Film a caso in pillole: Cash out – I maghi del furto

CatturaImpresentabile.

Storiella, atmosfera e musichetta da telefilm serale pre tg, con uno svogliato John Travolta top star di un cast per il resto già dimenticato.

Ottimo anche il titolo italiano (I maghi del furto), che con l’originale (Cash out) c’entra niente.

Travolta e la sua banda progettano una super rapina in banca, l’agente FBI incaricata di fermarlo è una sua ex. In pratica, fra una trattativa e l’altra per il rilascio degli ostaggi, tubano.

Improponibile il piano “geniale” per uscire dalla banca.

Cash out – I maghi del furto (Cash out, 2023) – di Randall Emmett

Film a caso in pillole: Apocalypse now

CatturaEd eccoci alle prese con un monumento come “Apocalypse now”, con la speranza di poterlo massacrare per fare i bastian contrari.

Missione fallita, la nostra. Purtroppo è un bel film. Sì, d’accordo, è di una lunghezza assassina (147 minuti) e non sempre è all’altezza di episodi come quello con Robert Duvall (strepitoso), che nel bel mezzo di un’incursione armata vuole a tutti i costi dedicarsi al surf, ma cosa vuoi dirgli a un film con una fotografia spettacolare, che oltretutto inizia con l’evocativa “The end” dei Doors? Niente puoi dirgli. Ti siedi e lo guardi. Oltretutto il fatto che non abbia vinto l’Oscar lo rende simpatico e aiuta a digerire quel vago sapore di supercazzola che accompagna l’entrata in scena di Marlon Brando.

La storia è quella di una missione segreta, nel corso della guerra in Vietnam: uccidere un colonnello dell’esercito statunitense che ha dato di matto ed è diventato un capo tribù.

A dire il vero un paio di cosine da dire ci sono. La prima: sarà la testa rasata, sarà la mascella pronunciata, sarà la penombra che lo avvolge, ma Brando sembra il duce. La seconda: siamo sicuri sia stata azzeccata la scelta di affidare il ruolo di protagonista a Martin Sheen? Quando si trova a tu per tu con Duvall, Brando, ma anche Dennis Hopper e pure qualcuno meno noto…lui tende a scivolare sullo sfondo.

Apocalypse now (1979) – di Francis Ford Coppola

Film a caso in pillole: Dieci minuti

CatturaPesantuccio, specie nell’ultima parte (la prima invece scorre via abbastanza liscia).

Non un brutto film, ma è uno di quelli che non riguarderemmo mai. Il cinema d’autore, si sa, è (anche) sofferenza. In più, in quanto prodotto italico, ha quel problemino lì, comune a tanti: eh? Cosa hai detto? Puoi ripetere e scandire meglio le parole? Quando parla Margherita Buy nessun problema, quando parlano gli altri occorre un alto grado di concentrazione, nel tentativo di “afferrare” tutto.

Storia di una fragilità, con la protagonista reduce da un tentativo di suicidio. A dire il vero del tentativo di suicidio si saprà più avanti, visto che il film non è raccontato in stretto ordine cronologico, ma va bene, al cinema d’autore tutto è consentito e in questo caso specifico la “scoperta” dei dettagli è un valore aggiunto, non un difetto.

Un po’ così il personaggio principale, interpretato da Barbara Ronchi, una Buona Assoluta con lo sguardo tenerone, verso la quale appare complicato empatizzare. Almeno per i “cagnacci” come noi.

Dieci minuti (2023) – di Maria Sole Tognazzi

Film a caso in pillole: Studio 666

CatturaFondamentalmente ingiudicabile, perché il fatto che una rock band, i Foo Fighters, reciti nella parte di se stessa, in un film horror, è troppo condizionante. Anche per noi, che non abbiamo mai ascoltato una canzone dei Foo Fighters.

Il fatto è che ogni tanto, di fronte a una faccia strana o un’espressione forzata, scatta subito il pensiero di assoluzione: beh, ok, è un musicista.

Il film è comunque sufficientemente delirante (ma troppo lungo) per rientrare a pieno titolo nell’intrattenimento puro. I Foo Fighters si ritrovano in una villa infestata a registrare il nuovo album, lo spunto iniziale è questo.

Non  male la macelleria, il sangue non manca e le uccisioni sono creative (va detto che è un horror con venature da commedia), ma la cosa migliore è l’autoironia di fondo, con la band che si prende in giro, ad esempio per la mancanza di originalità di Dave Grohl in fase compositiva. Strepitosa la comparsata di Lionel Richie, che non gradisce una cover.

Studio 666 (2022) – di BJ McDonnell

Film a caso in pillole: The idea of you

CatturaL’idea è carina, ma 110 minuti sono tantissimi per un film romantico e, durata a parte, il risultato è così così.

Storia d’amore fra 20enne cantante di una pop band e una donna single col doppio degli anni, madre di una figlia una volta fan della pop band in questione. Il passaggio dal gran segreto alla rivista di gossip è un attimo.

Tra i due protagonisti leggermente meglio Anne Hathaway rispetto al rigido Nicholas Galitzine (chi?), ma anche lei, brava a trasmettere le sfumature, non pare essere centrata dall’inizio alla fine.

Chiaro però che una storia del genere parta col non indifferente vantaggio della curiosità: come andrà a finire la love story? Se un pregio si deve segnalare, è lo sviluppo non telefonato.

The idea of you (2024) – di Michael Showalter

Film a caso in pillole: Exhuma

CatturaLa durata da colossal – 2 ore e 10 minuti – non aiuta. Ma “Exhuma”, che pure ha bravi attori e ambientazione e atmosfera ottime, ha un problema più profondo, e il riferimento non è alle sepolture di cui si parla: è fortemente radicato nella cultura sudcoreana, immaginiamo. Così, col massimo rispetto del caso, risulta quantomeno pittoresco, ad occhi occidentali, tutto il campionario di riti, sciamani, geomanti (manco sapevamo esistessero)… e un demone infuocato svolazzante.

Lo spirito di un avo defunto tormenta una famiglia. Bisogna dissotterrare la bara e riposizionarla, se abbiamo capito bene. Fatto sta che sorgono problemi e la sepoltura rivela parecchi segreti.

Fino al demone svolazzante è tutto fruibile e ben fatto, è un thriller-horror decisamente elegante, dopo diventa più complicato e quando si arriva alla spiegazione finale… boh, capito pochino…

Exhuma (2024) – di Jae-hyun Jang

Film a caso in pillole: Love lies bleeding

CatturaUn misto panna che viaggia sulla linea, sottilissima, tra intrattenimento passabile e boiata. Un film drammatico con inserti supereroistici (alla incredibile Hulk) in cui trova posto di tutto un po’: storia d’amore lesbo, con tradimenti; omicidi; vecchi crimini; drammi famigliari; culturismo e doping.

Kristen Stewart è brava, Ed Harris non si discute, nemmeno con inguardabile capello lungo, ma quel che convince meno, oltre ai “guizzi” supereroistici (il film è volutamente eccessivo… ma solo quando pare a lui… de gustibus…), sono le casualità degli accadimenti. D’accordo che si tratta di una piccola cittadina, ma tutto a quelle due ragazze capita?

Love lies bleeding (2024) – di Rose Glass

Film a caso in pillole: Mob Land

CatturaBruttino forte.

Ma a dirla tutta, se non ci fossero John Travolta con stella da sceriffo e cappello da cowboy (super cool) e il quasi sempre apprezzabile Stephen Dorff nel ruolo del gran cattivo, scriveremmo: improponibile.

Due tizi rapinano la gente sbagliata; ma dopo mezz’ora, più o meno, quando lo spettatore è già pentito di essere davanti allo schermo. Non va molto meglio con quel che accade dopo, visti i comportamenti quantomeno bizzarri prima di uno dei due rapinatori, che poi è il vero protagonista (scusate se non scriviamo il nome, ma non sappiamo chi sia e non c’è motivo che ci spinga a informarci), quindi di Dorff e, gran finale, pure di Travolta. Diciamo che la sceneggiatura non è il pezzo forte del film…

Mob Land (2023) – di Nicholas Maggio

Film a caso in pillole: Black flies

CatturaUn po’ troppo lungo (2 ore e spiccioli) e un po’ troppo lento nell’ultima parte, comunque un buon film.

Storie professionali e personali di due paramedici, in prima linea nelle strade di New York.

Forse quel che manca per farlo salire di grado è qualcosa di scioccante e memorabile, anche se non mancano gli episodi ad alta tensione. Ma la coppia formata dal paramedico esperto Sean Penn con la sua faccia segnata e dal novellino Tye Sheridan, con la sua faccia rassicurante da serial killer, funziona. Non secondaria poi la curiosità di vedere all’opera Mike Tyson (promosso), seppur in poche scene, nel ruolo di capo della centrale operativa.

Insomma, più che di filmone trattasi di film ben confezionato.

Black flies (2023) – Jean-Stéphane Sauvaire

Film a caso in pillole: Enea

CatturaSolo a tratti piacevole. In alternativa: lampi di bel film nel contesto di una supercazzola (o di cinema autoriale, che per noi è la stessa cosa), certificata dall’ultimissima scena “poetica”.

Teoricamente un film che può contare su Sergio Castellitto, Pietro Castellitto (anche regista) e Benedetta Porcaroli si guarda da solo, tanto è vero che il resto del cast ne risulta offuscato, ma il fatto è che per dare uno scossone allo spettatore c’è bisogno di una scena alla Pulp Fiction (lo splendido episodio del malvivente-filosofo e dei due killer), che arriva dopo circa un’oretta. Fino a quel punto prevale lo smarrimento: ma di che stanno parlando? Cosa vogliono raccontarci? Ok, il protagonista è Enea, giovane della Roma bene che però delinque. Quindi?

Senza contare che, che come spesso accade coi film italiani, c’è quel problemino lì, che non sai mai se sia dovuto all’audio, alla dizione o, nel caso specifico, all’inflessione romanesca: eh? Cosa hai detto? Puoi ripetere più lentamente e scandire meglio le parole?

Accanto a bizzarrie varie (l’amico di Enea fissato con una canzone di Renato Zero, il cuoco che utilizza in modo “creativo” i pesci) trovano spazio dialoghi “culturali”, tipo questo.

Lui: – Io sono libero.

Lei: – Tu sei un handicappato.

Lui: – E’ la stessa cosa.

Emblematico il finale: prima gli anziani genitori che tubano, mentre alle loro spalle e a loro insaputa accade l’irreparabile (altro colpo alla Pulp Fiction), poi la scena di chiusura “alta”, in tutti i sensi.

Tentando uno straccio di riassunto: film ambizioso e supercazzolistico, divisivo ma non da buttare, riuscito nelle scene più materiali e noiosetto in quelle “spirituali”.

Enea (2023) – di Pietro Castellitto

Film a caso in pillole: La folle vita

CatturaMah.

La leggerezza (leggerezza, non superficialità) non è mai un difetto, ma nel caso di questo film la sensazione è di fotografia non troppo a fuoco.

La demenza progressiva della madre si riflette sulla vita del figlio e della sua compagna.

Sulla malattia l’obiettivo è a fuoco, la storia raccontata riesce anche a far sorridere senza sminuire; è sulle implicazioni famigliari che forse valeva la pena affondare di più la lama. Ma la durata sorprendentemente contenuta (meno di una partita di calcio) lascia intendere di una “toccata e fuga” voluta.

Non particolarmente bravini gli attori; pure questo aspetto incide nel giudizio “mah”.

La folle vita (Une vie demente, 2020) – di Raphaël Balboni, Ann Sirot

Film a caso in pillole: To Leslie

CatturaUn po’ troppo lungo, ma non si può certo dire che sia un brutto film, anzi.

Cadute e risalita di una madre alcolizzata allo sbando. La cosa migliore è che il film non è un sermone e nemmeno punta alla lacrima facile, insomma, gioca “pulito”, preso per mano da una protagonista brava e convincente (Andrea Riseborough, candidata all’Oscar ma ovviamente non premiata).

Il ripetuto e fastidioso riferimento a una vecchia vincita alla lotteria non l’abbiamo capito, ma è sicuramente allegoria di qualcosa che ci è sfuggito. Pace. Anche rimanendo in “superficie” il film si può tranquillamente guardare.

To Leslie (2022) – di Michael Morris

Film a caso in pillole: Piggy

CatturaImpresentabile. Ed è un vero peccato, perché non tutto è da buttare e l’idea portante è strepitosa: ragazzina obesa, presa di mira dalle coetanee per le forme abbondanti, si trova nelle condizioni di poterle salvare da un serial killer.

Il problema è che la vicenda ha passaggi talmente illogici e forzati da prendere un’involontaria piega surreale e grottesca: un serial killer che prima di agire si fa vedere da tutti in piscina (o è uno del posto improvvisamente impazzito? Boh, come al solito ci saremo distratti); un serial killer che agisce in pieno giorno, con un furgoncino bianco, in una piccola comunità, senza che nessuno lo noti; ragazzine che scompaiono e genitori solo vagamente e tardivamente preoccupati; una ragazzina che, pur sapendo del pericolo serial killer, va di notte da sola nel bosco a cercare un telefonino…

Il film poi tenta qualcosa di complicatissimo, ovvero avventurarsi nei meandri del rapporto fra ragazzina vessata e assassino, e tra i vari problemi c’è pure quello di un cast dimenticabilissimo (fa eccezione la protagonista, brava), a partire proprio dal serial killer

Bello e sensato il finale splatter, annacquato però da una vicenda che ha già perso per strada credibilità.

Piggy (Cerdita, 2022) – di Carlota Pereda

CatturaTranquillamente perdibile.

In un futuro prossimo ipertecnologico i figli si possono fare in due modi, o in maniera tradizionale o…in un guscio a forma di uovo, progettandoli. Una coppia assortita (lui tecnologica, lui naturista) opta per l’uovo; finiranno per rivedere almeno in parte le rispettive posizioni.

Partiamo dal finale, da zero a zero senza tiri in porta, che è l’unica cosa che potrebbe risollevare le sorti del film e invece lo affossa definitivamente.

Quel che convince meno, a parte le smorfie dell’attrice che interpreta la moglie, è la scelta di un tono a metà strada fra il serio e il faceto, che se da una parte risparmia allo spettatore i pipponi etico moraleggianti su tutto ciò che una vicenda del genere sottende, dall’altro fatica a lasciare traccia, complice il già citato deludente finale (tutto qui?).

Inarrivabili i titolisti italiani. Titolo originale: Generazione guscio. Titolo italiano: Figli dell’intelligenza artificiale. Ok, è più bello il titolo italiano, ma non è un concorso di bellezza.

Figli dell’intelligenza artificiale (The pod generation, 2023) – di Sophie Barthes

Film a caso in pillole: Aporia

CatturaImproponibile.

Con una specie di scaldabagno pieno di tubi e di fili, un inventore è in grado di uccidere, nel recente passato, una persona. Un’amica ne approfitta, con grande disinvoltura, per fare ammazzare l’ubriaco al volante che le ha “stirato” il marito, che così torna in vita.

Proseguiamo?

Modificare il passato però innescherà cambiamenti di vario genere che…

Proseguiamo? No.

Bruttini e scarsini gli attori, ai quali comunque non si può rimproverare più di tanto, vista la storia sgangherata (ad essere molto buoni) a disposizione, che non si ferma alla risurrezione del marito, ma anche all’eliminazione di un terrorista e pure di qualcun altro, del quale ci siamo però già dimenticati. Che tanto quando hai a disposizione uno scaldabagno magico puoi fare quello che vuoi e non devi nemmeno preoccuparti di essere logico, è tutto valido.

Aporia (2023) – di Jared Moshr

Film a caso in pillole: Niagara

CatturaSoporifero (e irritante).

Marilyn Monroe, sposata con un racchio (e già da questo particolare si capisce che si tratta di un film), progetta di farlo fuori con l’aiuto dell’amante. Qualcosa va storto, ma a quel punto lo spettatore si è già addormentato, come dimostra un successivo bel colpo di scena, che però non basta a risvegliarlo.

Ma l’irritazione nasce da due personaggi maschili: il marito della coppia amica e il suo capoufficio. Sempre sorridenti, sempre sovraeccitati e ipercontenti. Non si reggono. Ci fosse stato Bud Spencer li avrebbe stroncati con un “perché ridete?”.

Niagara (1953) – di Henry Hathaway

Film a caso in pillole: Civil war

CatturaSe la prende con calma, ma alla fine arriva a segno.

Un’ora così così, da “tutto qui?” e “ma prima o poi succederà qualcosa di tosto?”, poi l’episodio di un militare squilibrato (il sempre inquietante Jesse Plemons, magari il nome vi dirà poco, ma se fate una ricerca su internet la sua faccia la riconoscerete subito) e il film finalmente decolla, per arrivare a un finale per certi versi “entusiasmante”, perfettamente in linea col carattere dei personaggi che emerge poco per volta.

Negli Stati Uniti dilaniati da una guerra civile che si combatte per strada, quattro fotoreporter vanno a caccia del Presidente per mettere a segno uno scoop. Si parla di guerra, ma anche e soprattutto di etica e di animo umano.

Ottima la durata (100 minuti), bravissima una “sfatta” e disillusa Kirsten Dunst.

Civil war (2024) – di Alex Garland

Film a caso in pillole: The Jester

CatturaInguardabile.

A dire il vero una cosa guardabile c’è, la splendida maschera del clown mannaro, che non parla, si muove come un mimo e ha i poteri di Dio (può fare qualsiasi cosa ed è immortale); il problema è che non si capisce cosa voglia e da chi, e quando si intuisce che il tutto potrebbe essere legato a un trauma famigliare da una parte subentra una considerazione (tutto qui?), dall’altra sorge spontanea una domanda: perché allora se la prende anche con gente che nulla ha a che fare con quella famiglia?

Il sistema nervoso dello spettatore viene messo a dura prova: d’accordo che agli horror non è richiesta troppa logica, ma due cosettine vuoi spiegarmele? Due regoline vuoi metterle per farmi interessare almeno un po’ alla vicenda?

Va poi detto che la maschera del clown mannaro è di gran lunga la migliore attrice del cast, per rendere l’idea sulle performance attoriali.

Insomma, bel filmettino.

The Jester (2023) – di Colin Krawchuk

Film a caso in pillole: Immaculate

CatturaIn casi simili il passo fra “buona trovata” e “boiata” è sottile, sottilissimo.

Diciamo subito che Immaculate se la cava, sfruttando tono horror, suore (fanno sempre paura) e atmosfera cupa (location e fotografia). Certo, il film è molto più convincente e interessante nella prima parte, fino cioè alla rivelazione del mistero (in questo caso ci si avvicina parecchio alla boiata), che non nella seconda, che versa litri di sangue, ma la durata inebriante (80 minuti e tutti a casa) aiuta ad archiviare il tutto come piacevole intrattenimento.

Giovane suora illibata scopre di essere incinta. Miracolo. Forse.

Brava la protagonista, non il massimo invece il prete, che pure ha un ruolo determinante; curiosa e inattesa la presenza di diversi attori italiani (da Benedetta Porcaroli a Giorgio Colangeli, bravi) in una produzione horror statunitense.

Immaculate (2024) – di Michael Mohan

Film a caso in pillole: Maggie Moore(S) – Un omicidio di troppo

CatturaIl vantaggio dei film sconosciuti, con attori non universalmente riconoscibili, è che basta poco per farli sembrare belli. Il fatto che nessuno ne parli li rende simpatici, dispone bene lo spettatore.

Non fa eccezione questo “Maggie Moore(S)” (rifiutiamo il titolo italiano, anche se ha senso), che mescola un doppio caso di omicidio a commedia, alternando indagini ufficiali a problemi personali dei due agenti che indagano. Difficile non pensare ai Fratelli Coen, ma chissenefrega, il risultato è piacevole, i personaggi non banali (il killer sordomuto è una genialata) e il tempo dedicato alla visione non si rimpiange. E’ ispirato e ha qualcosa di leggero da raccontare. Basta e avanza.

Maggie Moore(S) – Un omicidio di troppo (Maggie Moore(S), 2023) – di John Slattery