Film a caso in pillole: Imaginary

CatturaInguardabile. Di più. Irritante.

Una bimba ha un amico immaginario, che a un certo punto si scopre essere lo stesso della matrigna e…e basta così perbacco, cosa volete pretendere da una storia simile? Teoricamente è un horror, il problema è che non fa paura e che l’unico decesso (una vecchia dilaniata da un orso di peluche gigante e mannaro, no comment) non viene nemmeno inquadrato dalla telecamera.

Tutto ciò, unito a una durata immotivata (100 minuti), lascia intendere che il film abbia un sottotesto impegnato, che voglia lanciare un messaggio. Quale? Non chiedete a noi.

Omogeneo il cast, nel senso che è tutto scarso, attori maggiorenni e attori minorenni, anche se la protagonista è la peggiore in assoluto.

Impresentabile.

Imaginary (2024) – Un film di Jeff Wadlow

Film a caso in pillole: Riposare in pace

CatturaLa storia è avvincente, meriterebbe un regista e degli attori un po’ più bravini. Gli attori magari anche un po’ più bellini. Nella deriva politicamente corretta e inclusiva in cui siamo sprofondati, ormai è di gran moda utilizzare attori bruttini, mentre la vita reale, di tutti i giorni, continua a preferire i belli.

Imprenditore pieno di debiti, creduto morto in seguito a un attentato, scompare da tutto e tutti, cambiando vita e permettendo così alla famiglia di rimettersi in piedi con i soldi della polizza sulla vita. Quando, parecchi anni dopo, deciderà di tornare a casa, ad attenderlo troverà una brutta sorpresa.

Finale buono nelle intenzioni, ma non realizzato benissimo.

Una sola, grande, perplessità: dopo l’attentato, in stato confusionale, viene portato al pronto soccorso, medicato e suturato. E’ un momento di caos, ma possibile nessuno registri le sue generalità, cosa che gli renderebbe impossibile fingersi morto?

Riposare in pace (Descansar en paz, 2024) – di Sebastián Borensztein

Film a caso in pillole: DallAmeriCaruso-Il concerto perduto

CatturaPerò se lo intitoli “Il concerto perduto” non è che puoi farmi aspettare più di mezzora (di elucubrazioni) prima di farmi vedere il concerto di Lucio Dalla a New York nel 1986.

Elucubrazioni che tra l’altro non riguardano direttamente il concerto – se non in minima parte -, ma la canzone “Caruso”, che poi diventerà l’unico singolo dell’album live.

Premesso ciò, il film-documentario è ingiudicabile (elucubrazione a parte), a meno che non si voglia giudicare il concerto, possiamo comunque dire affrontabile anche da chi non è fan sfegatato, per la presenza di tante canzoni che tutti conosciamo.

DallAmeriCaruso-Il concerto perduto (2023) – di Walter Veltroni

Film a caso in pillole: The Equalizer 3 – Senza tregua

CatturaImpresentabile.

Ex agente della CIA interpretato da Denzel Washington, che ha 70 anni e si vedono tutti (ma nessuno l’ha spiegato a lui e al regista), dopo una missione di una violenza inaudita in Sicilia si ritrova ferito in uno sperduto paesino; lì troverà modo di scoprire la bellezza dell’Italia meridionale e della pace, sgominando a tempo perso se non l’intera mafia buona parte di essa.

Il film è proprio brutto, da un punto di vista estetico (colpa solo della fotografia?) pare una telenovela serale da pre TG, senza contare che bastano pochi minuti per accorgersi del cortocircuito, innescato dalla sproporzione clamorosa tra la bravura e il carisma dell’attore Washington e l’anonimo (ci stiamo andando leggerissimi) resto del cast, quasi tutto italiano e sconosciuto (ad eccezione di Remo Girone), squilibrio appesantito dal doppiatore di Washington, Francesco Pannofino, che si porta a scuola di impostazione e dizione tutte le altre voci.

Non mancano poi alcune “perle” meritevoli di segnalazione.

Come ti chiami, domanda Remo Girone a Denzel Washington. Lui: Roberto. E’ nero, americano. Si chiama Roberto.

Ma del resto il protagonista pur essendo americano parla benissimo italiano (o in quel paesino siciliano parlano tutti inglese?).

Una cameriera lo invita a mangiare il vero cibo del posto. Vanno in riva al mare e cosa mangiano? Kebab. Benissimo.

A un certo punto nei panni del capo della polizia appare un attore molto simile al comico Adolfo Margiotta (del duo Olcese-Margiotta), e in effetti ogni tanto gli scappa un’espressione o un gesto che fa ripensare vagamente alle telenovele di Chiquito y Paquito (ricordate Avanzi?). Possibile? Possibile, è davvero lui. E il cortocircuito è completo.

The Equalizer 3 – Senza tregua (The Equalizer 3, 2023) – di Antoine Fuqua

Film a caso in pillole: Replicas

CatturaImpresentabile.

Un Keanu Reeves a tratti sconcertante è uno scienziato che decide di clonare, in cantina, rubando materiale dalla propria ditta, la famiglia appena morta in un incidente (moglie e tre figli). Per decidere chi non clonare (ha solo tre capsule di clonazione a disposizione), si affida a un sorteggione di fantozziana memoria.

La sceneggiatura è un disastro, va bene che si tratta di fantascienza (forse), ma la logica andrebbe preservata, anche nei film, a cominciare dall’incidente mortale (un ramo che trapassa parabrezza e moglie, abbiamo visto bene?) per proseguire con la zoppicante gestione dell’assenza di defunti per diciassette giorni (il tempo necessario per la clonazione, in pratica frega niente a nessuno di tre persone scomparse, giusto qualche messaggio e qualche bugia) e il successivo ritorno dei clonati (come pensa di gestire col mondo la scomparsa della figlia non clonata?). Mazzata finale, per lo spettatore, l’entrata in scena di una specie di Robocop meno fisicato col cervello clonato di Reeves.

L’abbiamo già scritto all’inizio, ma è passato un po’ di tempo, meglio riscriverlo: impresentabile.

Replicas (2018) – di Jeffrey Nachmanoff

Film a caso in pillole: L’imprevedibile viaggio di Harold Fry

CatturaPiù che un film una fiaba grondante buoni sentimenti, fastidioso come tutte le fiabe grondanti buoni sentimenti, oltretutto di una lentezza esasperante nell’ultima parte. Si può guardare? Sì, certo. Lo riguarderemmo? Mai, per nessun motivo al mondo.

Un vecchio esce di casa per spedire una lettera a una vecchia amica morente; ma anziché imbucare la lettera, decide di andare a trovarla a piedi, a 800 chilometri di distanza. Quando la storia finirà sui media, avrà pure il seguito di supporter. Nel passato del vecchio c’è un grave trauma, un senso di colpa che cerca di espiare col viaggio a piedi, si scoprirà strada facendo.

E’ un mondo migliore, dove tutti salutano e aiutano il vecchio ancor prima che finisca sui media ed è un perfetto sconosciuto; lui stesso poi trova normale che a un certo punto una signora lo riconosca (lui non sa ancora di essere diventato un caso nazionale) e gli offra da mangiare. Aspettate, lo riscriviamo: sei un signor nessun, a centinaia di chilometri di distanza da casa tua, non sai ancora di essere finito su giornali e tv, una signora sconosciuta ti riconosce, ti dice come ti chiami, ti offre da mangiare e per te ok, tutto normale. Siamo seri?

Indecente il titolo italiano, che trasforma “Il pellegrinaggio improbabile” ne “L’imprevedibile viaggio”. Nulla di grave, non fosse che il vecchio (bravo l’attore che lo interpreta) viene definito il pellegrino, con tanto di magliette dei fan. L’avranno visto il film i titolisti italiani prima di brutalizzare il titolo originale? Mah…

L’imprevedibile viaggio di Harold Fry (The unlikely pilgrimage of Harold Fry, 2023) – di Hettie Macdonald

Film a caso in pillole: Genius

CatturaSi guarda perché è fatto bene e ha bravi attori, ma in realtà dopo una buona partenza perde ritmo e sembra più lungo dei suoi 97 minuti.

Storia del rapporto professionale e personale fra lo scrittore Thomas Wolfe e il suo editor, entrambi completamente assorbiti dal lavoro, a scapito delle famiglie.

Nicole Kidman che dice di non essere più piacente e che solo grazie a Wolfe (Jude Law) torna a sentirsi tale (seriamente?) lascia quantomeno basiti; difficile poi aver voglia di avvicinarsi all’opera di Wolfe dopo aver appreso della sua prolissità e aver ascoltato in questo film diversi passaggi dei suoi romanzi. In tutta onestà non abbiamo mai letto nulla di suo e di certo non lo faremo dopo aver visto “Genius”.

Genius (2016) – di Michael Grandage

Film a caso in pillole: Home education – Le regole del male

CatturaCaspita, che bella sorpresa.

Horror italiano con un bel delirio da raccontare e ben raccontato dal regista, con una riuscita atmosfera da incubo, ottimamente condita da un’opportuna durata, pari a quella di una partita di calcio. Unica perplessità sul cast (parliamo in tutto di tre attori), che convince…ma fino a un certo punto. Mettiamola così: più bravo il regista degli attori.

Ragazzina viene cresciuta ed educata in una casa, in mezzo al bosco, dalla madre. Evitiamo di aggiungere qualsiasi altro elemento della trama, per preservare in toto il piacere della visione.

Home education – Le regole del male (2023) – di Andrea Niada

Film a caso in pillole: Non aprite quella porta – L’inizio

CatturaSe siete stanchi degli horror intellettuali in cui non muore e non sanguina nessuno, questo è il film che fa per voi. La trama è semplice pretesto: quattro ragazzi, più un altro paio di malcapitati, trovano il modo di farsi macellare dal maniaco armato di motosega e dalla sua famiglia di psicopatici. L’attesa non è lunga e non resta delusa.

Non ha la stessa eleganza visiva del capitolo precedente (“Non aprite quella porta” del 2003), ma fa il suo lavoro, senza fronzoli. Che poi questo sarebbe il prequel del precedente, anche se è uscito tre anni dopo, ma in fondo chissenefrega, non c’è niente da capire, non occorre l’attivazione cerebrale. Grazie al cielo.

Non aprite quella porta – L’inizio (The Texas chainsaw massacre: The beginning, 2006) – di Jonathan Liebesman

Film a caso in pillole: Un anno difficile

CatturaBruttino.

Due disperati si aggregano a un gruppo di attivisti ecologisti, un po’ per convenienza, un po’ perché uno dei due è innamorato di un’attivista.

Detto che si tratta di una commedia con un finale poetico insopportabile, sorgono spontanee un paio di domande: una vicenda del genere merita di essere raccontata in un film? No, certo che no. Ma soprattutto: ammesso che uno trovi interessante una storia del genere, potrà mai durare 110 minuti? No, certo che no.

Si ride pochino, solo una volta sul serio, quando la babbiona molesta uno dei due disperati, quello più bravino, parlando di attori (l’altro non lascia traccia); momento di sconforto la comparsa, nella colonna sonora, di quel capolavoro che è “The End” dei Doors. In un film del genere? Scherziamo?

Un anno difficile (Une année difficile, 2023) – di Olivier Nakache e Éric Toledano

Film a caso in pillole: Il libro delle soluzioni

CatturaCarino. Ma il primo pensiero, giunti ai titoli di coda, è che con un racconto del genere (e alcuni dialoghi “fulminanti” alla Woody Allen) a disposizione, questo film avrebbe potuto essere bello o bellissimo, non soltanto carino.

Giovane regista sufficientemente matto si ritira in campagna, con le sue paranoie e i suoi collaboratori più fidati, per concludere l’ultimo film.

Il protagonista è bravino, ma non bravissimo e con una faccia un po’ troppo pulita; le situazioni divertenti/improbabili non mancano e sono il bello della vicenda. Che ci sia del buono lo dimostra il fatto che alcune scenette tornano in mente dopo, a visione conclusa.

Lascia invece parecchio perplesso l’oggetto (un diario rinominato “Il libro delle soluzioni”) che dà il titolo al film, non necessario e solo a tratti tirato in ballo dal protagonista.

Il libro delle soluzioni (Le livre des solutions, 2023) – di Michel Gondry

Film a caso in pillole: Napoli milionaria!

CatturaSi potrà mai muovere anche solo un appunto a un film (per la tv) tratto dall’omonima commedia/dramma di sua maestà Eduardo De Filippo? Beh, sì. Tutto bello e fatto bene, eh, intendiamoci… ma non leggerissimo e piuttosto lento nella seconda parte (forse le due cose sono la stessa, in realtà). Tenuto conto che il film dura un’ora e tre quarti, una sforbiciata di una decina di minuti forse più che togliere avrebbe aggiunto, al risultato finale.

Storia di miseria e di contrabbando ai tempi della seconda guerra mondiale, a Napoli. Nulla da ridire sui coniugi protagonisti, Massimiliano Gallo e Vanessa Scalera.

Napoli milionaria! (2023) – di Luca Miniero

Film a caso in pillole: Road House

CatturaCon un’ultima parte disastrosa, il film passa nel giudizio da carino/gradevole a irricevibile.

L’impronunciabile Jake Gyllenhaal (sempre sia lodato il copia/incolla del suo nome), fisicatissimo, è un ex lottatore di MMA che trova impiego in un locale turbolento, in realtà al centro di una speculazione edilizia o una roba del genere. Dovrà menare parecchia gente per risolvere tutto.

Premesso che non si capisce perché il tormentato Gyllenhaal, con un grave trauma nel passato sportivo, passi tutto il tempo a fare lo sguardo un po’ da piacione e un po’ da monaco serafico, il film è da esaltati ma fatto bene, si guarda. Ma come detto è l’ultima parte, caciarona e troppo lunga (il film dura due ore senza averne motivo), che lo rovina: gente che svolazza di qua e di là in mare, non solo per un’esplosione, resa dei conti con accoltellamento alla pancia…ignorato (nemmeno sanguina), poliziotto corrotto che copre l’eroe e non reclama i soldi (doppio perché?), eroe che lascia un mucchio di soldi a un commerciante del paesello (quanto pensi impiegheranno a scoprirlo e a menarlo?)…

Peccato, ripensando alla prima ora e mezzo.

Da segnalare la presenza di un lottatore vero di MMA, Conor McGregor, nella riuscita interpretazione di uno psicopatico antagonista dell’eroe.

Road House (2024) – di Doug Liman

Film a caso in pillole: The Equalizer 2 – Senza perdono

CatturaAlti e bassi, nell’ambito dell’intrattenimento violento senza pretese (è un complimento, sincero), in un film che offre il suo meglio nella parte centrale e potrebbe complessivamente durare un po’ meno.

Ex agente della CIA, ora tassinaro, risolve problemi per hobby, preferibilmente deformando e massacrando criminali; col suo comportamento si metterà nei guai coi cattivoni seri.

L’inizio è problematico, Denzel Washington (sempre bravissimo al pari del doppiatore Francesco Pannofino) col barbone posticcio fa morire dal ridere, non si resiste; lui spacca ossa e tu ridi guardando la barba. E’ un problema.

La resa dei conti finale coi cattivoni poi è troppo lunga, tanto l’esito è scontato.

Il resto è un film che si può tranquillamente guardare e che propone curiosamente la figura di questo Buono Assoluto vagamente (mica tanto vagamente) sadico nell’infliggere punizioni. Non si capisce perché solo una volta cronometri le sue prodezze e tutte le altre no, forse si tratta di un richiamo al primo film della serie, forse bisognerebbe chiedere a regista e/o montatore, ma non è importante.

The Equalizer 2 – Senza perdono (The Equalizer 2, 2018) – di Antoine Fuqua

Film a caso in pillole: Back on the strip

CatturaNon necessario e sufficientemente fastidioso.

Solita commedia sboccata all’americana, che nel caso specifico non ha ragione d’esistere, visto che esistono già Full Monty e Magic Mike.

Giovane aspirante mago parte alla conquista di Las Vegas, dove invece si ritrova a fare lo spogliarellista. Il tutto mentre la sua amata sta per sposare un altro.

Il 90% delle “battute” (virgolette d’obbligo) sono a sfondo sessuale, il protagonista è scarsino e bruttino, la durata (più di un’ora e tre quarti) indispone. Aggiungete che a un certo punto la tizia amata dal protagonista non lo riconosce mentre le si struscia contro, solo perché lui ha una maschera che gli copre gli occhi (nemmeno il volto). Dai tempi di Superman-Clark Kent non si vedeva una sciocchezza simile.

L’unica ancora di salvezza di un filmaccio simile potrebbe essere un finale sorprendente, tipo la tizia amata dal protagonista che si sposa davvero con un altro.

Sì, ciao.

Back on the strip (2023) – di Chris Spencer

Film a caso in pillole: L’effetto farfalla

CatturaIrricevibile.

Due ore di film con una trama inutilmente incasinata, diversi passaggi poco logici, e un protagonista che assomiglia un po’ a Robin Williams e un po’ ad Andrea Pucci. Attenzione poi a non confondere l’atmosfera cupa con la fotografia scura.

La trama, al netto delle complicazioni, sarebbe anche carina. E infatti l’inizio si può guardare: un ragazzino in fuga viene trovato con il passaporto di un uomo scomparso quattro anni prima e accusato di pedofilia.

Il problema è che l’impalcatura scricchiola paurosamente. Qualcosa può essere sia sfuggito a noi, ma le domande sono davvero tante: perché il ragazzino ricompare col passaporto del tizio? Ok, ha visto qualcosa di troppo, ma dove l’ha preso e perché? Perché cercano un cadavere in un laghetto di notte? Non possano aspettare la mattina dopo? Come fa la tizia in un minuto (cronometrato) a passare dal balcone, dove sta fumando una sigaretta, alla vasca da bagno con le vene tagliate, nel tempo che impiega la polizia a bussare ed entrare? O il montaggio non chiarisce che si tratta di due sequenze distinte? Possibile il responsabile di tutto il complotto nasconda il cadavere a un passo dalla sua proprietà? Possibile facciano così presto a smontare le accuse di pedofilia? Perché nessuno l’aveva fatto quattro anni prima? Tutti corrotti?

Ma soprattutto: perché il titolo originale è “L’effetto Marco” (il nome del ragazzino) e il titolo italiano è “L’effetto farfalla”?

L’effetto farfalla (Marco effekten, 2021) – di Martin Zandvliet

Film a caso in pillole: The miracle club

CatturaImproponibile.

Due vecchie, due meno vecchie e un bambino che non parla vanno in gita parrocchiale a Lourdes, con diverse motivazioni (ma volete che il bimbo, alla fine, non parli?); la trasferta si rivelerà occasione per sistemare vecchie ruggini e incomprensioni, tutte poco avvincenti, tra le due vecchie e una meno vecchia.

Dura meno di un’ora e mezzo che paiono almeno il triplo, tanto è snella la visione di un film che vorrebbe far sorridere e, immaginiamo, pure far riflettere e magari strappare addirittura una lacrimuccia, con qualche bella filosofeggiata spicciola in quel di Lourdes sul senso della vita e della fede.

Non si vede l’ora di arrivare ai titoli di coda.

The miracle club (2023) – di Thaddeus O’Sullivan

Film a caso in pillole: Sound of freedom – Il canto della libertà

CatturaQuando l’argomento è così delicato (rapimento bimbi a scopo sessuale), oltretutto basato su una storia vera, non è semplice tenerlo separato dal giudizio sul film. Ci proviamo: la vicenda non lascia certo indifferenti (bravissimi i bimbi-attori), ma il film non è un granché. Parte forte, con la prima operazione anti-pedofilia da una parte e il rapimento dei due fratellini dall’altra, ma perde ritmo e mordente con l’organizzazione e la realizzazione delle successive operazioni, che si concludono con una imbarazzante (per facilità) fuga nella foresta, di notte, tra criminali distratti o addormentati o senza mira.

Poi c’è il problema Jim Caviezel, che rimarrà per sempre il Gesù Cristo de “La passione” di Mel Gibson. Il biondo platinato della capigliatura tenta di distrarre lo spettatore, è una buona idea, ma non è facile continuare a guardare Gesù Cristo (anche se biondo) e rimanere concentrati sul film.

Sound of freedom – Il canto della libertà (2023) – di Alejandro Monteverde

Film a caso in pillole: Mostruosamente Villaggio

CatturaCosì così, forse per le aspettative troppo alte, forse per l’attesa, che rimane inappagata, di rivelazioni e dietro le quinte su Fantozzi (ma in effetti questi è un documentario su Paolo Villaggio, non sul suo personaggio cinematografico), forse per l’assenza totale di chicche su quel capolavoro che è “Fracchia la belva umana”.

Il quadro è comunque interessante, può essere che parte della mini delusione sia per la netta distinzione che emerge tra l’uomo e l’attore, perché alla fin fine vorresti che Ugo Fantozzi esistesse sul serio. Insomma, “Mostruosamente Villaggio” si guarda ma, per un motivo che non sapremmo definire di preciso, lascia in dote la sensazione di operazione non del tutto riuscita, perlomeno per chi è fan di Villaggio e non è digiuno di notizie e racconti su di lui.

Mostruosamente Villaggio (2024) – di Valeria Parisi

Film a caso in pillole: Lubo

Cattura160 minuti, impossibile non partire, purtroppo, da qui. Se preferite due ore e quaranta. Un crimine contro lo spettatore.

La storia è bella, il film è ben fatto, il protagonista è bravo e il regista ha uno sguardo non banale sul proprio personaggio principale, ma… 160 minuti? Davvero non si poteva tagliare? Noi ce l’abbiamo fatta a vederlo tutto, ma ovviamente solo a puntate.

Vigilia della seconda guerra mondiale. Con la scusa del richiamo alle armi, gli portano via i figli e gli ammazzano la moglie. Lui, un nomade, non esita a delinquere per tentare di ritrovare i figli.

Il protagonista è un antieroe, prima vittima di un crimine ma poi criminale a sua volta, eppure il regista lo tratta “bene” e il fatto che sia un film di denuncia (contro la pulizia etnica) c’entra solo in parte, c’è la volontà di mettere in crisi il giudizio dello spettatore con l’empatia (missione riuscita). Anche il binario narrativo è “strano”, la vicenda a un certo punto pare dimenticarsi della ricerca dei figli per concentrarsi sui nuovi affetti. Tutti elementi positivi, intendiamoci, assieme all’attore protagonista Franz Rogowski, la versione più giovane e tedesca di Joaquin Phoenix, costretto tra l’altro a recitare buona parte del film in italiano.

Lubo (2023) – di Giorgio Diritti