ripetere lentamente e scandire meglio le parole? Colpa dell’audio? Della dizione? Del doppiaggio? Qui dubbi ce ne sono pochi: quando parla De Sica si capisce tutto benissimo, quando parla Saponangelo si capisce quasi tutto, quando parlano il cameriere e il marito al massimo si intuisce.

I limoni d’inverno (2023) – di Caterina Carone

Film a caso in pillole: Cani randagi

CatturaCi andiamo leggeri, non è giusto “vivisezionare” i film a basso costo, anche perché, nel caso, specifico, siamo nella nobiltà del “fatto in casa”. C’è un ‘idea, c’è una regia, ci sono attori quasi tutti abbastanza presentabili, che alternano scene e recitazioni accettabili ad altre decisamente più “rigide”, sia nelle espressioni che nella dizione, specie quando sale la tensione.

Ma al netto di tutto ciò, il film si può guardare? Insomma. Merita di essere visto? No. Si può affrontare? Sì.

La trama: sullo sfondo di affari malavitosi si intrecciano varie storie: uno scrittore che si invaghisce della donna di un criminale, un ragazzino innamorato di una tossica e cose del genere. Con la scusa di caratterizzare i personaggi, è un film in cui si fa più volte all’amore, in maniera animale (il criminale) e in maniera appassionata (lo scrittore).

Cani randagi (2023) – di Alessandro Zizzo

Film a caso in pillole: Una questione privata

CatturaRaro caso di cinema d’autore a durata esaltante (80 minuti).

Bel film, con un paio di scene emotivamente intense, solo un po’ “ingessato” nello sviluppo e nelle recitazioni. Ma qui rientriamo nella cifra stilistica autoriale. Il grande merito è parlare semplice e rendere accessibile una vicenda che semplice lo è solo in apparenza.

Mosso dalla gelosia, un partigiano (Luca Marinelli, bravino) cerca un amico, partigiano pure lui, per sistemare il conto rimasto in sospeso. Ma l’amico cade in mano ai fascisti. Non stiamo rivelando troppo, il film è anche molto altro.

Una questione privata (2017) – di Paolo e Vittorio Taviani

Film a caso in pillole: Heart of stone

CatturaInsopportabile.

Ennesimo film d’azione su agenti segreti in missione super mega importante per salvare qualcuno o qualcosa, forse il mondo, chi può saperlo.

Che uno pensa: beh, ma se hanno fatto un altro film del genere, avranno per le mani una storia fenomenale. No, bastano pochi minuti per rendersi conto che… chissenefrega.

Allora ci saranno scene spettacolari da mica normali. No, tutto nella norma del già visto. Giusto l’esplosione di un dirigibile, ma robetta rispetto ai vari Mission Impossible e compagnia bella.

Beh, ma allora ci saranno attori bravi o talmente noti e carismatici da reggere la scena con la sola presenza. Macché. Niente di tutto ciò.

E in più dura, senza motivo, 115 minuti.

Bel filmettino, mancava, grazie di tutto.

Heart of stone (2023) – di Tom Harper

Film a caso in pillole: Il ladro di giorni

CatturaUna resa dei conti che lascia quantomeno perplessi – sia per lo svolgimento che per la sede (piazza e paese deserto in pieno giorno?) – non riesce a rovinare un film che, per il resto, si può tranquillamente guardare.

Riccardo Scamarcio esce di galera e va a riprendersi il figlio piccolo, ma a quanto pare solo come copertura per i suoi affari e la suddetta resa dei conti, con chi l’aveva spedito in galera.

La cosa che più piace è che il padre insegna al figlio a delinquere e il regista non prende le distanze per giudicare, lasciando fare, senza condannare l’attrazione per il crimine del giovine; in epoca di politicamente corretto imperante, è una boccata d’ossigeno.

Bravi Scamarcio e il giovin attore.

Purtroppo però trattasi di film italiano col solito problema comune a tanti film italiani, che non si capisce mai se sia dovuto a dizione, doppiaggio, audio o chissà quale altra diavoleria. Soprattutto quando parla il ragazzino, non è semplice capire tutto.

Eh? Cosa hai detto? Puoi ripetere lentamente e scandire bene le parole?

Il ladro di giorni (2019) – di Guido Lombardi

Film a caso in pillole: Rodeio Rock

CatturaImpresentabile.

E dire che l’idea sarebbe carina: un famoso cantante country finisce in coma e per non interrompere tour e contratti il suo staff decide di ingaggiare un sosia, che però è un rockettaro convinto.

Solo l’idea è carina: il protagonista è improponibile, già all’inizio, con barba posticcia e capello lungo nei panni del rockettaro; poi passa tutto il film a fare lo sguardo da tenerone e Buono Assoluto, prendendo il posto del cantante di successo e riscattando la sua figura, sia a livello personale che professionale. Insomma, non si sopporta.

Da parte loro sceneggiatura e regia non cavalcano l’aspetto potenzialmente più divertente, solo accennato distrattamente (il rockettaro che vorrebbe modificare il repertorio), preferendo concentrarsi sull’aspetto romantico della commedia (volete che non ci sia una storia d’Ammmore?).

Non sfugga poi il fatto che nessuno si accorge del sosia (ha pure la stessa voce quando canta e parla? Stiamo parlando di un personaggio famoso, che fa pure interviste…), nemmeno chi è stato a letto con l’originale (sì, vabbé…), e che le canzoni country che vengono cantante nel film… non sono country. Non siamo esperti di cinema e tantomeno di musica, ma siamo sicuri: le canzoni country nel repertorio del famoso cantante country, non sono country.

Rodeio Rock (2023) – di Marcelo Antunez

Film a caso in pillole: Rocco e i suoi fratelli

CatturaMettiamola così: ha 64 anni e si vedono tutti, sia nelle recitazioni “eccessive” (soprattutto quando si tratta di rabbia e disperazione), che oggi fanno sorridere, che nelle reazioni dei protagonisti a drammi e crimini, in nome dell’onore e dell’amore famigliare. Che oggi destano parecchie perplessità.

Tenuto conto del bianco e nero, della presenza di Alain Delon (ma Renato Salvatori gli tiene ampiamente testa), di una regia solida e di un paio di scene “forti”, non è difficile capire perché “Rocco e i suoi fratelli” faccia parte dell’elite della cinematografia, non solo italica. Ma è uno di quei film che non riguarderemmo mai, per nessun motivo al mondo, tenendo tra l’altro presente che dura la “bellezza” di tre ore (TRE ORE) e che abbiamo impiegato 2-3 giorni per vederlo tutto, a puntate. Tre ore che ci hanno riportato alla mente il discorso di Totò alle truppe, in “Totò contro Maciste”: “Spezzeremo le reni a Maciste e ai suoi compagni, a Rocco e ai suoi fratelli”.

La trama: cinque fratelli lucani, con madre al seguito, emigrano a Milano in cerca di lavoro e fortuna. Succederanno un po’ di cose, alcune interessanti, altre meno, nessuna comunque tale da giustificare centottanta minuti di durata.

Rocco e i suoi fratelli (1960) – di Luchino Visconti

Film a caso in pillole: Palazzina Laf

CatturaBello.

Operaio ILVA “ingaggiato” dai padroni come spia, per riferire dei tumulti sindacali; sempre nelle vesti di infiltrato finirà nella palazzina del titolo, luogo tragicomico di confino per il personale “scomodo”.

Ottimi i due protagonisti, l’operaio Michele Riondino (anche regista), caratterizzato in maniera non banale, e il padrone-carogna “più classico” Elio Germano.

Unico appunto: non troppo chiare le conseguenze del processo sull’operaio-spia. Ma su tutto il resto nulla da ridire: film da vedere, nonostante un titolo che rischia di scoraggiare chi nulla conosce della vicenda e dell’ILVA, tipo noi.

Palazzina Laf (2023) – di Michele Riondino