Film a caso in pillole: Il teorema di Margherita

CatturaMassì, dai, crepi l’avarizia: bello. Con tutte le boiate che vediamo di solito non è il caso di fare i difficili.

Come al solito nella lunghezza (109 minuti) non c’è mai nulla di buono, infatti il ritmo cala parecchio nella seconda parte, ma il bel finale e più in generale il film stesso ne giustificano ampiamente la visione.

Storia di una secchiona fissata con la matematica, con la dimostrazione di non abbiamo capito minimamente cosa, molto più a suo agio con i numeri che non con le persone. Le cose cambieranno.

Brava e con la faccia giusta la protagonista.

Il film ha un grandissimo vantaggio: non si capisce niente. Nel senso: il film è chiarissimo e si capisce benissimo, ma tutti quei numeri e quelle formule sono inespugnabili e mettono soggezione, dando allo spettatore la sensazione di assistere a qualcosa di grandioso.

Il teorema di Margherita (Le théorème de Marguerite, 2023) – di Anna Novion

Film a caso in pillole: The ministry of ungentlemanly warfare

CatturaPrima di tutto: una volta tanto che i sempre creativi titolisti italiani dovevano intervenire, per rendere meno respingente “The ministry of ungentlemanly warfare” (a chi mai potrebbe venire in mente di avvicinarsi a un film con un titolo del genere?), hanno pensato bene di fregarsene.

“The ministry eccetera eccetera” è carino, elegante e ben girato, reso cool da personaggi tutti d’un pezzo con la battuta sempre pronta, una colonna sonora che offre il suo meglio nella parte strumentale e una quantità soddisfacente di uccisioni ed esplosioni, ma ha un problema di base: “Bastardi senza gloria” esiste già, e da un pezzo. Così si fatica a comprendere il significato di un’operazione del genere nel 2024, visto l’illustre predecessore, tra l’altro migliore sotto qualsiasi punto di vista.

Poco importa che all’inizio e alla fine il regista ci ricordi che “The ministry eccetera eccetera” è tratto da una storia vera, l’idea di base è la stessa di “Bastardi”, ovvero un manipolo di eroi borderline a caccia di nazisti.

Ribadiamo: si può guardare, tranquillamente. Il guaio è che mentre lo guardi pensi a “Bastardi senza gloria”.

The ministry of ungentlemanly warfare (2024) – di Guy Ritchie

Film a caso in pillole: Freelance

CatturaDurasse qualcosina in meno sarebbe affrontabile, forse, ma così no, con una durata che supera abbondantemente quella di una partita di calcio, risulta improponibile.

Sgangherato film d’azione affidato, nel ruolo di protagonista, ad un rigidissimo John Cena, che quando sfodera l’espressione concentrata da duro non si può guardare. Meglio quando può cavalcare i toni da commedia, che non mancano.

Cena è la guardia del corpo di una giornalista che deve intervistare un dittatore. Poi boh, scoppia tutto un casino in cui non si capisce chi vuole ammazzare chi e perché, ma è un vecchio problema dei film di intrattenimento che non si accontentano di esserlo, e credono che incasinare la trama ne elevi lo status.

Freelance (2023) – di Pierre Morel

Film a caso in pillole: Coincidenze d’amore

CatturaInguardabile (e inascoltabile).

Meg Ryan e David Duchovny, stanchi e orrendamente invecchiati, ex coppia, si ritrovano in aeroporto e parlano. Ricordano, raccontano, parlano, parlano, parlano, parlano, a un certo punto nemmeno sapremmo dire di che cosa. Barlume d’interesse quando salta fuori che lei, con la storia della coppia aperta, dispensava felicità in giro, ma è un attimo, un momento in un mare di discorsi soporiferi.

Difficile lo spettatore riesca ad arrivare sano e salvo ai titoli di coda.

Improponibile il titolo italiano, che nemmeno si preoccupa di assomigliare all’originale.

Coincidenze d’amore (What happens later, 2023) – di Meg Ryan

Film a caso in pillole: Boy kills world

CatturaPartiamo dalla cosa più importante: intrattenimento puro, grazie al cielo, troppo lungo (101 minuti) ma guardabilissimo, grazie a sangue, mutilazioni varie, combattimenti ben coreografati, violenza a tratti inaudita e un’autoironia di fondo che impedisce al film di prendersi troppo sul serio (ottima la trovata dell’eroe sordomuto, in difficoltà con la lettura dei labiali).

La storia è essenziale (vendetta), tarantiniana al limite del plagio (Kill Bill) e ha un bel colpo di scena, che non si fa problemi a rimescolare le carte in tema di buoni e cattivi.

Cos’è che allora impedisce di scrivere semplicemente “bel film”? Della lunghezza abbiamo detto, aggiungiamo attori bruttini e scarsini, e il fatto che più di una volta il protagonista potrebbe essere tranquillamente eliminato, ma sceneggiatura e regia se ne inventano una appresso all’altra per impedire che ciò accada.

Boy kills world (2023) – di Moritz Mohr

Film a caso in pillole: Restore point

CatturaInguardabile.

Ma in parte è colpa nostra, che dobbiamo smetterla di guardare film di fantascienza.

Nel futuro se muori prematuramente ti riportano in vita, a patto che tu abbia fatto però operazione di backup, come per i dati del computer. Se ti dimentichi e muori prematuramente… ciao. Che uno fatica a rimanere serio: va bene dimenticarsi il backup del computer, ma come fai a dimenticarti il backup per tornare in vita? Se succede è giusto non ti resuscitino.

Poi però la vicenda va avanti, per tanto, tantissimo tempo (108 minuti, un’eternità in queste condizioni), raccontando di un tipo che dovrebbe essere morto e non lo è, anche se non ha fatto backup, o di una congiura o un assassinio o un virus o una roba del genere, sicuramente pure con qualche tema serio sottotraccia.

Pare impossibile qualcuno possa trovare interessante o avvincente una storia del genere, ma tutto può essere, ci mancherebbe, massimo rispetto per chi riesce ad apprezzare. Detto e ribadito che il film non si affronta.

Restore point (Bod obnovy, 2023) – di Robert Hloz

Film a caso in pillole: Il piacere è tutto mio

CatturaFilm furbino.

Spande buonismo a piene mani (i protagonisti sono due Buoni Assoluti), riflette su solitudine e rapporti famigliari, ma per rendersi interessante ha bisogno di far parlare ripetutamente Emma Thompson di pompXXi, e più in generale di prestazioni sessuali.

L’attempata Thompson (che offre anche un coraggioso e liberatorio nudo integrale, sempre per via del film furbino), vedova repressa, noleggia un prostituto per farsi dare di cesello come si deve.

Bravissima lei a trasmettere l’imbarazzo dell’inesperienza, nonostante l’età avanzata; ma il fatto è che la Thompson è molto più brava di Daryl McCormack (chi?), che a forza di sorridere e fare gli occhioni dolci alla lunga si regge a stento.

Inaccettabile il titolo italiano (Il piacere è tutto mio). Titolo originale: Buona fortuna a te, Leo Grande.

Il piacere è tutto mio (Good luck to you, Leo Grande, 2022) – di Sophie Hyde

Film a caso in pillole: The ambush

CatturaNella lunghezza, si sa, non c’è mai nulla di buono. Non fa eccezione “The ambush”, che pure ha panorami notevoli, bella fotografia nitida e uno spunto di lusso per un film d’azione/guerra: tre militari, a bordo di un convoglio corazzato, cadono in un’imboscata; devono resistere fino all’arrivo dei rinforzi.

Il problema è che vedere della gente sparare dopo un po’ stanca, tanto è vero che alla lunga si fatica a rimanere concentrati, a tenere il conto dei mezzi di soccorso che arrivano sia via terra che via aria (sembrano un po’ tantini, così, a spanne…) e ad avere piena contezza della missione.

Non un brutto film, intendiamoci, anzi, nel suo genere è dignitosissimo. Ma non può mai durare 102 minuti un’avventura del genere. E’ roba da 60 minuti, 70 a dir tanto. Anche perché le operazioni durano più o meno un’ora e mezzo, poi tocca sorbirsi dieci minuti buoni di finale riflessivo sulla guerra eccetera eccetera.

The ambush (2021) – di Pierre Morel

Film a caso in pillole: Laviamoci il cervello/Ro.Go.Pa.G.

CatturaTitolo arrogante (“Laviamoci il cervello”) per un film super d’autore (ahinoi), composto da quattro episodi girati da Roberto Rossellini, Jean-Luc Godard, Pier Paolo Pasolini e Ugo Gregoretti. Il titolo completo, orribile, è infatti “Laviamoci il cervello” più “Ro.Go.Pa.G.”, acronimo dei cognomi dei quattro registi.

Ovviamente i sottotesti, le metafore, i linguaggi poetici, sognanti e d’avanguardia si sprecano, quindi ci limitiamo a un rapido resoconto “brutale” e semplicistico: nell’episodio di Rossellini succede pochino, c’è un tizio che tampina una hostess, poi boh; l’episodio di Godard l’abbiamo già dimenticato, ricordiamo giusto i riferimenti alle esplosioni atomiche e alle parole utilizzate impropriamente, ma sulla trama è nebbia fitta; l’episodio di Pasolini è accessibile e la chicca non è tanto la rappresentazione “pane e salame” della Passione di Cristo, ma l’intervista che Orson Welles rilascia a un giornalista, filosofeggiando; dell’episodio di Gregoretti, il più “normale” fanno parte sia Topo Gigio che Ugo Tognazzi, marito pedante che…che…beh, non sapremmo dire altro.

Due ore soffertissime.

Laviamoci il cervello/Ro.Go.Pa.G. (1963) – di Roberto Rossellini, Jean-Luc Godard, Pier Paolo Pasolini, Ugo Gregoretti

Film a caso in pillole: Arcadian

CatturaInguardabile, nel senso letterale del termine (non si vede niente, è tutto buio).

In un futuro post apocalittico i pochi esseri umani devono guardarsi da dei ragni-serpente giganti e pelosi che barriscono, o una roba simile, che spuntano solo di notte.

Purtroppo, come tanti horror col senso di colpa di essere “solo” un film horror, tocca sciropparsi anche la parte impegnata, nel caso specifico il rapporto padre-figli, la diffidenza del prossimo e pesantezze simili. Fatto sta che si muore pochissimo e in penombra.

Ah, pare ci sia anche Nicolas Cage in questo film. Ma data la penombra, non possiamo garantire sia proprio lui.

Arcadian (2024) – di Benjamin Brewer

Film a caso in pillole: The engineer

CatturaImpresentabile.

Inizio promettentissimo: cercano il mandante di un attentato suicida. Poi però, purtroppo, c’è tutto il resto del film: indagano sul mandante, senza sussulti, sia la polizia che un gruppo di mercenari ingaggiati da un ministro, padre di una vittima. Lo trovano, stancamente. E risolvono la faccenda, senza pathos.

Almeno dura poco.

Probabilmente la “spiegazione” è tutta in quella scritta che campeggia sulla locandina (ispirato a eventi reali). Ma, con tutto il rispetto, chissenefrega? E’ un film (soporifero), non un documentario…

The engineer (2023) – di Danny A. Abeckaser

Film a caso in pillole: Dei

CatturaInespugnabile.

Ma fosse un film straniero scriveremmo: inguardabile.

Succede poco, tendenzialmente nulla, e in più c’è quel problemino lì, tutto italico, che non sai ma se sia di dizione, doppiaggio, audio o chissà quale altra diavoleria. Eh? Cosa hai detto? Puoi ripetere lentamente e scandire bene le parole?

In un contesto simile i pochi minuti di durata (83) paiono perlomeno il triplo.

Ci chiedessero di raccontare la trama, giusto per non fare scena muta, diremmo che si parla di un giovane che… boh, conosce un gruppo di ragazzi… che a loro volta non è che facciano granché… poi ogni tanto studia e parla della luna che si sta avvicinando o allontanando dalla Terra e… stop, non sapremmo come proseguire.

Il che può solo significare una cosa: che si tratta di cinema alto, impegnato, simbolico, metaforico, insomma, d’autore. Ma come al solito non fidatevi di noi: è un film tranquillamente affrontabile, forse un addirittura bello, basta navigare un po’ sul web per rendersene conto.

Bene così.

Dei (2018) – di Cosimo Terlizzi

Film a caso in pillole: La passione

CatturaBruttino, nonostante un ottimo spunto (regista in crisi costretto ad allestire una rappresentazione paesana de La Passione di Cristo) e la presenza di attori del calibro di Silvio Orlando e Corrado Guzzanti, ma più in generale di un cast di lusso che comprende fra gli altri Giuseppe Battiston, Kasia Smuntiak e Marco Messeri.

Il fatto è che il film “non gira” e non decolla.

L’abbraccio e le parole di Orlando a Battiston durante la rappresentazione sono un lampo di luce, che però rimane a conti fatti un caso isolato.

Questione di aspettative. Lo status di regista e attori, e la prima parte, sono preludio di un crescendo che invece non arriva.

La passione (2010) – di Carlo Mazzacurati

Film a caso in pillole: Sting

CatturaImproponibile.

Vi basti sapere che il ragno assassino venuto dallo spazio, dotato di corde vocali, è allergico alla naftalina e che, di conseguenza, l’eroina è una bimba che si aggira per i condotti di aerazione con una pistola ad acqua (miscelata a naftalina).

Altro da aggiungere ci pare non ci sia, se non che c’è solo una bella morte truculenta, che il ragnone (bruttino) in alcune scene pare dotato di ubiquità e che, in generale, non se ne può più dei film horror che si sentono in colpa di esserlo, quindi piazzano nel film anche una bella storiella collaterale “impegnata”, in questo caso il tormentato rapporto tra padre e figlia.

Sei un film horror, fammi vedere sangue e smembramenti in primo piano, dal primo all’ultimo minuto. O almeno cerca di spaventarmi. Chissenefrega di tutto il resto?

Sting (2024) – di Kiah Roache-Turner

Film a caso in pillole: Finalmente l’alba

sdffdfsfCasomai ci fossero dubbi sul fatto che trattasi di cinema d’autore, che per noi è come la kryptonite per Superman, vi basti sapere che il film si conclude con una poesia e una leonessa che gira per Roma.

Una ragazza accompagna la sorella, aspirante attrice, nella Cinecittà degli anni ’50… e si ritrova fra star e festini.

Questa ovviamente è la trama semplice, poi sotto la superficie ci sono sicuramente mille altri temi che ci siamo ben guardati dal tentare di cogliere. Il film è fatto bene, ma molto più “fruibile” nella prima parte, fino al provino per caso della morigerata ragazza; decisamente meno avvincente ciò che invece è il vero focus, immaginiamo, il “dietro le quinte”, ovvero la festa che tiene banco in tutta la seconda parte.

Fatto sta che a rimanere impresso è Willem Dafoe, per la doppia stranezza di vederlo in un film italiano e di ammirarlo recitare in ottimo italiano. E ciò non depone esattamente a favore del film nel suo complesso…

Finalmente l’alba (2023) – di Saverio Costanzo

Film a caso in pillole: Infested

VerminesInaffrontabile.

Un condominio viene preso d’assalto da ragni che zompano come canguri e si riproducono e crescono alla velocità della luce.

Non bastasse il sottotesto sulle paure e sui rapporti umani in situazioni stressanti, in tutta la seconda parte – quella più attesa, quella in cui entrano in scena i super ragni – c’è un buio (ti va di accendere una lampadina ogni tanto?) che finisce per stroncare la sopportazione anche dello spettatore meglio disposto. Peccato, perché gli attori sono bravini e le riprese hanno una loro dignità, per quel che si può intravedere.

Il colpo di grazia, ancora una volta, è comunque la durata: potrà mai durare 102 minuti un film del genere? Cosa pensa di avere di così interessante da raccontare, oltretutto a luci spente?

Infested (Vermines, 2023) – di Sébastien Vanicek

Film a caso in pillole: Te l’avevo detto

CatturaDi non facile lettura: un po’ coraggioso, un po’ matto, un po’ d’autore, purtroppo (il purtroppo è solo per il “d’autore”).

Ma la domanda è: non avesse un cast di peso, che si può permettere di relegare al ruolo di comparsa Riccardo Scamarcio, ovvero, se al posto di attori noti ci fossero illustri sconosciuti, riconosceremmo ugualmente l’onore delle armi? Probabilmente no.

In una Roma preda della canicola, con la fotografia che va via via assumendo un effetto a metà tra sauna e post apocalisse, si intrecciano storie di varia umanità allo sfascio, alcune interessanti (l’ex pornostar e la fanatica religiosa), altre meno (il prete tossico), passando per madri alcolizzate, figlie bulimiche e cani paralitici.

Parlando di interpreti, in un cast come detto ben fornito e addirittura dal sapore internazionale, rubano l’occhio le due Valeria, Golino in versione pornostar e Bruni Tedeschi in versione svalvolata.

Insopportabile il finale da cinema super d’autore, con gli attori che vagano in uno schermo ormai completamente “annebbiato”.

Trattandosi di produzione italiana, il film in diversi passaggi non è esente da quel problemino lì, che non sai ma se sia di dizione, doppiaggio, audio o chissà quale altra diavoleria. Eh? Cosa hai detto? Puoi ripetere lentamente e scandire bene le parole?

Te l’avevo detto (2023) – di Ginevra Elkann

Film a caso in pillole: Nefarious

CatturaCi sono circostanze in cui è un grande orgoglio non capire nulla di cinema; la visione di “Nefarious” è una di queste. Perché se capissimo qualcosa di cinema, chiederemmo e ci chiederemmo perché nessuno parla di questo film.

Che, chiariamoci subito, non è un capolavoro. Ma fa la cosa più difficile e allo stesso tempo basilare: creare interesse e tenerti lì, davanti al video, per vedere come va a finire.

La trama è potenzialmente una boiata: un condannato a morte sostiene di essere un demone; uno psichiatra valuta il suo stato mentale per confermare o stoppare l’esecuzione.

Invece, sorpresa, la potenziale boiata rimane in piedi. E’ un film parlato (anche se l’unica scena “fisica” è di forte impatto), un thriller psicologico, un confronto tra il condannato, ottimamente interpretato a suon di tic e balbettii da Sean Patrick Flanery (chi?), e lo psichiatra, interpretato dallo scarsino Jordan Belfi (chi? Non c’era nulla di meglio?).

Beh, insomma, nonostante sia quasi interamente parlato e un attore su due sia scarsino, il film si fa seguire con piacere. Miracolo.

Nefarious (2023) – di Chuck Konzelman

Film a caso in pillole: I compagni

CatturaAnche nel 1963 si facevano film troppo lunghi; del resto la legge che impedisce ai film di durare più di una partita di calcio, salvo comprovate necessità artistiche, non era ancora nelle intenzioni (nemmeno oggi, purtroppo).

“I compagni” non è da bocciare, ma è pesantuccio, specie nella seconda parte, quando cioè si prolunga lo sciopero per protestare contro le 14 ore giornaliere lavorative (!); siamo alla fine del 1800, il teorico della “rivoluzione” è il professore Marcello Mastroianni, qui non eccezionale. Così così anche la scena madre, finale, davanti alla fabbrica, risolta sbrigativamente nonostante i 130 minuti di durata complessiva.

Tra le curiosità, la presenza nel cast di Raffaella Carrà, promossa.

Caso classico: non un brutto film, ma per nessun motivo al mondo lo riguarderemmo.

I compagni (1963) – di Mario Monicelli

Film a caso in pillole: Drive-away dolls

CatturaInguardabile.

Due amiche entrano in possesso, senza saperlo, di una testa mozzata e dei calchi dei peni di un senatore e del suo staff. Possiamo fermarci qui, vero?

La sedicente commedia tenta di strappare risate (facciamo sorrisi) con battute su vibratori e amplessi, affidando il politicamente corretto e inclusivo al mondo lesbo in cui si svolge.

Ma c’è una notizia buonissima: dura 77 minuti.

Se questa è una irriverente commedia d’autore (il regista non è certo il primo scappato di casa), ridateci i CinePanettoni.

Non è dato sapersi perché uno spettatore medio, anziano e italiano, dovrebbe conoscere il significato delle tre parole inglesi che compongono il titolo originale, ma se i titolisti italiani hanno deciso di non tradurre, avranno avuto i loro buono motivi. Forse.

Drive-away dolls (2024) – di Ethan Coen