Film a caso in pillole: La folle vita

CatturaMah.

La leggerezza (leggerezza, non superficialità) non è mai un difetto, ma nel caso di questo film la sensazione è di fotografia non troppo a fuoco.

La demenza progressiva della madre si riflette sulla vita del figlio e della sua compagna.

Sulla malattia l’obiettivo è a fuoco, la storia raccontata riesce anche a far sorridere senza sminuire; è sulle implicazioni famigliari che forse valeva la pena affondare di più la lama. Ma la durata sorprendentemente contenuta (meno di una partita di calcio) lascia intendere di una “toccata e fuga” voluta.

Non particolarmente bravini gli attori; pure questo aspetto incide nel giudizio “mah”.

La folle vita (Une vie demente, 2020) – di Raphaël Balboni, Ann Sirot

Film a caso in pillole: To Leslie

CatturaUn po’ troppo lungo, ma non si può certo dire che sia un brutto film, anzi.

Cadute e risalita di una madre alcolizzata allo sbando. La cosa migliore è che il film non è un sermone e nemmeno punta alla lacrima facile, insomma, gioca “pulito”, preso per mano da una protagonista brava e convincente (Andrea Riseborough, candidata all’Oscar ma ovviamente non premiata).

Il ripetuto e fastidioso riferimento a una vecchia vincita alla lotteria non l’abbiamo capito, ma è sicuramente allegoria di qualcosa che ci è sfuggito. Pace. Anche rimanendo in “superficie” il film si può tranquillamente guardare.

To Leslie (2022) – di Michael Morris

Film a caso in pillole: Piggy

CatturaImpresentabile. Ed è un vero peccato, perché non tutto è da buttare e l’idea portante è strepitosa: ragazzina obesa, presa di mira dalle coetanee per le forme abbondanti, si trova nelle condizioni di poterle salvare da un serial killer.

Il problema è che la vicenda ha passaggi talmente illogici e forzati da prendere un’involontaria piega surreale e grottesca: un serial killer che prima di agire si fa vedere da tutti in piscina (o è uno del posto improvvisamente impazzito? Boh, come al solito ci saremo distratti); un serial killer che agisce in pieno giorno, con un furgoncino bianco, in una piccola comunità, senza che nessuno lo noti; ragazzine che scompaiono e genitori solo vagamente e tardivamente preoccupati; una ragazzina che, pur sapendo del pericolo serial killer, va di notte da sola nel bosco a cercare un telefonino…

Il film poi tenta qualcosa di complicatissimo, ovvero avventurarsi nei meandri del rapporto fra ragazzina vessata e assassino, e tra i vari problemi c’è pure quello di un cast dimenticabilissimo (fa eccezione la protagonista, brava), a partire proprio dal serial killer

Bello e sensato il finale splatter, annacquato però da una vicenda che ha già perso per strada credibilità.

Piggy (Cerdita, 2022) – di Carlota Pereda

CatturaTranquillamente perdibile.

In un futuro prossimo ipertecnologico i figli si possono fare in due modi, o in maniera tradizionale o…in un guscio a forma di uovo, progettandoli. Una coppia assortita (lui tecnologica, lui naturista) opta per l’uovo; finiranno per rivedere almeno in parte le rispettive posizioni.

Partiamo dal finale, da zero a zero senza tiri in porta, che è l’unica cosa che potrebbe risollevare le sorti del film e invece lo affossa definitivamente.

Quel che convince meno, a parte le smorfie dell’attrice che interpreta la moglie, è la scelta di un tono a metà strada fra il serio e il faceto, che se da una parte risparmia allo spettatore i pipponi etico moraleggianti su tutto ciò che una vicenda del genere sottende, dall’altro fatica a lasciare traccia, complice il già citato deludente finale (tutto qui?).

Inarrivabili i titolisti italiani. Titolo originale: Generazione guscio. Titolo italiano: Figli dell’intelligenza artificiale. Ok, è più bello il titolo italiano, ma non è un concorso di bellezza.

Figli dell’intelligenza artificiale (The pod generation, 2023) – di Sophie Barthes

Film a caso in pillole: Aporia

CatturaImproponibile.

Con una specie di scaldabagno pieno di tubi e di fili, un inventore è in grado di uccidere, nel recente passato, una persona. Un’amica ne approfitta, con grande disinvoltura, per fare ammazzare l’ubriaco al volante che le ha “stirato” il marito, che così torna in vita.

Proseguiamo?

Modificare il passato però innescherà cambiamenti di vario genere che…

Proseguiamo? No.

Bruttini e scarsini gli attori, ai quali comunque non si può rimproverare più di tanto, vista la storia sgangherata (ad essere molto buoni) a disposizione, che non si ferma alla risurrezione del marito, ma anche all’eliminazione di un terrorista e pure di qualcun altro, del quale ci siamo però già dimenticati. Che tanto quando hai a disposizione uno scaldabagno magico puoi fare quello che vuoi e non devi nemmeno preoccuparti di essere logico, è tutto valido.

Aporia (2023) – di Jared Moshr

Film a caso in pillole: Niagara

CatturaSoporifero (e irritante).

Marilyn Monroe, sposata con un racchio (e già da questo particolare si capisce che si tratta di un film), progetta di farlo fuori con l’aiuto dell’amante. Qualcosa va storto, ma a quel punto lo spettatore si è già addormentato, come dimostra un successivo bel colpo di scena, che però non basta a risvegliarlo.

Ma l’irritazione nasce da due personaggi maschili: il marito della coppia amica e il suo capoufficio. Sempre sorridenti, sempre sovraeccitati e ipercontenti. Non si reggono. Ci fosse stato Bud Spencer li avrebbe stroncati con un “perché ridete?”.

Niagara (1953) – di Henry Hathaway

Film a caso in pillole: Civil war

CatturaSe la prende con calma, ma alla fine arriva a segno.

Un’ora così così, da “tutto qui?” e “ma prima o poi succederà qualcosa di tosto?”, poi l’episodio di un militare squilibrato (il sempre inquietante Jesse Plemons, magari il nome vi dirà poco, ma se fate una ricerca su internet la sua faccia la riconoscerete subito) e il film finalmente decolla, per arrivare a un finale per certi versi “entusiasmante”, perfettamente in linea col carattere dei personaggi che emerge poco per volta.

Negli Stati Uniti dilaniati da una guerra civile che si combatte per strada, quattro fotoreporter vanno a caccia del Presidente per mettere a segno uno scoop. Si parla di guerra, ma anche e soprattutto di etica e di animo umano.

Ottima la durata (100 minuti), bravissima una “sfatta” e disillusa Kirsten Dunst.

Civil war (2024) – di Alex Garland

Film a caso in pillole: The Jester

CatturaInguardabile.

A dire il vero una cosa guardabile c’è, la splendida maschera del clown mannaro, che non parla, si muove come un mimo e ha i poteri di Dio (può fare qualsiasi cosa ed è immortale); il problema è che non si capisce cosa voglia e da chi, e quando si intuisce che il tutto potrebbe essere legato a un trauma famigliare da una parte subentra una considerazione (tutto qui?), dall’altra sorge spontanea una domanda: perché allora se la prende anche con gente che nulla ha a che fare con quella famiglia?

Il sistema nervoso dello spettatore viene messo a dura prova: d’accordo che agli horror non è richiesta troppa logica, ma due cosettine vuoi spiegarmele? Due regoline vuoi metterle per farmi interessare almeno un po’ alla vicenda?

Va poi detto che la maschera del clown mannaro è di gran lunga la migliore attrice del cast, per rendere l’idea sulle performance attoriali.

Insomma, bel filmettino.

The Jester (2023) – di Colin Krawchuk

Film a caso in pillole: Immaculate

CatturaIn casi simili il passo fra “buona trovata” e “boiata” è sottile, sottilissimo.

Diciamo subito che Immaculate se la cava, sfruttando tono horror, suore (fanno sempre paura) e atmosfera cupa (location e fotografia). Certo, il film è molto più convincente e interessante nella prima parte, fino cioè alla rivelazione del mistero (in questo caso ci si avvicina parecchio alla boiata), che non nella seconda, che versa litri di sangue, ma la durata inebriante (80 minuti e tutti a casa) aiuta ad archiviare il tutto come piacevole intrattenimento.

Giovane suora illibata scopre di essere incinta. Miracolo. Forse.

Brava la protagonista, non il massimo invece il prete, che pure ha un ruolo determinante; curiosa e inattesa la presenza di diversi attori italiani (da Benedetta Porcaroli a Giorgio Colangeli, bravi) in una produzione horror statunitense.

Immaculate (2024) – di Michael Mohan

Film a caso in pillole: Maggie Moore(S) – Un omicidio di troppo

CatturaIl vantaggio dei film sconosciuti, con attori non universalmente riconoscibili, è che basta poco per farli sembrare belli. Il fatto che nessuno ne parli li rende simpatici, dispone bene lo spettatore.

Non fa eccezione questo “Maggie Moore(S)” (rifiutiamo il titolo italiano, anche se ha senso), che mescola un doppio caso di omicidio a commedia, alternando indagini ufficiali a problemi personali dei due agenti che indagano. Difficile non pensare ai Fratelli Coen, ma chissenefrega, il risultato è piacevole, i personaggi non banali (il killer sordomuto è una genialata) e il tempo dedicato alla visione non si rimpiange. E’ ispirato e ha qualcosa di leggero da raccontare. Basta e avanza.

Maggie Moore(S) – Un omicidio di troppo (Maggie Moore(S), 2023) – di John Slattery

Film a caso in pillole: I care a lot

CatturaSi può guardare, che poi è l’unica cosa che conta, anche se la prima parte, quella che ha non ha bisogno della benevolenza dello spettatore, è decisamente la migliore, assieme al finale.

Per la legge è una tutrice legale di anziani soli, in realtà è una truffatrice seriale; il meccanismo si inceppa quando mette le mani nel portafogli della vecchietta sbagliata.

Un paio di domandine risulta naturale farsele: avida com’è, possibile non accetti la mazzetta (e che mazzetta) per lasciar perdere la vecchietta? Ma soprattutto: possibile si trasformi in un agente segreto in grado di tener testa da sola a gente poco raccomandabile e organizzata? Ma va bene, il film è provocatorio, pare addirittura tifare per i cattivi, le incongruenze e le esagerazioni sono perdonabili. Forse.

Lei è Rosamund Pike, attrice bravissima per tutti tranne che per noi (scusate, abbiamo un problema con le attrici/gli attori che sgranano gli occhioni), premiata col Golden Globe per questa interpretazione; a noi il fuoriclasse pare il suo antagonista Peter Dinklage, ma purtroppo di cinema non capiamo nulla.

In ferie i titolisti italiani, che hanno ritenuto opportuno non toccare il titolo originale, provocando come noto un corto circuito (attori doppiati in italiano-titolo originale in inglese) in grado di togliere il sonno.

I care a lot (2020) – di J Blakeson

Film a caso in pillole: Double soul

CatturaInaffrontabile.

I casi sono due: o la smettiamo di guardare film a caso o andiamo a fare una visita da un neurologo. Il fatto è che, sempre più spesso, capita di non riuscire a capire le trame.

Prendiamo “Double soul”. Probabilmente ci saremo distratti, altra cosa che capita sempre più di frequente (e qui torniamo all’opzione neurologo), ma se dovessimo raccontarlo, suonerebbe grosso modo così: ci sono due gemelle con un trauma alle spalle, una tenta di farsi strada nel mondo della finanza, l’altra in quello dell’arte. Fine.

Però nel cast ci sono ex star internazionali come Danny Glover, F. Murray Abraham e Julian Sands, che non c’entra niente ma almeno dimostra che il film l’abbiamo visto.

Forse un risvolto onirico, forse l’ennesimo maledetto film d’autore, forse la necessità di farci visitare da un neurologo. Chissà.

Double soul (2023) – di Valerio Esposito

Film a caso in pillole: Corrective measures

CatturaImpresentabile.

Praticamente un film con supereroi (nel caso specifico supercriminali) di Serie B con effetti speciali di Serie C.

Geniale se non altro lo stratagemma per ridurre al minimo i suddetti effetti speciali: un marchingegno inibisce i superpoteri dei reclusi. II boss, dotato di intelligenza sopraffina (è il suo super potere), lavora dalla sua cella all’evasione, con un piano di una raffinatezza sopraffina: ottenere la password del wi-fi dal direttore del carcere, chiedendogliela.

Improponibile.

Per quale caspita di motivo duri 100 minuti e per quale motivo il titolo non sia stato tradotto in italiano, non è dato sapersi.

Corrective measures (2022) – di Sean O’Reilly

Film a caso in pillole: La terra delle donne

CatturaInespugnabile.

La settima figlia che nasce è una strega o una roba del genere, secondo un’antica leggenda sarda. Così c’è scritto all’inizio del film. Poi stop, il buio. Fosse un’interrogazione scolastica faremmo scena muta. Personaggi, fatti… non abbiamo capito nulla, non siamo riusciti a interessarci quel minimo necessario per sintonizzarci.

Alessandro Haber sempre bravissimo che interpreta un prete, purtroppo in poche scene; Valentina Lodovini che sembra un corpo estraneo rispetto al resto del cast, che ha facce interessanti; i bellissimi paesaggi e una fotografia dal respiro internazionale; una colonna sonora ipnotica. Ma ce ci spostiamo dalla forma alla sostanza… non siamo in grado di dirvi cosa abbiamo visto.

Quindi trattasi probabilmente di bellissimo film d’autore, che per noi ignoranti (e distratti) corrispondono a 101 minuti di sofferenza.

Amen.

La terra delle donne (2023) – di Marisa Vallone

Film a caso in pillole: La spettatrice

CatturaDi una lentezza sfiancante, nonostante una durata tutto sommato accettabile, di poco superiore a quella di una partita di calcio.

Una tizia si innamora di un tizio, senza rivelarsi, al punto da seguirlo in un’altra città; nella nuova città cerca di avvicinarlo stringendo amicizia con la sua compagna.

La trama un po’ così lascia intendere si tratti di un film d’autore, come testimonia peraltro il finale alto, immaginiamo struggente, per chi riesce a struggersi in simili circostanze. Resta il fatto che il film d’autore offre al volgo un apprezzabile ma non necessario nudo integrale (purtroppo fugace) della protagonista, che in tutta onestà è la prima cosa che ci viene in mente a visione conclusa.

Ben diretto e interpretato, per carità, ma è uno di quei film che non riguarderemmo per alcun motivo al mondo.

La spettatrice (2004) – di Paolo Franchi

Film a caso in pillole: The Fall Guy

CatturaInaffrontabile.

Due ore (infinite) di una commedia romantica d’azione, deludente in due versanti su tre: come commedia si ricordano giusto due-tre sketch (la visione dell’unicorno, il pass della camera d’albergo che non funziona, il trailer finale col nuovo protagonista), come film romantico fa venire sonno, i due protagonisti che tubano non si sopportano (l’idea vincente, immaginiamo, dovrebbe essere il fatto che tubano nelle situazioni più improbabili, ma non è una nuova trovata), come film d’azione il suo lo fa, non ci sono scene memorabili ma lo spettacolo non manca. E ci mancherebbe altro, visto che la vicenda si svolge nel mondo del cinema e in particolare degli stuntman.

La trama: uno stuntman finisce nei guai indagando sulla scomparsa di una star.

Problema, oltre alla durata e a quello che abbiamo già scritto sulla commedia romantica: che lo stuntman indaghi… solo perché gli viene chiesto come favore, non sta in piedi. Ma soprattutto non regge che continui a indagare quando inizia a rischiare l’osso del collo.

Comunque, come al solito, non fidatevi di noi: basta dare un’occhiata su internet per rendersi conto di trovarsi al cospetto di un film bellissimo con due protagonisti strepitosi (Ryan Gosling ed Emily Blunt, in realtà carismatici e solo bravini).

The fall guy (2024) – di David Leitch

Film a caso in pillole: Vergogna, schifosi!

CatturaDue sono le cose che colpiscono: il titolo, cafonissimo, e la musichetta di Ennio Morricone, un po’ inquietante e un po’ fastidiosa, sicuramente martellante.

Il film ha un buono spunto iniziale e un bel finale, ma pur essendo breve (meno di una partita di calcio) non ha abbastanza “sostanza” nella parte centrale, che si trascina senza sussulti, pur trovando giustificazione nell’annoiato mondo dell’alta borghesia in cui è ambientato.

Si può guardare? Sì, tranquillamente, tenuto soprattutto conto del fatto che è del 1969 ma porta bene i suoi anni.

Durante un’orgetta ci scappa il morto; qualcuno entra in possesso di una foto e inizia a ricattare.

Vergogna, schifosi! (1969) – di Mauro Severino

Film a caso in pillole: Holiday

CatturaCarino e sconosciuto. O forse carino proprio perché sconosciuto, almeno da noi, che nella nostra somma ignoranza non abbiamo mai sentito parlare di “Holiday”.

Fatto sta che regista e cast (sconosciuti pure loro, per noi) convincono, anche se non siamo sicuri di aver capito un finale che infatti evitiamo di giudicare. Ma per il resto c’è tutto ciò che serve a interessare lo spettatore: la durata contenuta, la ricostruzione di un duplice omicidio e adolescenti spesso scosciate, che a intervalli più o meno regolari parlano di sesso.

Dopo due anni di carcere e l’assoluzione dall’accusa di omicidio della madre e del suo amante, la giovane protagonista torna a casa. Ma ovviamente non è facile rientrare nella normalità, tantopiù in epoca social.

Va detto che trattasi di uno di quei film italiani con quel problemino lì, che non si capisce mai se sia dovuto a dizione, doppiaggio, audio o chissà quale altra diavoleria. Soprattutto quando parla la protagonista, non sempre si capisce tutto tutto.

Eh? Cosa hai detto? Puoi ripetere lentamente e scandire bene le parole?

Holiday (2023) – di Edoardo Gabbriellini

Film a caso in pillole: La maschera di cera

CatturaE’ mai possibile dover aspettare più di tre quarti d’ora perché un horror si riveli per quello che è? Lo sappiamo che sei un horror, cosa aspetti a sanguinare, sei così presuntuoso da credere di creare un’attesa febbrile? Tantopiù se sei semplicemente l’ennesima variazione sul tema di “Non aprite quella porta”, con un gruppo di ragazzi che capitano nel posto sbagliato.

Poi, finalmente, quando “La casa di cera” (ci rifiutiamo di chiamarlo col titolo italiano “La maschera di cera”) mette da parte descrizioni e inquadramento dei personaggi e della situazione (che tanto la trama non c’è), non è affatto male, ci sono alcune uccisioni e schifezze di buon livello, senza tralasciare la lunga scena dello spettacolare incendio.

Insomma, questo film non ha nessun valido motivo per durare un’ora e quarantasette minuti, ribadito che la seconda parte horror non è un capolavoro ma ha il suo senso di esistere.

Vista la durata non siamo riusciti a rimanere concentrati dall’inizio alla fine, quindi non abbiamo capito dove siano polizia, telefoni, e perché a un certo punto, quando ne hanno l’opportunità, non se ne vanno punto e basta, ma è probabile tutto o in parte venga spiegato in qualche passaggio della vicenda. Non possiamo escluderlo.

La maschera di cera (House of wax, 2005) – di Jaume Collet-Serra

Film a caso in pillole: Little Joe

CatturaFatto bene, ma sostanzialmente improponibile. Perché sarà pure metafora-allegoria di altro, ma la pianta creata in laboratorio che col suo polline modifica il carattere delle persone… anche no, grazie. O meglio: chissenefrega?

Se si rimane davanti allo schermo per un’ora e quaranta minuti non è certo per la trama, ma per i colori, le luci, i suoni che fanno da colonna sonora, gli ambienti asettici, le ottime facce improbabili degli attori e le recitazioni volutamente “gelide”, insomma, se si rimane davanti allo schermo è per tutto ciò che riguarda la forma e la regia. E per quel minimo di curiosità legato alla direzione di un film che ha uno spunto da commedia ma è invece “serio”. Tradotto: andrà a parare verso la boiata o l’ennesima rivisitazione dell’Invasione degli Ultracorpi?

Little Joe (2019) – di Jessica Hausner