Film a caso in pillole: L’albero degli zoccoli

CatturaTre ore di qualcosa a metà fra un documentario e un film, pluripremiato e vincitore della Palma d’Oro a Cannes nel 1978.

Tre ore di qualcosa a metà fra un documentario e un film in dialetto bergamasco, con sottotitoli, che racconta di contadini che fanno i contadini: lavorano, sbrigano faccende, si sposano e fanno figli, pregano, decapitano un’oca, sgozzano un maiale, piantano semi, raccontano favole ai bambini e fanno tutto quello che ci stiamo dimenticando.

Per un fenomeno soprannaturale che non siamo in grado di individuare, “L’albero degli zoccoli” si può guardare, naturalmente a puntate, tutto in una volta non crediamo sia possibile. Noi ad esempio abbiamo impiegato più o meno quattro giorni. Quindi ok, bravissimo il regista e gli attori-non attori (contadini veri), spiace ammetterlo ma ha il suo indubbio fascino, anche se potrebbe trattarsi di semplice soddisfazione dello spettatore, a visione completata, per l’impresa compiuta.

Ma in ogni caso: tre ore (e quattro minuti)? TRE ORE (e quattro minuti)? T-R-E O-R-E (e quattro minuti)?

L’albero degli zoccoli (1978) – di Ermanno Olmi

Film a caso in pillole: The moon

CatturaInguardabile.

Astronauta in panne, in missione lunare, tenta il difficile rientro sulla Terra.

Solo note negative: il senso opprimente di già visto (ormai il filone “astronauta in panne” è un grande classico); la durata irritante (due ore); l’inevitabile “chissenefrega” al parallelismo tra il tentativo di salvataggio e una precedente missione finita male, che immaginiamo vorrebbe essere il vero focus del film, assieme alla collaborazione Corea-USA dalle connotazioni politiche.

Non manca ovviamente il gergo tecnico inaccessibile al volgo, proprio del filone spaziale, con ultra mega scienziati che si esaltano o disperano per scoperte tenico-fisico-quantistico-gastriche che però capiscono solo loro.

The moon (Deo mun, 2023) – di Kim Yong-hwa

Film a caso in pillole: Restiamo amici

CatturaNon sta in piedi.

Non solo il tipo che si prima si finge morto poi organizza feste e si fa vedere in giro, ma anche tutti i piani e i colpi di scena. Troppa roba, messa insieme senza un’impalcatura in grado di reggerla. Così, anche se il film è una commedia senza pretese “scientifiche”, risulta irricevibile, nonostante un terzetto di attori (Michele Riondino-Libero De Rienzo-Alessandro Roja, senza dimenticare Violante Placido e Ivano Marescotti) che avrebbe meritato altra storia da raccontare.

Per entrare in possesso di una cospicua eredità, un moribondo senza eredi propone a un amico di “prestargli” il figlio. Da qui il via a tutto quel che segue dopo. La parte commedia si guarda anche, quella da film d’azione per i motivi accennati è improponibile.

Restiamo amici (2018) – di Antonello Grimaldi

Film a caso in pillole: I limoni d’inverno

CatturaPesantuccio, dopo una buona prima parte, fruibile. Meno affrontabile la seconda, che coerentemente con un titolo orribile da cinema d’essai, si smarca dalla vicenda “semplice” e alza il tiro, cercando un tono poetico.

La storia è quella di un’amicizia tra due vicini di casa, un anziano forse malato e una donna forse non troppo soddisfatta della vita coniugale.

Non eccezionale ma molto credibile in un ruolo per lui non abituale Christian De Sica, distraente la somiglianza tra Teresa Saponangelo (brava) e la cantante Giorgia.

Il film ha il grosso merito di gettare un raggio di luce sul mistero del ben noto problema audio che affligge tanti film italiani: eh? Cosa hai detto? Puoi ripetere lentamente e scandire meglio le parole? Colpa dell’audio? Della dizione? Del doppiaggio? Qui dubbi ce ne sono pochi: quando parla De Sica si capisce tutto benissimo, quando parla Saponangelo si capisce quasi tutto, quando parlano il cameriere e il marito al massimo si intuisce.

I limoni d’inverno (2023) – di Caterina Carone

Film a caso in pillole: Cani randagi

CatturaCi andiamo leggeri, non è giusto “vivisezionare” i film a basso costo, anche perché, nel caso, specifico, siamo nella nobiltà del “fatto in casa”. C’è un ‘idea, c’è una regia, ci sono attori quasi tutti abbastanza presentabili, che alternano scene e recitazioni accettabili ad altre decisamente più “rigide”, sia nelle espressioni che nella dizione, specie quando sale la tensione.

Ma al netto di tutto ciò, il film si può guardare? Insomma. Merita di essere visto? No. Si può affrontare? Sì.

La trama: sullo sfondo di affari malavitosi si intrecciano varie storie: uno scrittore che si invaghisce della donna di un criminale, un ragazzino innamorato di una tossica e cose del genere. Con la scusa di caratterizzare i personaggi, è un film in cui si fa più volte all’amore, in maniera animale (il criminale) e in maniera appassionata (lo scrittore).

Cani randagi (2023) – di Alessandro Zizzo

Film a caso in pillole: Una questione privata

CatturaRaro caso di cinema d’autore a durata esaltante (80 minuti).

Bel film, con un paio di scene emotivamente intense, solo un po’ “ingessato” nello sviluppo e nelle recitazioni. Ma qui rientriamo nella cifra stilistica autoriale. Il grande merito è parlare semplice e rendere accessibile una vicenda che semplice lo è solo in apparenza.

Mosso dalla gelosia, un partigiano (Luca Marinelli, bravino) cerca un amico, partigiano pure lui, per sistemare il conto rimasto in sospeso. Ma l’amico cade in mano ai fascisti. Non stiamo rivelando troppo, il film è anche molto altro.

Una questione privata (2017) – di Paolo e Vittorio Taviani

Film a caso in pillole: Heart of stone

CatturaInsopportabile.

Ennesimo film d’azione su agenti segreti in missione super mega importante per salvare qualcuno o qualcosa, forse il mondo, chi può saperlo.

Che uno pensa: beh, ma se hanno fatto un altro film del genere, avranno per le mani una storia fenomenale. No, bastano pochi minuti per rendersi conto che… chissenefrega.

Allora ci saranno scene spettacolari da mica normali. No, tutto nella norma del già visto. Giusto l’esplosione di un dirigibile, ma robetta rispetto ai vari Mission Impossible e compagnia bella.

Beh, ma allora ci saranno attori bravi o talmente noti e carismatici da reggere la scena con la sola presenza. Macché. Niente di tutto ciò.

E in più dura, senza motivo, 115 minuti.

Bel filmettino, mancava, grazie di tutto.

Heart of stone (2023) – di Tom Harper

Film a caso in pillole: Il ladro di giorni

CatturaUna resa dei conti che lascia quantomeno perplessi – sia per lo svolgimento che per la sede (piazza e paese deserto in pieno giorno?) – non riesce a rovinare un film che, per il resto, si può tranquillamente guardare.

Riccardo Scamarcio esce di galera e va a riprendersi il figlio piccolo, ma a quanto pare solo come copertura per i suoi affari e la suddetta resa dei conti, con chi l’aveva spedito in galera.

La cosa che più piace è che il padre insegna al figlio a delinquere e il regista non prende le distanze per giudicare, lasciando fare, senza condannare l’attrazione per il crimine del giovine; in epoca di politicamente corretto imperante, è una boccata d’ossigeno.

Bravi Scamarcio e il giovin attore.

Purtroppo però trattasi di film italiano col solito problema comune a tanti film italiani, che non si capisce mai se sia dovuto a dizione, doppiaggio, audio o chissà quale altra diavoleria. Soprattutto quando parla il ragazzino, non è semplice capire tutto.

Eh? Cosa hai detto? Puoi ripetere lentamente e scandire bene le parole?

Il ladro di giorni (2019) – di Guido Lombardi

Film a caso in pillole: Rodeio Rock

CatturaImpresentabile.

E dire che l’idea sarebbe carina: un famoso cantante country finisce in coma e per non interrompere tour e contratti il suo staff decide di ingaggiare un sosia, che però è un rockettaro convinto.

Solo l’idea è carina: il protagonista è improponibile, già all’inizio, con barba posticcia e capello lungo nei panni del rockettaro; poi passa tutto il film a fare lo sguardo da tenerone e Buono Assoluto, prendendo il posto del cantante di successo e riscattando la sua figura, sia a livello personale che professionale. Insomma, non si sopporta.

Da parte loro sceneggiatura e regia non cavalcano l’aspetto potenzialmente più divertente, solo accennato distrattamente (il rockettaro che vorrebbe modificare il repertorio), preferendo concentrarsi sull’aspetto romantico della commedia (volete che non ci sia una storia d’Ammmore?).

Non sfugga poi il fatto che nessuno si accorge del sosia (ha pure la stessa voce quando canta e parla? Stiamo parlando di un personaggio famoso, che fa pure interviste…), nemmeno chi è stato a letto con l’originale (sì, vabbé…), e che le canzoni country che vengono cantante nel film… non sono country. Non siamo esperti di cinema e tantomeno di musica, ma siamo sicuri: le canzoni country nel repertorio del famoso cantante country, non sono country.

Rodeio Rock (2023) – di Marcelo Antunez

Film a caso in pillole: Rocco e i suoi fratelli

CatturaMettiamola così: ha 64 anni e si vedono tutti, sia nelle recitazioni “eccessive” (soprattutto quando si tratta di rabbia e disperazione), che oggi fanno sorridere, che nelle reazioni dei protagonisti a drammi e crimini, in nome dell’onore e dell’amore famigliare. Che oggi destano parecchie perplessità.

Tenuto conto del bianco e nero, della presenza di Alain Delon (ma Renato Salvatori gli tiene ampiamente testa), di una regia solida e di un paio di scene “forti”, non è difficile capire perché “Rocco e i suoi fratelli” faccia parte dell’elite della cinematografia, non solo italica. Ma è uno di quei film che non riguarderemmo mai, per nessun motivo al mondo, tenendo tra l’altro presente che dura la “bellezza” di tre ore (TRE ORE) e che abbiamo impiegato 2-3 giorni per vederlo tutto, a puntate. Tre ore che ci hanno riportato alla mente il discorso di Totò alle truppe, in “Totò contro Maciste”: “Spezzeremo le reni a Maciste e ai suoi compagni, a Rocco e ai suoi fratelli”.

La trama: cinque fratelli lucani, con madre al seguito, emigrano a Milano in cerca di lavoro e fortuna. Succederanno un po’ di cose, alcune interessanti, altre meno, nessuna comunque tale da giustificare centottanta minuti di durata.

Rocco e i suoi fratelli (1960) – di Luchino Visconti

Film a caso in pillole: Palazzina Laf

CatturaBello.

Operaio ILVA “ingaggiato” dai padroni come spia, per riferire dei tumulti sindacali; sempre nelle vesti di infiltrato finirà nella palazzina del titolo, luogo tragicomico di confino per il personale “scomodo”.

Ottimi i due protagonisti, l’operaio Michele Riondino (anche regista), caratterizzato in maniera non banale, e il padrone-carogna “più classico” Elio Germano.

Unico appunto: non troppo chiare le conseguenze del processo sull’operaio-spia. Ma su tutto il resto nulla da ridire: film da vedere, nonostante un titolo che rischia di scoraggiare chi nulla conosce della vicenda e dell’ILVA, tipo noi.

Palazzina Laf (2023) – di Michele Riondino

Film a caso in pillole: Fear

LocandinaL’ultima parte non è malaccio, già stravista (ennesima variante de “La Casa”) ma affrontabile, si muore tutto sommato abbastanza bene e in maniera creativa; il problema è la prima ora abbondante di film, in cui l’horror si dimentica di essere un horror e preferisce filosofeggiare su fobie e paura del prossimo.

Gruppo di amici si ritrova per una vacanza in una casa nel bosco, con una pandemia alle spalle e una che sta per scoppiare; un tizio che tossisce e una tipa con l’asma non vengono guardati benissimo dagli altri. Ma è un depistaggio, non è questo il focus della vicenda; in realtà l’allegra combriccola risveglia non si sa come e perché delle streghe malefiche o una roba simile.

Nel complesso di un cast scarsino forte, curioso che il ruolo di protagonista sia stato affidato al più scarsino forte di tutti. Vi basti qui sotto un fotogramma di una sua espressione di terrore.

Fear (2023) – di Deon Taylor

Cattura

Film a caso in pillole: Fabbricante di lacrime

CatturaInguardabile.

E inascoltabile, laddove si parla di “cuori intrecciati” e si fa ampio ricorso a frasi da Baci Perugina (con tutto il rispetto per i Baci Perugina), tipo “lui graffi e io cerotti”, “La favola più grande ce l’abbiamo nel cuore”, “Hai abbastanza coraggio da immaginare una favola senza lupo?” o “Tutti tolgono le spine alla rose, ma a me piace lasciarle, perché mi ricordano che anche le cose belle possono far male”.

Due orfani adolescenti – che fanno finta di schifarsi ma si piacciono – vengono adottati dalla stessa famiglia. Finirà benissimo, in nome dell’Amore.

Lui è bruttino forte, ma tutti dicono che sia bello (amen), ha perennemente lo sguardo da piacione tormentato e appena può si mostra a torso nudo; lei è molto più bella di lui, sussurra e fa le fusa, cerca di resistere ma nulla può di fronte al fascino del bruttino forte (in un film, nella realtà lei nemmeno lo degnerebbe di uno sguardo). Sulle recitazioni ci fermiamo qui, preferiamo non infierire.

Il colpo di grazia sono la colonna sonora soporifera e la voce fuori campo che filosofeggia.

Fabbricante di lacrime (2024) – di Alessandro Genovesi

Film a caso in pillole: One life

CatturaUna mattonata.

Però alt, fermi tutti: si potrà mai scrivere male di un film con Anthony Hopkins, tratto da una storia vera, che parla del piano per salvare bambini dalla Cecoslovacchia invasa dalla Germania nazista? Sì, certo che si può scrivere male, perché come al solito non è in discussione l’argomento, ma il film, che nel caso specifico fa venire sonno e fa sudare allo spettatore tutti e 102 i minuti di durata.

Il fatto è che la vicenda raccontata è tutta molto lineare, certo difficoltosa per questioni burocratiche, ma non ha sussulti… cinematografici. Non ci sono scene “forti”, non c’è mai tensione legata al possibile fallimento dell’operazione. E anche quando l’operazione viene interrotta dallo scoppio della guerra … non c’è sorpresa, perché il film è tutto un flashback, quindi si sa già che l’ultimo treno carico di bimbi verrà fermato dai nazisti in stazione.

Dato tutto ciò, si profila la possibilità che il film sia più interessato alla figura dell’organizzatore di tale operazione, campione di coraggio, umanità e umiltà, che solo grazie a una trasmissione tv riceve in tarda età il giusto tributo. Ma in ogni caso: perché non un documentario (magari un po’ più breve) anziché un film?

One life (2023) – di James Hawes

Film a caso in pillole: Godzilla e Kong – Il nuovo impero

CatturaImproponibile.

Un delirio lungo un’ora e tre quarti: Godzilla che distrugge mezza Roma a fin di bene, menando un calamaro gigante, poi come un gatto si acciambella a riposare all’interno del Colosseo; diverse piramidi e buona parte di Rio de Janeiro rase al suolo; un lucertolone che sputa ghiaccio liquido comandato e cavalcato da uno scimmione cattivo; una bimba sordomuta che “sente” non-abbiamo-capito-bene-cosa ma forse alla fine contribuisce a salvare il mondo (il “forse” è dovuto al fatto che non siamo riusciti a farci venire la voglia di capire); la sostituzione di un dente rotto a King Kong, al quale viene “rinforzato” pure un avambraccio con un maglio dei Transformers o una roba simile.

Ora: va bene che da un film del genere, fatto quasi tutto al computer, non puoi aspettarti nulla, se non botte da orbi tra mostri (ok, quelle ci sono), ma quando è troppo è troppo, c’è un limite anche alla caciara fine a se stessa…

Godzilla e Kong – Il nuovo impero (Godzilla x Kong – The new empire, 2024) – di Adam Wingard

Film a caso in pillole: The execution

CatturaInguardabile. E inaffrontabile, tenuto conto delle 2 ore e 10 minuti di durata (mortacci sua).

Trattasi di sedicente thriller in cui tornano in voga i delitti di un serial killer, ritenuto in carcere. O una roba del genere. Capire e rimanere concentrati non è facile, tenendo conto della durata, del buio (da non confondersi con l’atmosfera cupa, qui la pellicola è buia, è un’altra cosa) e degli sbalzi temporali con cui viene raccontata la vicenda.

Pare di capire ci sia un bel colpo di scena dopo un paio d’ore di film, una congiura o qualcosa di simile, ma chi può arrivare lucido alla seconda ora? Noi no di certo.

Una cosa che spaventa comunque c’è, a parte la durata: la bruttezza degli attori. Tutti. Metterne almeno uno carino nel cast sembrava così sbagliato e politicamente scorretto?

The execution (Казнь, 2021) – di Lado Kvataniya

Film a caso in pillole: Adagio

CatturaNon  così bello come sarebbe logico attendersi visti regista e cast. Ribaltando la questione: con attori meno bravi e conosciuti saremmo così indulgenti? Probabilmente no.

Il film dura tantissimo (due ore) e impiega un bel po’ a prendere ritmo; Pierfrancesco Favino è vero che interpreta un malvivente malato oncologico, ma pare Nosferatu; Francesco Di Leva è uno spreco assoluto, ha poche battute e un ruolo marginale; Valerio Mastandrea e Toni Servillo non si discutono, ma la parte e la performance migliore sono quelle di Adriano Giannini, carabiniere corrotto che ricatta il figlio di un criminale per fare soldi.

Non tutti i passaggi della vicenda – a livello di comprensione – scorrono via lisci, ma il film è volutamente “sporco”, ambientato in una Roma quasi post apocalittica, tra afa, incendi e interruzioni di corrente elettrica. La curiosità di vedere come va a finire c’è, quindi il suo lo fa. E’ intrattenimento di classe.

E’ un brutto film? No, certo che no.

Era lecito attendersi di più col potenziale a disposizione? Sì, certo che sì.

Adagio (2023) – di Stefano Sollima

Film a caso in pillole: Cento domeniche

CatturaSarà che Antonio Albanese (qui anche regista) è talmente bravo che probabilmente renderebbe affrontabile anche una boiata, ma non si spiega come mai nessuno parli di “Cento domeniche”. Che è bello, sintetico (un’ora e mezzo), non banale e ha un finale “spietato”. Naturalmente nessun premio vinto, il che ovviamente depone a suo favore.

Il protagonista, un Buono Assoluto in pensione, scopre di essere stato truffato dalla propria banca e di non avere più un euro sul conto, proprio quando sta per realizzare il sogno di accompagnare la figlia all’altare.

Un solo appunto: possibile prima di firmare la richiesta di finanziamento non chieda un estratto conto della propria situazione finanziaria? Ok, si fida, ma in banca stanno sul vago quando parla di cifre. Nemmeno una stampa contabile domanda? Uhm…

Sia chiaro: il film è comunque da vedere, fosse solo per ammirare la disinvoltura con cui Albanese passa da recitazione brillante a recitazione drammatica.

Cento domeniche (2023) – di Antonio Albanese

Film a caso in pillole: Club Zero

CatturaDavvero niente male.

Di sicuro, anche stilisticamente (inquadrature finto amatoriali con aggiustamento dello zoom, colonna sonora nei momenti topici fatta di soli suoni) non passa inosservato.

Insegnante nutrizionista plagia un gruppo di studenti, promuovendo “alimentazione consapevole”.

Il film, serio, fa la cosa più difficile visto lo spunto grottesco e le ridicole divise scolastiche: essere verosimile. E’ satira/denuncia spietata, come dovrebbe sempre essere, non solo sulle mode (alimentari), ma anche sul disinteresse di parecchi genitori verso i propri figli; non manca una scena da voltastomaco, ma è perfettamente coerente con la storia raccontata.

Parlando di attori, brava l’insegnante e quasi tutti i ragazzi plagiati.

Club Zero (2023) – di Jessica Hausner

Film a caso in pillole: Altri padri

CatturaCi sono tante cose da dire su questo film, che offre il suo peggio nel titolo (orribile) e nelle scene in aula di tribunale presiedute da Maria Grazia Cucinotta (aiuto).

Innanzitutto, la più importante: si guarda, a tratti è addirittura bello. Bravi e credibili i due protagonisti, Paolo Briguglia (già visto un milione di volte, ma non sapremmo dire dove) e, a sorpresa, Chiara Francini, alle prese con un ruolo drammatico. Scelta azzardata ma azzeccata. Del resto il coraggio non manca al regista, che in epoca di politicamente corretto, propone una vicenda in cui è la moglie cattiva a tentare di sbarazzarsi del marito buono, facendo di tutto per tenerlo lontano dai figli.

Strano la censura non sia intervenuta.

Nel coraggio rientra il montaggio (la vicenda non è raccontata in preciso ordine temporale, scelta discutibile) e pure qualche scena “onirica”, non necessaria.

Ultime due annotazioni: piuttosto forzato il modo in cui lui riesce a collegare i fili della “congiura” (com’è possibile una foto del genere arrivi in carcere?); molto presente una celebre catena di negozi, pure in fondo a destra sulla locandina. Ok, capito, va così il mondo. Ma un po’ infastidisce.

Altri padri (2021) – di Mario Sesti