Film a caso in pillole: L’esorcista III

CatturaStavolta non a caso, come indica il titolo di questa rubrica, ma per un motivo ben preciso, una curiosità morbosa: pare che l’Esorcista 3 abbia goduto di una certa popolarità tra i serial killer statunitensi, in particolare Jeffrey Dahmer, Il Cannibale di Milwaukee.

Ecco perché l’abbiamo scelto.

Il film ha il suo perché, è fatto benino, ma non ha nulla di più o di diverso rispetto a tanti altri film di genere. Un serial killer uccide imitando le gesta di un serial killer morto anni prima; facendo parte della saga de L’Esorcista e dovendo per forza esserci una possessione, è chiaro fin da subito dove andrà a parare, ma la vicenda si lascia seguire ugualmente.

L’atmosfera cupa è ottima, qualche scena mistica sfiora il kitsch ma non stona, gli omicidi sono di buona fattura, anche se i dettagli truculenti non abbondano, l’anziano protagonista (George Scott) è magnetico, lui e quelle sue espressioni strambe. E in effetti, non essendo riusciti a cogliere i collegamenti con gli altri Esorcista, che ci sono apparsi pretestuosi, ci siamo concentrati su di lui.

L’esorcista III (The exorcist III, 1990) – di William Peter Blatty

Film a caso in pillole: Il giuramento di Pamfir

CatturaA tratti sostenibile.

Disperso tra 99 minuti di film qualcosa di interessante c’è, il problema è l’eccessiva calma con cui se la prende il regista (leggi passaggi non necessari della vicenda) e uno sviluppo finale non del tutto comprensibile, o forse chiarissimo ma reso non del tutto comprensibile dalla nostra soglia d’attenzione, non troppo incentivata.

Per quel che abbiamo capito è la storia di un ex contrabbandiere, costretto a delinquere di nuovo per rimediare a un danno del figlio.

Gli attori sono bruttini, ma il film ha una sua credibilità artistica. La parte centrale, quella più accessibile, è sicuramente la migliore.

Naturlamente i titolisti italiani hanno dovuto mettere il loro marchio, trasformando il titolo originale, Pamfir, ne “Il giuramento di Pamfir”.

Il giuramento di Pamfir (Pamfir, 2022) – di Dmytro Sukholytkyy-Sobchuk

Film a caso in pillole: Caverna

CatturaImpresentabile.

La buona notizia è che dura un’ora (ma è un’ora lunghissima), la cattiva notizia è che non sappiamo dirvi di cosa parla. Ci sono un ciclope (all’inizio e alla fine), che verosimilmente simboleggia altro, una compagnia teatrale che fa cose e due amici che parlano con una birra in mano, ma non si capisce bene se siano italiani oppure no (eh? Cosa hai detto? Puoi ripetere più lentamente e scandire bene le parole?).

Non escludiamo, navigando in internet, salti fuori che esistano pure trama e spiegazione, che si tratti di un capolavoro e tutto il resto. Ma adesso scusate: dopo aver visto nel giro di 24 ore “La divina cometa” (https://alexbartoli.myblog.it/2024/02/03/film-a-caso-in-pillole-la-divina-cometa/) e “Caverna”, corriamo a farci ricoverare.

Caverna (2023) – di Daniel Contaldo, Hannah Swayze

Film a caso in pillole: La divina cometa

CatturaInaffrontabile (e pure inespugnabile).

Una supercazzola di gran classe, elegante, ma pur sempre una supercazzola. Un po’ nascita di Gesù, un po’ Divina Commedia, forse un viaggio (mentale, dello spettatore, di sicuro), portatore di chiacchiere e monologhi, pure in inglese, poi non sapremmo dire cos’altro, visto che non ci abbiamo capito nulla e nemmeno ci è venuta la voglia di capire.

Ma come al solito non badate a noi, facendo un minimo di ricerca su internet abbiamo appreso trattarsi di un filmone artistico.

Bene così.

La gran classe, alla supercazzola, è data dal fascino di immagini evocative (il film di fatto è una serie di “cartoline”) e soprattutto dalle tante apparizioni di volti celebri, da Sergio Rubini a Toni Servillo, passando per Nino D’Angelo, Francesco De Gregori e Alessandro Haber, che col suo sguardo stralunato e una recitazione “nevrotica” (è un complimento, sincero) riesce a destare per qualche minuto l’attenzione anche di chi, come noi, non sa di preciso cosa sta guardando.

La divina cometa (2022) – di Mimmo Paladino

Film a caso in pillole: La casa del padre

CatturaImproponibile.
Un’ora e quaranta minuti di film che paiono perlomeno il triplo, con l’aggravante di un buono spunto sprecato malamente: la bimba scopre di non essere nel Mulino Bianco, ma in una famiglia nata dal rapimento della madre. Siamo solo nei primi 10-15 minuti però, e il film  per noi termina qui, perché ciò che (non) accade in seguito è da disinteresse totale.

Dopo diversi anni il padre evade per riprendersi la figlia, che era stata indottrinata alla caccia (il Mulino Bianco era nel bosco) e saprà fronteggiare a dovere il genitore.

Vai a capire perché un film d’azione (sì, ok, c’è pure qualche filosofeggiata sulla famiglia) e non un thriller psicologico, impostato magari su un rapporto ambivalente della figlia col padre, durante l’infanzia ritenuto genitore legittimo, oppure su un raffinato gioco mentale del padre per “riscrivere” il rapimento.

Imbarazzanti sia il titolo originale che quello italiano. Titolo originale: La figlia del re della palude (di più brutto non c’era niente?). Titolo italiano: La casa del padre.

La casa del padre (The marsh king’s daughter, 2023) – di Neil Burger

Film a caso in pillole: Heels 2 – Serie tv – 8 puntate

CatturaImpresentabile.

8 puntate da 50 minuti l’una sul wrestling… con pochissimo wrestling lottato. Perché “Heels”, purtroppo, è sì la storia di una piccola compagnia di atleti, ma anche e soprattutto dei due fratelli che ne hanno ereditato la guida dal padre, morto suicida. Insomma, più dramma che sport-spettacolo, più chiacchiere che azione. E dire che in questa seconda serie l’opportunità di concentrarsi sull’azione ci sarebbe, vista che la piccola compagnia si trova a dover convivere forzatamente con una compagnia più grande, ma la parte “ludica” rimane sullo sfondo di vicende e giochi di potere da totale chissenefrega.

In pratica “Heels 2” è per NON appassionati di wrestling, come dimostra il fatto che compare una sola grande star del wrestling nella realtà (CM Punk), tra l’altro in un ruolo secondario e che va a scomparire. Se il target fossero stati gli appassionati, sarebbe stato logico attendersi un’infinità di celebri comparsate.

Troppo tardi l’ultima puntata (anzi, l’ultima parte dell’ultima puntata) di wrestling lottato, con tanto di pathos nel finale del match. Troppo, troppo tardi.

Fatto sta che la seconda serie di Heels almeno una buona cosa la fa: trasformare la prima serie in un capolavoro.

Heels 2 – Serie tv – 8 puntate (2023) – di Pete Segal, Michael Lehmann, Jessica Lowrey

Film a caso in pillole: Mio padre è un sicario

CatturaTutto già visto e stravisto.

La figlia e la nipotina finiscono in pericolo e lui, ex agente segreto ora in pensione, si inalbera e inizia ad ammazzare cattivi in grande “allegria”, visto che si tratta d’azione in salsa commedia. Il risultato è un film che non ha nulla (di nuovo e di interessante) da raccontare.

Si salvano giusto Nicolas Cage (con barba bianca e capello lungo da fricchettone) e Ron Perlman (cattivo che esce dagli stereotipi), che spiccano sul resto del cast come De Niro e Al Pacino dei tempi d’oro, giusto per rendere un’idea generale sul prodotto.

Da galera i titolisti italiani. Titolo originale: Il piano della pensione. Titolo italiano: Mio padre è un sicario.

Mio padre è un sicario (The retirement plan, 2023) – di Tim Brown

Film a caso in pillole: Il nemico

CatturaInaffrontabile (lentezza, buio, silenzi, tre soli attori) fino al colpo di scena, per il quale però bisogna attendere circa un’ora e venti di film. Se ci arrivate svegli, al colpo di scena, senza intuirlo prima, è probabile a quel punto vi sembri bello non solo il colpo di scena, ma addirittura tutto il film. Non è così.

L’ambientazione cupa il suo fascino ce l’ha, ma la prima parte potrebbe tranquillamente essere condensata e velocizzata, avrebbe solo da guadagnarne; tra l’altro il film  se la prende con calma ma ogni tanto “salta” ugualmente, rendendo non chiarissimo ad esempio l’episodio dell’incendio e dell’infortunio al braccio.

La storia: la Terra è al collasso, il marito viene selezionato per testare la vita in un’installazione spaziale (non abbiamo capito bene, fa lo stesso) e rimanere parecchio tempo lontano da casa; a sostituirlo ci penserà un clone. E qui si aprono scenari interessanti, sviluppati solo in parte, con la gelosia del partente sia per il clone che per l’agente governativo che gira per casa attorno alla moglie. Ma non fate caso a ciò che stiamo scrivendo, perché il focus del regista è sicuramente su altro.

Brutto forte il titolo.

Il nemico (Foe, 2023) – di Garth Davis

Film a caso in pillole: La seconda chance

CatturaFacciamo basta?

E il bimbo che si trasforma magicamente in adulto. E l’adulto che si trasforma magicamente in bimbo. E il bimbo e l’adulto che magicamente si ritrovano l’uno nel corpo dell’altro. E la coppia che non vuole figli e una mattina si sveglia con la casa magicamente piena di figli. E tutte le varianti che ora stiamo dimenticando. Adesso i genitori che esprimono un desiderio e magicamente fanno ridiventare i loro figli (18enni) bambini. Anche basta.

La mancanza di originalità, ennesima variazione sul tema del cult “Da grande” con Renato Pozzetto, è comunque un falso problema: “La seconda chance” è impresentabile, a prescindere dal soggetto. Vuoi per i gli insegnamenti moraleggianti-rassicuranti (e alla fine ci vogliamo tutti benissimo evviva evviva evviva la famiglia come è bello volersi bene evviva evviva evviva), vuoi per una durata eccessiva (siamo oltre l’ora e mezzo, se vi pare poco per una commedia sentimentale piatta…), vuoi per una situazione incredibile anche per un film di fantasia (due 18enni tornano a essere bambini per diversi giorni…e basta dire che i 18enni sono ammalati per non farli cercare dagli amici? In epoca social? Seriamente?), vuoi per Max Giusti, che sorride continuamente con quel ghigno che non sai mai se è da padre di famiglia o da serial killer.

La seconda chance (2023) – di Umberto Riccioni Carteni

Film a caso in pillole: The brits are coming – La truffa è servita


CatturaInguardabile.

Film senza capo né coda, che riesce a “sprecare” Uma Thurman (poco a suo agio) e uno straordinario Tim Roth (ma il doppiatore italiano non è da meno), che recita per tutto il tempo stonato e strafatto.

I problemi sono due: trama inconsistente e un registro-cocktail malriuscito, composto da commedia-ma-non-troppo, grottesco, demenziale e chissà cos’altro.

Coppia di malviventi, per rendere soldi a un’altra malvivente, progetta di rubare un anello costoso all’ex di Roth. Se non abbiamo capito male.

Non è facile da spiegare, ma l’aria che si respira è di piena (auto)consapevolezza di film non riuscito, balbettante come questa mini recensione.

Capolavoro assoluto il titolo italiano. Titolo originale: La truffa è in atto. Titolo “italiano”: Gli inglesi stanno arrivando (in inglese) più La truffa è servita (in italiano).

The brits sre coming – La truffa è servita


(The con is on, 2018) – di James Oakley

Film a caso in pillole: L’età giusta

CatturaBruttino, tendente al soporifero.

Quattro più o meno arzille vecchie, tra le quali Gigliola Cinquetti, scappano dalla casa riposo per una gita, e con l’inganno ingaggiano come autista il nipote di una delle quattro. Volete forse che il nipote non risolva i suoi problemi di lavoro e d’amore, e che le vecchie non si regalino una botta di vita, il tutto grazie alla situazione che si viene a creare?

Qualche scena abbastanza divertente c’è, ad esempio l’arringa pro marijuana della vecchia in commissariato, ma il cast è quel che è (per il ruolo del nipote sarebbe servito un nome “forte”) e in più l’atmosfera è da telefilm.

Trattasi di commedia dolceamara che qua e là vorrebbe strappare una lacrimuccia, con scarsissimi risultati. Il film dura poco ma troppo, sono 95 minuti che paiono molti di più.

L’età giusta (2023) – di Alessio Di Cosimo

Film a caso in pillole: Joika – A un passo dal sogno

CatturaBello. Probabilmente anche molto bello, se vi piace la danza classica e riuscite ad apprezzare appieno le esibizioni.

La tensione non manca, la storia è quella della prima ballerina statunitense accettata all’accademia russa del Bolshoi; disposta a tutto, riuscirà a completare la scalata e a diventare prima ballerina?

Il film è statunitense e si vede, non manca qualche esagerazione alla Rocky IV, nel contesto comunque di una vicenda che si lascia seguire con interesse.

Brava ma non eccezionale la protagonista, bruttino forte il suo collega-fidanzato (non c’era niente di meglio?), nulla da ridire sull’insegnante spietata Diane Kruger.

Joika – A un passo dal sogno (Joika, 2023) – di James Napier

Film a caso in pillole: La società della neve

CatturaMa non esiste già ‘sto film? Non è “Alive-Sopravvisuti” del 1993? Vabbé, sarà un remake o una rivisitazione.

Il film è troppo lungo e ha diversi problemini, nel complesso di un prodotto tutto sommato affrontabile, non fosse per una durata (2 ore e 10 minuti) in grado di fiaccare la resistenza anche dello spettatore meglio disposto.

La vicenda (vera) è quella di un disastro aereo sulle Ande, col gruppo di sopravvissuti alla disperata ricerca di aiuto (i soccorsi non riescono a individuarli).

Veniamo ai problemini: come si nutrono quando le scorte finiscono, che in teoria dovrebbe essere un momento d’impatto, ce l’ha già detto “Alive”, ma in ogni caso non serve grande immaginazione; gli attori sono bravini ma nessuno riesce davvero a lasciare il segno (facciamo che sia una scelta voluta per lasciare in primo piano la vicenda); dopo la tormenta non si capisce come facciano a ripristinare la fusoliera-rifugio; in generale due ore e passa in un ambiente piccolo e chiuso, eccezion fatta per i tentativi di spedizione, sono pesantissime, complici discorsi inevitabilmente “tosti” e filosofeggiate, che trovano spazio anche nel finale, con la voce fuori campo.

Bruttino forte il titolo.

Ancora una volta comunque non badate a noi, il film ha ricevuto premi e candidature varie, quindi è un capolavoro da non perdere assolutamente. Buona visione.

La società della neve (La sociedad de la nieve, 2023) – di J. A. Bayona

Film a caso in pillole: Versilia experience

CatturaNo, dai, va bene tutto, passi per il film a basso costo (tra l’altro tecnicamente dignitosissimo) e la mancanza di mezzi e star, ma non puoi presentare personaggi che recitano la battuta, con la dizione “ingessata” tipica di chi non riesce a essere naturale.

Impresentabile.

C’è del buono: l’atmosfera da poliziesco quasi internazionale (quasi), la durata (un’ora e venti), la fotografia, l’utilizzo della telecamera… Già sulle facce ci sarebbe qualcosa da ridire, ma le battute “appoggiate” a quel modo no, dai. Viste le scene d’azione (convincenti), tanto valeva prendere in considerazione l’ipotesi di realizzare un film muto.

La trama ve la racconteremmo anche, ma non siamo sicuri di aver afferrato tutti i passaggi (sarà un caso ma poco prima della fine fanno un lungo riepilogo, con la scusa di un verbale da redigere): comunque sia c’è di mezzo una valigetta persa da malviventi e trovata da altri malviventi. Che tra l’altro quando si danno appuntamento per la consegna, lo fanno indicando luogo e giorno, ma non orario. Ci vediamo là, domani.

Versilia experience (2023) – di Diego Bonuccelli

Film a casi in pillole: The terror room

CatturaSeriamente? L’hanno fatto davvero? Un sedicente film thriller su una donna chiusa in uno sgabuzzino? Sì, l’hanno fatto veramente.

Inguardabile.

Impresentabile.

Improponibile.

Una tizia viene chiusa dal marito strafatto in uno sgabuzzino, porta “rinforzata” da tre assi di legno ridicole; la tizia pur avendo a disposizione un cacciavite e un mattone, più altri oggetti pesanti e contundenti, non riesce a uscire (lo farà in maniera molto più complicata che non abbattere a calci una porta di legno che tutto pare tranne che massiccio) e qui scatta il drammone, perché la figlia piccola e il figlio neonato rimangono da soli in casa. Anzi no, a un certo punto arriva un presunto pedofilo che però ha la bella idea di infilare la mano sotto la porta dello sgabuzzino, così la tizia può inchiodarlo lì.

Possiamo fermarci qui, vero?

Insopportabile la figlia piccola, che chiede continuamente da bere e da mangiare, e in più vedendo la porta sbarrata chiede alla madre perché non esce; è solo piccola o c’è qualche altro problemino?

Inarrivabili i titolisti italiani. Titolo originale: Shut in. Titolo “italiano”: The terror room.

The terror room (Shut In, 2022) – di D.J. Caruso

Film a caso in pillole: Orwell 1984

CatturaIl film è complessivamente accettabile, ma sembra  procedere a scatti, che potrebbero corrispondere a tagli in fase di montaggio, per non esagerare con la durata (siamo nei pressi delle due ore). Alcuni dialoghi, alcuni comportamenti, diverse situazioni non spiegate o risolte sbrigativamente…boh.

John Hurt è bravo, l’atmosfera cupa ben riuscita, la vicenda interessante. Ma la sensazione diffusa è di qualcosa non andato del tutto per il verso giusto (vedi anche un finale insipido).

Trattasi della trasposizione del romanzo di fantascienza di George Orwell: in un mondo dominato da una dittatura del pensiero unico, un uomo e una donna escono clandestinamente dagli schemi, mettendo a repentaglio la loro incolumità.

Molto meglio la seconda parte, quella della rieducazione, che non la prima, quella di una quotidianità che, a meno di aver letto il libro, si fatica a comprendere in tutte le sfumature.

Orwell 1984 (Nineteen eighty-four, 1984) – di Michael Radford

Film a caso in pillole: Fair play

CatturaUna rarità: un (bel) thriller psicologico, addirittura con una sceneggiatura degna di tal nome.

Lui e lei convivono ma la loro relazione è clandestina, perché contraria alle regole della società finanziaria per cui entrambi lavorano; la promozione che sembra destinata a lui…finisce a lei. E inizia il gioco al massacro all’interno della coppia.

Tre nei: la scena iniziale, una cafonata non necessaria; la cena di fidanzamento…tagliata (però vabbé, chissenefrega); il protagonista maschile Alden Ehrenreich chi?, che fatica a reggere il confronto con la protagonista femminile Phoebe Dynevor chi?, molto più brava, e pure col capo Eddie Marsan (nome sconosciuto ma faccia nota). Per il resto poco da ridire, è un film che ha della sostanza, è furbino (il sesso non manca) e gioca su dinamiche psicologiche molto interessanti, credibili anche nel ribaltamento degli stereotipi di genere uomo-donna.

Fair play (2023) – di Chloe Domont

Film a caso in pillole: La fame e la sete

CatturaCosì così.

Antonio Albanese a briglia sciolta in una commedia in cui interpreta tre fratelli riuniti dal funerale del padre: l’imprenditore meridionale che finge di essere settentrionale, il sedicente e cafone fotografo artistico, il maestrino timido e silenzioso.

La storia è pretesto per gli sketch, che però non abbondano, detto che anche senza gag o battute memorabili l’imprenditore e il sedicente artista sono in grado di far sorridere (non è in discussione la bravura di Albanese).

Manca pure qualche “spalla” di spessore, eccezion fatta per la mamma (Lucia Guzzardi), strepitosa in una prima parte di film che è nettamente la migliore.

La fame e la sete (1999) – di Antonio Albanese

Film a caso in pillole: Hill of Vision – L’incredibile storia di Mario Capecchi

CatturaNon lunghissimo (un’ora e 36 minuti) ma pesantuccio. Più che altro “ingessato”. Insomma, bruttino.

Storia vera dell’infanzia di Mario Capecchi, futuro premio Nobel – nella nostra somma e colpevole ignoranza mai sentito nominare -, sballottato a destra e sinistra tra genitori, parenti e orfanotrofio ai tempi della seconda guerra mondiale, dall’Italia agli Stati Uniti.

Il cast è quel che è (si salva Francesco Montanari, che però ha poche scene), l’atmosfera è da telefilm, è un film “rigido”, che scorre con poca naturalezza, forse proprio a causa delle recitazioni, che paiono recitazioni appunto. Poi ci sono pure scene e situazioni che lasciano quantomeno perplessi, tipo il furto di un portafoglio davanti a decine di persone che stanno guardando proprio in quella direzione, l’arrivo negli Stati Uniti dove non ci sono problemi di comprensione della lingua (parlano tutti italiano?) o l’assenza ingiustificata di buone maniere elementari da parte di un ragazzino che ha comunque avuto famiglia ed educazione in orfanotrofio.

Pare tuttavia il film sia bello e, in virtù del fatto che si tratti di una storia vera, occorra dirne bene, dando un’occhiata su internet. Quindi prego, accomodatevi pure e non badate a noi.

Hill of Vision – L’incredibile storia di Mario Capecchi (2022) – di Roberto Faenza

Film a caso in pillole: The old way

Cattura1Improponibile.

Pronti via e Nicholas Cage – con baffoni inguardabili (vedi foto qui sotto) – dimostra più o meno l’età che ha nella vita reale, ovvero 60 anni; dopo la prima scena l’azione si sposta vent’anni più avanti. Ma Cage, che di anni a quel punto dovrebbe averne un’ottantina, ne dimostra meno di 60. Capirete che con questa premessa prestare attenzione risulta complicato…

Detto ciò: classico western con storia di vendetta, condito da passaggi della vicenda discutibili (nella prima scena chi spara a chi e perché? Perché quando si mettono sulle tracce dei cattivi bruciano la propria casa?), un Cage a tratti sconcertante, una giovanissima attrice che interpreta la figlia non molto meglio di lui, una deludente resa dei conti finale e una serie di riflessioni etico-filosofiche sulla vita e sulla paura di amare irritanti.

The old way (2022) – di Brett Donowho

Cage