Film a caso in pillole: Miss Bala – Sola contro tutti

CatturaImproponibile. E vi assicuriamo che ci stiamo andando leggeri.

Insensato film d’azione con una tipa che si trova in mezzo a una sparatoria, perde di vista l’amica e nel tentativo di trovarla finisce in mezzo a una guerra da chissenefrega tra malviventi e poliziotti, corrotti e non. Scompare dalla circolazione e nessuna la cerca, ti aspetti che venga uccisa, stuprata o arrestata, a seconda dell’interlocutore. Macché, malviventi e poliziotti fanno a gara a fare la cosa meno sensata, affidandole ruoli e compiti.

Ma se volete è un dettaglio, è tutto più semplice: il film, che oltretutto dura più di una partita di calcio e non si capisce perché, non ha nulla di interessante da mostrare.

Miss Bala – Sola contro tutti (Miss Bala, 2019) – di Catherine Hardwicke

Film a caso in pillole: Il grande giorno

locandinaDipende della aspettative.

Se cercate battute e sketch a raffica, e i soliti Aldo, Giovanni e Giacomo…lasciate perdere, deludente. Se invece riuscite ad “accontentarvi” di una commedia di buoni sentimenti…ok, il film si può tranquillamente guardare.

Si ride poco, ma ci si diverte abbastanza e la seconda parte, quella seria, è decisamente la migliore.

Un matrimonio da megalomani (tre giorni in una villa sul lago), è occasione di incontro/scontro fra tre famiglie; la scoperta casuale di un vecchio tradimento farà precipitare la situazione.

Tra i comprimari ottimo il prete di paese non convenzionale, affidato allo sconosciuto Francesco Brandi.

Il grande giorno (2022) – di Massimo Venier

Film a caso in pillole: Storia di mia moglie

locandinaAh, che splendido film sarebbe, se solo durasse un’ora/un’ora e mezza in meno…

Intendiamoci, bel film lo è lo stesso, il fatto che si svolga in epoca pre internet volendo legittima pure il ritmo blando, ma non crediamo le sue 2 ore 35 minuti di durata (lo riscriviamo: 2-ore-e-35-minuti) siano affrontabili in una volta sola. Noi ad esempio lo abbiamo visto a puntate, tipo film per la tv.

La storia sembra banale (tormentato rapporto marito-moglie che inizia con un matrimonio per “gioco”), ma non lo è affatto, la sceneggiatura ha qualcosa da dire e qualche “dietro le quinte” poco rassicurante da mostrare. Non siamo ai livelli di “Closer”, ma un po’ di sangue metaforico per fortuna scorre.

Parlando di attori: non eccezionale il marito, anzi, piuttosto scarsino e fatto a brandelli nel confronto diretto dalla moglie, molto ma molto più brava di lui, ma non è da escludere che la scelta sia voluta per giocare sulla contrapposizione tra un uomo tutto d’un pezzo e una donna fatale.

Storia di mia moglie (The story of my wife, 2020) – di Ildikó Enyedi

Film a caso in pillole: Nido di vipere

locandina

Sembra bello.

La storia c’è. È ben congegnata, sufficientemente incasinata da interessare, non sapremmo descriverla ma non ha alcuna importanza, il film ha ritmo e si lascia guardare, sono storie di malviventi che si intrecciano.

Il nostro problema, lasciando da parte il politicamente corretto, è che non amiamo ambientazioni e attori orientali (con le attrici va già meglio); al di là dei tratti somatici che non ci fanno impazzire, fatichiamo a distinguerli, con tutto ciò che ovviamente ne consegue in termini di comprensione delle vicende.

Beh, insomma, al netto di tutto ciò (non abbiamo capito proprio tutto tutto, confondendo probabilmente qualche attore), il film ha decisamente il suo perché, anche se la chiavetta di un armadietto ritrovata da una donna delle pulizie su un luogo del delitto (un bagno) è una boiata trasversale rispetto a sesso, razza, cinema e religione.

Una volta tanto massima solidarietà per i titolisti italiani, che si sono trovati a far fronte a un titolo originale enigmistico (Bestie che graffiano le cannucce) e l’hanno risolta reinventandolo completamente (Nido di vipere).

Nido di vipere (Beasts clawing at straws, 2020) – di Kim Yong-Hoon

Film a caso in pillole: Ticket to paradise

locandinapg1Mezzo voto in più (totale: 6,5) per l’assenza di volgarità e turpiloquio sistematico, una rarità in tema di commedie. Sgombriamo subito il campo: “Ticket to paradise” non è certo un film da tramandare ai posteri, ma la prima parte si guarda grazie a ritmo serrato e dialoghi all’altezza della situazione, la seconda, quella in cui la sceneggiatura non ha più nulla da dire, si guarda grazie al carisma di Julia Roberts e George Clooney, ex coniugi che al matrimonio della figlia riscoprono forse una nuova intesa. Non male il nuovo boy-friend della Roberts, cui spettano le parti più divertenti del film.

Ruffiano ma carino il finale.

Ticket to paradise (2022) – di Ol Parker

Film a caso in pillole: Old peole

OldFinale indecente per un horror che propone la variante vecchi al posto dei più tradizionali zombi. Potenzialmente è un horror al quadrato: già la vecchiaia fa paura, figurarsi i vecchi assassini, che se la prendono coi giovani e con chi li ha abbandonati.

Il film non è niente di che, ripetitivo nel suo modo di tentare di spaventare, si potrebbe anche archiviare con un “senza infamia e senza lode”, si potrebbe persino passare sopra il fatto che nella casa di riposo siano decisamente troppi (all’anima del sovraffollamento…), ma il finale non si può guardare e nemmeno ascoltare, perché dopo una trovata indecente, ci scappa pure il polpettone gastro-etico sulla vecchiaia, l’abbandono e chissà cos’altro. Per carità, se anche gli horror si mettono a filosofeggiare è la fine di tutto.

Old People (2022) – di Andy Fetscher

Film a caso in pillole: Matriarch

locandinaNon male, anche se questo horror è meglio quando horror ancora non è.

Spieghiamo: “Matriarch” nella prima parte è un thriller psicologico, che parla di una tossica manager in carriera e del suo pessimo rapporto con la madre. Si respirano stranezza e attesa di qualcosa che accadrà, l’atmosfera dark è ottima, figlia e madre sono brave e “giuste”; quindi bene, benissimo. La seconda parte, una volta svelato il mistero, è invece horror puro. E qui qualche perplessità spunta, non tanto per la raffigurazione del male (l’horror, si sa, è sempre a rischio boiata), quanto per un finale che andrebbe chiuso prima.

Peccato tutto sommato perdonabile, considerato che il film nel suo complesso dura meno di una partita di calcio.

Matriarch (2022) – di Ben Steiner

Film a caso in pillole: I giovani amanti

locandinapg1Un quasi giovane si innamora di un’abbastanza vecchia.

Il film è bruttino, non ha nessun asso nella manica da giocarsi, ma ovviamente visto l’argomento un minimo di curiosità per vedere come va a finire la suscita. Attori bravini ma ingessati, ritmo blando e indecisione di fondo: su cosa concentrarsi? Sulla reazione della moglie del quasi giovane e della figlia dell’abbastanza vecchia? Sulla malattia degenerativa dell’abbastanza vecchia? Sull’amore profondo del quasi giovane, che tra l’altro spiffera subito il tradimento, togliendoci il piacere del thriller?

Il film non sceglie su cosa concentrarsi (forse proprio perché non ha un asso nella manica da giocarsi) e senza una direzione precisa a fine visione lascia il retrogusto di occasione sprecata.

 I giovani amanti (Les jeunes amants, 2021) – di Carine Tardieu

Film a caso in pillole: Qui non si muore

locandinaSi potrà mai stroncare una commedia fatta con pochi mezzi, che parla di vecchietti che si danno da fare per risollevare le sorti del loro anziano paese?

Beh, sì, si può e si deve. Passi anzi no per la favolistica apertura di vedute dei vegliardi (nessuno ha da ridire sul fatto che il sindaco sia gay e giri col suo compagno…sì, vabbé, giusto al cinema), passi anzi no per il diritto alla felicità del quale il film si fa portavoce, passi anzi no per le riprese da filmato fatto in casa, ma recitare così male non si può, dai. Senza dimenticare le musichette intristenti e le scene di bisboccia dei vecchi, altrettanto intristenti.

Perciò: impresentabile. Eccezion fatta per il fuoriclasse Tony Sperandeo, troppo più bravo (passateci l’espressione sgrammaticata) del resto del cast.

Qui non si muore (2019) – di Roberto Gasparro

Film a caso in pillole: Sull’isola di Bergman

locandinapg1Uno di quei film che non possiamo definire brutti, ma che non riguarderemmo per alcuna ragione al mondo.

Due registi, compagni nella vita, cercano ispirazione sull’isola-feticcio del regista svedese Ingmar Bergman.

Al netto di tutti i riferimenti e i luoghi di culto di Bergman, che non riusciamo ad apprezzare/valutare non avendo mai visto una sua opera, resta un film elegante e ben diretto, più interessante nella seconda parte, quando la regista racconta la storia a cui sta lavorando.

Sull’isola di Bergman (Bergman island, 2021) – di Mia Hansen-Løve  

Film a caso in pillole: L’incredibile Burt Wonderstone

81BX3u8BDsL._SY445_Inguardabile.

Il vecchio (mago) e il nuovo (mago) che si sfidano, il canovaccio per una commedia è consolidato. Ma vai a capire perché sia il vecchio che il nuovo sono due esseri fondamentalmente spregevoli (il vecchio a dire il vero cambia carattere un po’ troppo spesso, a seconda delle circostanze) e i due maghi non sono altro che due macchiette irritanti. Il vecchio mago è Steve Carell (fa male vederlo gigioneggiare a questa maniera), il nuovo mago è Jim Carrey, accompagnato dal suo solito campionario di smorfie che incitano alla violenza.

Non è un caso che i momenti migliori del film siano quelli in cui recitano Alan Arkin e James Gandolfini, liberi di non essere macchiette ma semplicemente personaggi.

Certo che non dev’essere stato facile fare un brutto film con un cast del genere (aggiungete pure Steve Buscemi).

L’incredibile Burt Wonderstone (The incredible Burt Wonderstone, 2013) – di Don Scardino

Film a caso in pillole: Il ladro di cardellini

locandinaIn tutta onestà dovremmo stroncarlo, perché non solo racconta poco, ma si concede pure il lusso di un finale “poetico”. Se fosse un film statunitense, senza inflessione partenopea, lo faremmo a brandelli, probabilmente.

Invece non ce la sentiamo di stroncarlo, vuoi per l’atmosfera famigliare, vuoi per una regia solida, vuoi per la soddisfazione di vedere nel ruolo di protagonista un signor caratterista come Nando Paone. “Ladri di cardellini” è il matto del paese, al quale non puoi non volere bene.

Si intrecciano le storie di un traffico di cardellini e di un matrimonio combinato. Purtroppo il focus non è sul matrimonio combinato, che appare molto più interessante e divertente del traffico di cardellini.

Il ladro di cardellini (2020) – di Carlo Luglio

Film a caso in pillole: Generazione low cost

locandinaInspiegabilmente guardabile.

Dura più di una partita di calcio, succede poco, infastidisce con riprese troppo ravvicinate…eppure si guarda, vai a capire perché, forse perché la protagonista è brava e credibile, forse perché se parli di vuoto esistenziale è del tutto naturale far succedere poco (ma farlo bene).

Insomma, il racconto-non racconto (di una hostess e del suo vuoto) funziona.

Indecente il titolo italiano (“Generazione low cost”), che lascia pensare a una commediola (invece si tratta di un film serio) e che nulla ha a che vedere con il titolo originale, uno schiaffo che mette subito le cose in chiaro (“Frega un ca..o”).

Generazione low cost (Rien a foutre, 2021) – Un film di Julie Lecoustre, Emmanuel Marre

Film a caso in pillole: Cuori strappati

CuoriImpresentabile.

Che uno pensa: è un sedicente thriller, la trama assente non importa, i comportamenti bizzarri dei personaggi pure, chissenefrega di telefonini che appaiono e scompaiono a seconda delle esigenze di sceneggiatura e di gente che non se ne va quando dovrebbe, amen.

Almeno farà paura. No.

Almeno terrà lo spettatore in tensione. Macché.

Almeno ci saranno un sacco di morti e feriti. No.

Almeno ci saranno sofisticati meccanismi psicologici. Non scherziamo.

Quindi? Quindi impresentabile.

Due giovani cantanti si rivolgono al loro idolo per ottenere consigli. Ma il loro idolo è una fuori di testa.

Semplicemente ridicole le canzoni doppiate in italiano. Ma questo è un “virtuosismo” del doppiaggio italiano, unica colpa da non ascrivere a staff e cast del film.

Messaggio finale per i titolisti italiani: guardate che “Torn hearts”, il titolo originale, è il nome del gruppo delle due giovani cantanti. Non può essere tradotto. E’ come se uno dicesse di essere fan degli “Scarafaggi” anziché dei “Beatles”. Almeno prima di rovinare i titoli guardateli i film, grazie.

Cuori strappati (Torn hearts, 2022) – di Brea Grant

Film a caso in pillole: Addio signor Haffman

HaffForse più bella la storia che il film, ma non importa. Ciò che conta è che si rimane lì, senza doversi sforzare, per vedere come va a finire.

Siamo nella Francia occupata dai nazisti. Prima di mettersi in salvo e raggiungere la famiglia, un orefice ebreo cede attività e casa all’aiutante di bottega non ebreo, col patto di rientrarne in possesso al termine della guerra. Ma l’orefice ebreo non riesce a fuggire e si ritrova a vivere da clandestino a carico dell’aiutante non ebreo. Che manterrà fede ai patti o farà la spia?

Succede pure altro, ma per incuriosire va già bene così, inutile svelare tutti i passaggi della trama.

Addio signor Haffman (Adieu monsieur Haffmann, 2021) – di Fred Cavayé

Film a caso in pillole: Morte in Normandia

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Improponibile.

Non parte neanche male (un detective e una scrittrice indagano su un omicidio), ma ben presto recitazioni, musichette e atmosfera da telefilm prendono il sopravvento, facendo perdere la voglia di seguire gli sviluppi della vicenda, nonostante la durata inferiore a quella di una partita di calcio.

Va comunque detto che gli sviluppi della vicenda, al netto delle carenze tecniche, non sono nulla di che.

Morte in Normandia (Meurtres à Granville, 2020) – di Christophe Douchand

Film a caso in pillole: Paradise – Una nuova vita

locandinaSe non altro dura 77 minuti.

Testimonia contro un killer e dalla Sicilia lo trasferiscono in Friuli, nel programma protezione testimoni; il killer si pente e diventa collaboratore di giustizia. E per errore lo spediscono nello stesso paesino sperduto del testimone.

Un po’ commedia e un po’ no, poco interessante/avvincente in entrambi i casi.

Migliori attori del cast i panorami, splendidi.

Paradise – Una nuova vita ( 2019) – di Davide Del Degan

Film a caso in pillole: Black Adam

black-adam_NPwpn7HD’accordo, senza fare tanto i difficili: per due ore di scollegamento cerebrale e disimpegno totale un film così va benissimo, ma visto uno visti tutti: buoni contro cattivi, gente che svolazza a destra e sinistra, e distrugge città. Colpa nostra, a dirla tutta, che ci eravamo ripromessi di non guardare mai più un film di supereroi.

“Black Adam” una minima variazione sul tema la tenta, il protagonista (The Rock) non è esattamente un buono, ma la sostanza è quella già citata. Nei supereroi di contorno da segnalare una ragazza che non si capisce bene che poteri abbia (forse i capelli lunghi e ricci?) e l’anziano Pierce “007” Brosnan che gira con panciotto ed elmo magico (impresentabile).

Black Adam (2022) – di Jaume Collet-Serra

Film a caso in pillole: Hope

locandinapg1Bel film con un finale bellissimo.

Il terreno è scivoloso, scivolosissimo. Anche volendo si potrebbe mai parlare male di un film che parla di una madre (piena di figli) che scopre di avere un tumore probabilmente letale? Di fatto si tratta di un horror che non può lasciare indifferenti; la giocata, da un punto di vista prettamente cinematografico, è facile.

Quindi in un caso del genere a fare la differenza è il regista: gioca pulito o cerca la lacrima facile?

Gioca pulito, pulitissimo. Anziché sulla progressione fisica della malattia decide di rivolgere lo sguardo sugli aspetti psicologici della vicenda, tra figli e marito da “gestire”, e medici che ogni tanto andrebbero presi a pugni, per quello che dicono e per come lo dicono.

Da vedere. Fermo restando che per lo spettatore si tratta di un’esperienza intensa, spossante: due ore di ansia per chi ci è passato e due ore di fifa per chi spera di non passarci mai.

Hope (Håp, 2019) – di Maria Sødahl

Film a caso in pillole: Sposa in rosso

locandinaSpiace sempre un po’ “massacrare” un film italiano, ma in questo caso non possiamo proprio esimerci: impresentabile.

Senza ritmo, privo di spunti divertenti, troppo lungo (quasi due ore, scherziamo?), con due protagonisti che non si capisce se fuori ruolo o fuori forma, penalizzati dalla sceneggiatura o da loro stessi.

E dire che lo spunto per una commedia c’è tutto: due sconosciuti, scambiati per compagni, decidono di proseguire con la recita e di organizzare un finto matrimonio per incassare i soldi dei regali, viste le difficoltà in cui versano entrambi.

Ma il fatto che lo spunto sia ottimo rappresenta un’aggravante. Davvero non era possibile fare meglio di così?

Ah, per la cronaca il problema è ancora una volta solo nostro. Dando un’occhiata al web, volano i volti alti, non solo per il film ma anche per Eduardo Noriega e Sarah Felberbaum, i due protagonisti. Ottimo, riguardatevelo pure per apprezzarlo ancora di più. Noi intanto guardiamo un altro film.

Sposa in rosso (2022) – Un film di Gianni Costantino