Film a caso in pillole: Tigers

fctp_61446c1f5bd7cAppreso che il film, per sua stessa ammissione, vuole squarciare il velo di silenzio sulla malattia mentale nel mondo del calcio, siamo rimasti spiazzati.

Perché a noi il ragazzino che lascia la Svezia per tentare l’avventura nell’Inter, più che malato mentale sembra solo introverso, ma emarginato e bullizzato da quasi tutto il resto del gruppo, principalmente per invidia. Da qui il malessere (sono attacchi d’ansia i dolori al petto, giusto?) e l’incapacità di tenere in piedi una storia d’amore.

Insomma, sarà un problema tutto nostro, ma a noi il messaggio dichiarato sui titoli di coda non è arrivato. Se malattia mentale c’è, appare indotta dagli altrui comportamenti. Pensavamo l’intento del regista fosse di porre l’attenzione sulle difficoltà che un radicale cambio di vita in giovane età, a caccia di un sogno, comporta; al limite sugli episodi di “nonnismo”.

Amen. Sia come sia, il film una visione la merita. Bravo il protagonista, meno bravo chi ha deciso il titolo, poco pertinente.

Tigers (Tiger’s nest, 2021) – di Ronnie Sandahl

Film a caso in pillole: I protagonisti

la-locandina-di-i-protagonisti-7844_jpg_400x0_crop_q85Due godurie e una “licenza poetica” inaccettabile.

Le due godurie cinefile sono l’ubriacante piano sequenza iniziale (una decina di minuti) e la storia raccontata, ovvero un giallo ambientato nel mondo di cinema, con una vagonata di star a interpretare loro stesse. La “licenza poetica”, sulla quale non si può passare sopra a cuor leggero, è la caduta a faccia in giù da un muretto di Tim Robbins, il protagonista, poco prima del fattaccio. Com’è possibile? Non è un dettaglio, visto che poco dopo si ritrova sospettato principale. Come avrebbe giustificato un livido alla polizia? Possibile si sia deciso di risolvere il problema…eliminandolo del tutto?

Ok, il regista non è interessato solo al giallo, ha voglia di ravanare nel “torbido”, nell’usa-e-getta dell’industria cinematografica, nel mondo cannibale dei produttori, ma è pur sempre il fattaccio il filo conduttore della vicenda.

Rimane comunque un film godibile – costellato di personaggi e situazioni eccentriche – al quale si perdonano le due ore di durata. Peccato per la svist…pardon, la “licenza poetica”; non è semplice sganciare il pensiero da lì.

I protagonisti (The player, 1992) – di Robert Altman

Film a caso in pillole: Domani è un altro giorno

locandinaIncomprensibile il fatto che questo film del 2019, di cui non parla nessuno, non abbia ricevuto nemmeno un David di Donatello o un Nastro d’Argento, alias gli Oscar de noantri. Dov’erano pubblico e addetti ai lavori?

Picchia duro, parla di qualcosa di cui nessuno vuole parlare (la morte in arrivo), eppure lo fa con un tono sì malinconico, ma lontano anni luce dalla pesantezza che l’argomento potrebbe far supporre. Anzi, non mancano parecchi momenti di comicità pura, come la trattativa al ribasso per l’acquisto (da vivo) della bara. Certo che si piange, quando il protagonista abbraccia il figlio o confessa all’amico di avere paura, ma così deve essere.

E allora? Allora boh. Non capiamo perché “Domani è un altro giorno” non venga celebrato alla stregua dei grandi filmoni di casa nostra.

A Marco Giallini resta poco da vivere, ma prima di andarsene vuole sistemare diverse faccende, aiutato dall’amico Valerio Mastandrea. E’ la celebrazione della dignità al cospetto della malattia che non lascia scampo.

Non un capolavoro, ma oggettivamente un gran bel film.

Domani è un altro giorno (2019) – di Simone Spada

Film a caso in pillole: Don’t look up

don't look up locandina-2Una cometa minaccia la terra, ma gli scienziati Leonardo Di Caprio e Jennifer Lawrence non riescono a farsi ascoltare. Il mondo ha altro a cui (voler) pensare. E qui si innescano negazionisti, potere dei social e dei media, armi di distrazione di massa, scollegamento dei potenti e dei politici dalla realtà eccetera eccetera. Tutto molto attuale.

Non è un disaster-movie, anche se ne avrebbe tutte le carte in regola, perché il registro scelto è quello del grottesco, con commedia e dramma che si scambiano i ruoli da scena a scena.

La stiamo complicando troppo: non è un capolavoro, ma è un film per certi versi spiazzante, ergo da vedere, perché il cinema è non banalità.

Certo, il cast aiuta, oltre ai già citati Di Caprio e Lawrence ci sono un sacco di altre star, la presidentessa degli Stati Uniti (Meryl Streep) e il figlio-capo di gabinetto (Jonah Hill) su tutti, ma questo non è certo un difetto.

Dura tanto, troppo, e per la questione “distrazione di massa” ricorda parecchio “Sesso e Potere” (anno domini 1997), eppure rimane. Una volta finista la visione, rimane nella memoria. A proposito: attenzione ai titoli di coda, guardateli tutti, il film non è finito…

Don’t look up – di Adam McKay

Film a caso in pillole: The dare-Obbligo o verità

locandina“Obbligo e verità” de che? Che senso ha l’aggiunta italiana al titolo originale? Mah.

Ennesima variante de L’Enigmista: quattro persone si ritrovano legate in una stanza, alla mercé di un sadico mascherato. Qualche bella sevizia c’è, ma prevale il senso di già visto e stravisto. Tra l’altro, pur durando meno di una partita di calcio, si trascina stancamente fino alla conclusione, non avendo così tanto da raccontare e/o mostrare.

The dare-Obbligo o verità (2019) – di Giles Anderson

Film a caso in pillole: Sangue-La morte non esiste

locandinaSi potrà mai parlare male dell’unico film da regista del recentemente scomparso Libero De Rienzo? Sì, certo, e lo si può fare tranquillamente in modo sintetico: improponibile.

Voci fuori sincrono, inquadrature da mal di mare, luci sparate a tutta. O è troppo avanti (oltretutto è del 2005, quindi nel caso sarebbe avantissimo) o è una mega boiata, alternative non ne vediamo.

Ma di cosa parla? Più o meno di due fratelli incestuosi che bazzicano nel giro della droga; più precisi non sapremmo essere, storditi da 100 minuti di delirio.

Un punto in più per il titolo, cool come Libero di Rienzo in versione attore. Col voto in più si arriva a uno. Voto 1.

Sangue-La morte non esiste (2005) – di Libero De Rienzo

Film a caso in pillole: Rancore

rancore_jpg_400x0_crop_q85Troppo lungo. E fin qui nulla di nuovo, i film che rispettano la legge non scritta (scriviamola, per favore) di non superare in durata una partita di calcio, sono una rarità.

“Rancore” non parte neanche male, è un “giallo” classico con una storia interessante, bisogna scoprire perché muoiono (ammazzati) poliziotti.

Il guaio è che non è semplicissimo seguire tutti gli sviluppi, e  che il comportamento finale del responsabile ultimo…mah, vabbé…appare un po’ tirato per i capelli. Probabilmente bisognerebbe porsi domande o capire cose, ma dopo 100 e passa minuti l’unica voglia che avevamo era di veder comparire i titoli di coda.

Film comunque rispettabile, non lo riguarderemmo nemmeno se costretti, ma ha un sua dignità.

Rancore (Kin, 2021) – di Turkan Derya

Film a caso in pillole: Mondocane

locandinaPraticamente una variante di Gomorra (il film), in una Taranto oppressa da crimini, accierie e inquinamento, in un futuro non troppo lontano. E’ in questo contesto che due ragazzini dei bassifondi (i bravissimi Dennis Protopapa e Giuliano Soprano) cercano di entrare nella malavita organizzata, facendosi notare dal boss Alessandro Borghi, credibile e sufficientemente inquietante con cresta mohicana e baffoni messicani.

Pochi giri di parole: film da vedere, nonostante titolo e locandina respingenti, e una durata di poco inferiore alle due ore.

Ipnotica la fotografia ocra.

Mondocane (2021) – di Alessandro Celli

Film a caso in pillole: Penguin Bloom

locandinaTitolo anonimo e trama potenzialmente devastante (un uccellino riporta serenità in famiglia). Invece – piacevole sorpresa – Penguin Bloom è un drammone famigliare che rimane alla larga dal patetismo/pietismo e scorre via liscio, complice una durata inferiore a quella di una partita di calcio. A testimonianza del fatto che temi importanti, cose da dire e sintesi, possono convivere amabilmente.

Lei, ancora giovane e atletica, dopo una caduta accidentale si ritrova su una sedia a rotelle. Non è facile per nessuno: per lei, per il marito e i tre figli. L’arrivo di una gazza incapace di volare sarà spunto per un cambio di registro.

Ottimi i due protagonisti Naomi Watts-Andrew Lincoln.

Penguin Bloom (2020) – di Glendyn Ivin

Film a caso in pillole: Being the Ricardos

being-the-ricardos-nicol-kidman-javier-bardenQuindi i titoli non si traducono più? Ottimo. Ma allora che senso ha doppiare i film? Un po’ di coerenza: o titoli e lingua originale (con sottotitoli), o titoli e lingua tradotti. Delle due l’una. Ok, parentesi nevrotica (nostra) esaurita.

“Being the Ricardos” dura uno sproposito (2 ore e 5 minuti), guardandolo a puntate ci si può arrivare in fondo, grazie anche e soprattutto alla presenza scenica di Nicole Kidman e Javier Bardem (e del sempre sottovalutato JK Simmons).

Ma accade davvero poco di interessante, nonostante di carne al fuoco ce ne sia parecchia: coppia nella vita e sul set, si ritrova a fare i conti con accuse di comunismo (siamo negli anni ’50), un figlio in arrivo e l’infedeltà di lui.

Tutto elegantemente ben fatto, per carità, ma tutto poco avvincente. Carino il finale.

Being the Ricardos (2021) – di Aaron Sorkin 

Film a caso in pillole: Beyond the edge

MV5BYTM1MzBhNDEtZmIxOS00Y2YxLTk0NGMtMGE4MmEyOGI0YmUxXkEyXkFqcGdeQXVyODYwMjg5MTI@._V1_Impresentabile.

Per una volta siamo dalla parte dei cervellotici titolisti italiani: inutile perdere tempo per tradurre “Beyond the edge”.

Antonio Banderas, che solo per amicizia o soldi (tanti) può aver accettato di comparire, è uno specchietto per le allodole-pubblico.

Attori scarsi, musichette di sottofondo irritanti, atmosfera da telefilm, trama bislacca, durata immotivata, superiore a una partita di calcio. Non una sola nota lieta.

Un baro deve recuperare soldi e per farlo recluta borderline con poter speciali, tipo condizionare la mente altrui o i sistemi elettrici. Non sappiamo essere più precisi, eravamo così rapiti dal film che ne abbiamo approfittato per riordinare foto e app sul telefonino.

Beyond the edge (2018) – di Aleksandr Boguslavskiy e Francesco Cinquemani

Film a caso in pillole: Son

81sGc4IjD7L._SX522_Nessuna top star e budget basso (vedi effetti speciali al risparmio), ma l’idea c’è.

Horror non banale: il bimbo soffre di una devastante malattia misteriosa, la madre forse è pazza, forse ha un passato di abusi in una setta satanica.

Peccato per il finale, che strizza involontariamente l’occhio al ridicolo; ma tutto sommato può essere considerato un peccato veniale (e soggettivo). Per gli amanti del genere il film una visione la merita.

Ottima la durata, inferiore a una partita di calcio.

Son (2021) – di Ivan Kavanaghi

Film a caso in pillole: The last duel

locandinapg1Nonostante la durata immorale (2 ore e 23 minuti, 2 maledette ore e 23 fottuti minuti), le facce stranianti di Matt Damon e Ben Affleck (troppo americane per la Francia del 1300) e la reazione innaturale di moglie e marito al fattaccio, c’è poco da dire: il film si lascia guardare alla grande.

Noi, per sicurezza, vista la già citata durata immorale, ce lo siamo guardato a puntate, ma tutto d’un fiato dovrebbe risultare ugualmente piacevole. Chissà.

La cosa migliore è sicuramente la tecnica narrativa: il fattaccio (stupro) che porta al duello d’onore, viene proposto da tre prospettive, quella della moglie, del marito e dell’aggressore (Adam Driver, lui la faccia da francese del 1300 ce l’ha). Ogni prospettiva aggiunge elementi e dubbi. Ma del resto cosa vuoi insegnare a Ridley Scott?

The last duel (2021) – di Ridley Scott

Film a caso in pillole: Diario di uno scandalo

locandinaLa giovane e attraente prof si spupazza il 15enne allievo belloccio, la collega incartapecorita e lesbica è davvero sua amica…o ha altre mire?

Film elegante, che rimane (purtroppo) alla larga del torbido; forse una centellinata dose di pruriginoso non avrebbe guastato, anzi. Ma la durata è quella giusta, inferiore a una partita di calcio, e la sintesi va sempre premiata. Null’altro da ridire.

Brave Cate Blanchett e Judi Dench.

Diario di uno scandalo (Notes on a scandal, 2006) – di Richard Eyre

Film a caso in pillole: No sudden move

No_Sudden_Move_posterIrritante.

Parte bene, solido, ben diretto, come un classico gangster-movie, sorretto da star come Benicio Del Toro. Poi boh, poi dobbiamo farcelo spiegare dai critici, o semplicemente da spettatori più intelligenti di noi, perché tra doppi, tripli e quadrupli giochi, la nostra voglia di continuare a seguire va a farsi benedire.

Una rapina non va come previsto. Perfetto, ci siamo. Qualcuno gioca sporco. Benissimo. Ma qui finisce il film alla nostra portata. E la restante parte dei 110 minuti totali di durata, diventa una sofferenza.

Ai critici, o agli spettatori svegli, piacerà sicuramente un sacco. A noi sembra semplicemente un peccato di presunzione di regista e sceneggiatore, convinti che il pubblico ogni tre minuti metta il tasto pausa per prendere appunti.

Nota a margine sui titolisti italiani. Qual è il criterio per cui alcuni titoli in inglese vengono tradotti (o reinterpretati) e altri no, tipo “No sudden move”, non certo di immediata comprensione?

No sudden move (2021) – di Steven Soderbergh

Film a caso in pillole: Mio fratello, mia sorella

mio-fratello-mia-sorella_jpg_400x0_crop_q85Un punto in più per il finale, poetico-metaforico ma non stucchevole. Ma col punto in più si arriva a 5, come voto, a voler essere magnanimi 5,5.

Quasi un’ora e cinquanta minuti di durata (ah, la sintesi, questa sconosciuta…) per una storia che scorre lentamente, troppo lentamente, anche perché non ha molte carte da giocare sul tavolo.

Il padre muore e, col testamento, costringe fratello e sorella, che si sono persi da anni, alla convivenza. E’ un drammone, la sorella ha un figlio con problemi psichici. Il tono se non altro è lieve, agli attori c’è poco da rimproverare e… E niente, siamo onesti: fosse un film straniero lo faremmo a brandelli.

Mio fratello, mia sorella (2021) – di Roberto Capucci

 

Film a caso in pillole: Demonic

demonic-film-Neill-Blomkamp-posterImpresentabile.

La madre è in coma, ma forse non è in coma, è posseduta, i medici, che forse non sono medici ma esorcisti, con una super mega nuova ultra tecnologia, permettono alla madre di mettersi in contatto psichico con la figlia. Forse. Una cosa così, insomma.

Le incertezze sono legate al fatto che, storditi dalla noia, non siamo riusciti a seguirlo con attenzione per tutta la sua immensa durata (100 minuti, e facciamola ‘sta legge per impedire a un film di durare più di una partita di calcio!).

E’ un horror della new age, dove si muore poco, male e tardi. Qui poi nemmeno ci si spaventa.

Bel filmettino, complimenti.

Demonic (2021) – di Neill Blomkamp

Film a caso in pillole: The unforgivable

c5X7eGzEx0eNkzewD6m1Dd5VgdEDrammone che parte lentamente, noiosamente e – alla buon’ora – dopo circa 80 minuti si fa interessante. Sandra Bullock esce di galera dopo aver scontato la pena per l’omicidio di un poliziotto; cerca di rimettersi in carreggiata e soprattutto di ritrovare la sorella più piccola. Ma la vita è dura, altrimenti questo non sarebbe un film drammatico.

C’è però un grosso problema: davvero Sandra Bullock recita con quel make up e quell’espressione caricaturale (un mix tra un monolite e una persona depressa) per tutto il film? Seriamente? Non è uno scherzo? E’ una cosa voluta? Fa sorridere, non dovrebbe.

The unforgivable (2021) – di Nora Fingscheidt

Film a caso in pillole: They talk

locandinaA livello recitativo siamo a metà strada, tra l’inaccettabile e lo scolastico (nel senso di recita scolastica); in pratica è il festival degli occhioni spalancati e delle espressioni artificialmente spaventate.

Emblematica in tal senso la scena della ferita al piede con un pezzettino di vetro, che genera un allarmismo degno di un codice rosso in fin di vita. Lei è ferita, lui entra al Pronto Soccorso con lo sguardo spiritato e l’ansia a palla, invocando l’intervento di un medico (e se si tagliava un dito? Chiamava l’esercito?). Tempo 30 secondi e lei è già suturata, pronta per tornare a casa. Magnifico.

Fatte queste premesse, chiaro non sia facile tenere in piedi un horror, che in effetti non sta in piedi, anche per diversi passaggi poco chiari. Pathos zero, morti pochi e tardivi.

Il protagonista sente le voci dei morti, ma non riesce a capire il significato dei messaggi.

Nemmeno noi, in tutta onestà, siamo a riusciti a capirlo, al pari di un finale che non sapremmo raccontare. Ma va bene così, facciamo che sia un problema nostro.

They talk (2021) – di Giorgio Bruno

Film a caso in pillole: Malignant

locandinaCielo, finalmente un horror con morti, sangue e schifezze annesse.

Peccato per la durata (superiore a una partita di calcio) e per un finale deludente, ma per il resto c’è poco da ridire: fotografia cupa e inquadrature da Serie A, attori credibili, storia che sembra incasinatissima e invece nel suo delirio si rivela semplice.

La protagonista avverte una connessione psichica con un killer, che sembra in qualche modo legato al suo passato.

Malignant (2021) – di James Wan